Il metano della Bassa bresciana: paure e opportunità

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Nella bassa bresciana il metano c’è:  la Exploenergy, piccola società di San Donato Milanese ha deciso di trivellare quei giacimenti individuati dall’Agip a metà degli anni Cinquanta ma non sfruttati dall’ente di Stato perché considerati marginali. La zona interessata comprende 35 diversi comuni, di cui 31 bresciani: dalla città a Lograto (che dà il nome al progetto), da Mairano ad Orzinuovi, da Bagnolo Mella a Pompiano, da Roccafranca a Chiari. La domanda a febbraio ha incassato, scrive il Corsera,  il parere favorevole del Cirm (commissione idrocarburi e risorse minerarie) e adesso attende una Valutazione di impatto ambientale da parte della regione Lombardia. Nella Bassa però si temono effetti sulla sismicità dei luoghi e la paura che si cerchi anche lo shale gas, ottenuto col fracking. Ma «non ci sarà nessuna ricerca di shale gas» ha assicurato l’ingegner Liliana Panei, dirigente del ministero Sviluppo Economico. Come scrive il Corriere della Sera la Bassa bresciana ha «donato» al Paese quasi due miliardi di metri cubi di metano, l’equivalente del consumo medio annuale di un milione di case da cento metri quadrati (oggi il consumo del Paese è di circa 80 miliardi di metri cubi l’anno). 

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