Il Pd parli dei temi concreti che interessano alla gente | di Giorgio De Martin

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Il segretario cittadino del Pd Giorgio De Martin. www.bsnews.it
Il segretario cittadino del Pd Giorgio De Martin. www.bsnews.it

In questo mio spazio intervengo quasi sempre per riflessioni di carattere locale, ma stavolta vorrei affrontare temi più generali.

In passato, soprattutto nelle fila della sinistra, la maggior parte delle discussioni politiche di base erano sui grandi temi nazionali e internazionali e in molti casi addirittura sui massimi sistemi. Un difetto che col tempo abbiamo superato.

Ma ora troppe volte accade il contrario, troppe volte si parla con il dovuto approfondimento dei temi locali, qualche volta si toccano le problematiche nazionali, ma le tematiche internazionali raramente vengono trattate. 

E’ giusto fare politica, essere volontari della politica, per dare una mano alla soluzione dei problemi più vicini a noi, quindi là dove il nostro contributo può essere importante ed in qualche caso pure risolutivo, ma non dobbiamo scordarci che viviamo in un mondo dove gli ultimi sono ancora la maggioranza, dove la morte per fame, le guerre, l’analfabetismo, la mancanza di medicinali sono tutt’ora un dramma immane.

Ho come la sensazione che abbiamo delegato questi temi all’associazionismo o ad i summit dei grandi, come se la politica di base non avesse il dovere di affrontarli, di proporre soluzioni e pure quello d’intervenire con idee e progetti.

Nelle nostre riunioni, nei nostri dibattiti pubblici, nel congresso che il Partito Democratico si appresta ad affrontare, dovremo discutere del nuovo segretario, delle proposte per uscire dalla crisi economica del nostro mondo (quello che anche quando le cose vanno male è comunque messo molto meglio degli altri mondi), delle alleanze politiche, di tante altre importanti questioni, ma dovremo parlare anche dei grandi temi che affliggono miliardi (miliardi!) di uomini e donne.

Dovremo porre all’attenzione dell’opinione pubblica questi temi facendo leva non solo sugli aspetti ovvi e rilevanti della solidarietà e del senso di giustizia, ma pure sul vantaggio che il mondo intero (compreso il nostro) avrà da una condivisone dell’economia più equa.

Ad esempio il P.D., nelle varie comunità dove è presente, potrebbe diventare il promotore di campagne di discussione coinvolgendo cittadini e forze politiche in un confronto pubblico sulla necessità di reperire risorse per realizzare interventi precisi e concreti (dalla realizzazione di un pozzo alla costruzione di un ambulatorio medico o all’invio di preservativi nelle nazioni con un’alta incidenza di malati di AIDS).

Al termine di questa discussione vi potrebbe essere una proposta condivisa (o largamente maggioritaria) che a quel punto è patrimonio dell’intera collettività, quindi sostenibile come delibera dell’amministrazione locale.

A quel punto l’amministrazione, per acquisire le risorse necessarie all’intervento, potrebbe impegnarsi per la riduzione degli sprechi (purtroppo ce ne sono in quasi tutte le amministrazioni) e contemporaneamente deliberare che una percentuale di tale recupero venga destinata a quell’intervento mirato deciso collettivamente.

Sarebbe un modo bello e partecipato con cui la politica potrebbe interessarsi di grandi problemi decidendo, dopo aver discusso, l’ordine delle risorse e degli interventi.

Tutto ciò permetterebbe un risparmio per la collettività, un coinvolgimento diretto dei cittadini e sarebbero alte le garanzie che il progetto venga realmente realizzato.

Segretario cittadino del Partito Democratico

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1 COMMENT

  1. Giorgio, purtroppo la discussione sui massimi sistemi e il non essere in grado di affrontare temi piccoli (apparentemente),dove noi potremmo incidere c’è ancora e molto diffusamente non solo nella politica partitica.Sul tema che sollevi e che non posso che condividere, mi accontenterei che i partiti che si dicono vicini ai cittadini e ai loro problemi, dimostrassero veramente di esserlo e quando ad esempio si sta chiudendo una fabbrica/ qualsiasi realtà lavorative, non vedere solo qualche sindacalista (oramai pochi pure loro!);-)

  2. La conferenza di Lele Fiano di ieri 7 settembre,assistito a latere da Giorgio e Martin,con il suo vago sapore autonomistico e federalista per un PD strutturato con radici ben salde sul territorio ,mi trova sostanzialmente concorde nella sostanza e nell’idea programmatica. La Lega Nord,che oggigiorno spadroneggia in alto ed in basso,a Nord come a Sud,purtroppo, ha riproposto ,masticando opportunamente pappa per i suo popolo,generoso e brutale nelle urla e nelle grida,tali da spaventare anche le coscienze più salde, vecchie idee che il cosiddetto arco democratico,di sinistra e centro sinistra, ha avuto remora atavica a rendere concrete. Il federalismo ,signori miei, è diventato patrimonio leghista perchè solo la Lega Nord ne ha visto lo sviluppo,vincente,sul piano politico, post-novecentesco. D’altronde nel secolo passato (1900-1999) è’ stato,sempre, dato secondo me “ruolo a latere”, intellettualistico e non praticabile sul piano politico, all’attività di Gaetano Salvemini ed Antonio Gramsci, meridionalisti e federalisti appassionati del primo novecento. Le loro tesi federaliste non furono mai assorbite né dalla Sinistra riformista di stampo turatiano né da quella massimalista sfociata poi nel Fascismo mussoliniano e nel Comunismo ad esso complementare ed opposto. Più efficace e concreta fu l’idea federale nel popolarismo di Don Luigi Sturzo. Dato che l’ipotesi federalista proveniente dall’area storica socialista va sostanzialmente inquadrata all’interno del problema novecentesco del “Che fare?” leninista, è evidente che rappresentasse solo strumento politico per aiutare coscienza ad opporsi dialetticamente ad uno Stato Italiano nato padre e padrone e …carceriere. E’ utile,d’altronde, ricordare l’azione, più pragmatica ,in quel contesto,del Partito Popolare Italiano che tramite Don Luigi Sturzo, testa dura e sopraffina, non faceva altro che ripetere a se stesso prima che agli altri : <<Io sono unitario ma federalista impenitente. Lasciate a tutti i territori possibilità di amministrarsi da soli; disegnarsi,magari, il singolo indirizzo finanziario;distribuire gli specifici tributi,assumere le specifiche responsabilità; trovare l’iniziativa dei rimedi agli specifici mali. Nessuno ha bisogno di tutele interessate; ed uniti nell’affetto fraterno e nell’unità di nazione, non nella uniformità dell’amministrazione, seguiremmo ognuno la nostra via economica, amministrativa e morale nella esplicazione della nostra vita>>.Ora io dico che non è mai esistito neanche un pezzetto di arco costituzionale federalista. Salvemini nel 1948 era già su sponde liberali molto stravaganti per un socialista e Gramsci morto, sotterrato , dimenticato, e sottovalutato; e la loro vecchia area si trovava impegnata,in modo spasmodico, sul fronte popolare tesa alla conquista del potere centrale . Ed allora il controfronte degasperiano fu costretto a mediare su tutto ed il contrario del tutto,trascurando semplici ma efficaci,come la pratica austromarxista delle società nordiche ha dimostrato. L’intesa che permise la realizzazione della costituzione nel 1948, più volte definita «compromesso costituzionale» consiste in una commistione di concezioni politiche diverse, risultato di reciproche concessioni. Se le idee federaliste di Sturzo, Salvemini e Gramsci fossero state idee di tutta la sinistra democratica credo proprio che ci saremmo risparmiati questo vento leghista che continua a soffiare sulla nostra democrazia traballante e deficitaria; berlusconizzata a mò di prefascismo strisciante. LELE FIANO e GIORGIO DE MARTIN sono nel giusto quando parlano di PD legato al nostro territorio ma mi chiedo: si riuscirà a recuperare il tempo perduto?

  3. Voglio provare a fare sintesi di unn problema di forte impatto globale che locale.
    A Monaco di Baviera hanno deciso di chiudere con l’energia nucleare e il carbone e investire tutto nelle energie rinnovabili e pulite, utilizzando la loro Azienda energetica municipale.
    A Brescia, coinvolgendo cittadini e piccoli azionisti, anche di Milano e Bergamo vista la condivisione con A2A, si potrebbe proporre con forza la luingimirante scelta di Monaco di Baviera: una scelta per il futuro della città e della regione lombardia visto che la dirigenza di A2A e della cugina EDISON vogliono entrare nel business nucleare.

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