Torna in auge l’idea del bosco anti Pcb. Per gli agronomi il progetto è fattibile

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Il progetto risale al 2006 e oggi è tornato in auge all’interno dell’acceso dibattito sulle soluzioni per l’emergenza Pcb-Caffaro.  Si tratta del progetto di agroforestazione per le terre malate, al tempo ipotizzato dall’amministrazione Corsini che fu inviato al ministero dell’Ambiente e alla Regione, ma che poi non ebbe un’attuazione. Gli esperti dell’Ordine dei dottori agronomi e forestali della provincia sembrano concordi e dalla sede dell’Associazione Comuni bresciani il bosco urbano da piantumare lungo il Mella, da via Milano sino alla ferrovia, per assorbire i veleni depositati in anni e anni di attività della Caffaro sembra una soluzione. L’unico neo sono le tempistiche: "È un progetto fattibile, anche se è un intervento di bonifica che avrebbe tempi più lunghi rispetto a quello tradizionale" spiegano gli agronomi Fiorenzo Pandini e Fausto Nasi, aggiungendo che però un progetto di questo tipo è delicato e prevede studi approfonditi, quindi  "a metterlo nero su bianco non siano architetti o ingegneri, ma un’equipe di dottori agrari e forestali". Una bonifica di questo tipo prevede l’utilizzo di micro organismi che hanno la capacità di aggredire certi inquinanti, mentre la piantumazione di alberi è in grado di assorbire o immobilizzare gli inquinanti. 

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  1. Il bosco per assorbire diossina può essere una buona idea ;speriamo che lo facciano magari prendendo i soldi da qualche consulenza annullata.
    Bisogna però non dimenticare che in città hanno operato per 50 anni le ferriere in pieno centro residenziale e che mai sono stati fatti carotaggi che ci dicano quanta diossina é sparsa nei terreni circostanti. Nessuna protazione in quei decenni è mai stata messa in opera . Si facciano le dovute indagini e si estendano i boschi attorno alla ALFA ACCIAI ed alla ORI MATRIN.

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