Riva Acciaio: ora è il custode giudiziario a dover dire se possiamo riprendere il lavoro

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Riva Acciaio, in conformità a quanto discusso ieri presso il Ministero dello Sviluppo Economico, è pronta ad avviare un dialogo con il custode giudiziario per verificare se sussistano le condizioni per una ripresa delle attività produttive nei propri stabilimenti.

Peraltro, proprio oggi il custode giudiziario, in risposta alla comunicazione di Riva Acciaio dello scorso 11 settembre, ha informato l’azienda di non aver ricevuto alcuna formale comunicazione in ordine all’esecuzione del provvedimento di sequestro disposto dal Gip di Taranto e che, pertanto, potrà prendere contatti con Riva Acciaio solo una volta che la Polizia Giudiziaria all’occorrenza delegata lo metterà formalmente in possesso di quanto sequestrato. Riva Acciaio pertanto ha prontamente informato il Ministero dello Sviluppo Economico della circostanza.

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1 COMMENT

  1. C.V-D. Come volevasi dimostrare!!!In Italia vengono prese decisioni tragiche (dal punto di vista occupazionale) sulla pelle dei lavoratori. La Magistratura fa il suo lavoro bloccando i c/c del gruppo Riva e ,con un palleggiamento delle responsabilità NULLA più si muove. Ora, chiunque sa che se c’è il sequestro o blocco che dir si voglia , nessuno , se non il custode giudiziario può utilizzare i conti.Pertanto, dopo quasi una settimana siamo al punto di partenza. I lavoratori a casa , le fabbriche chiuse e tutti continuano con i soliti blablabla….Fino a quando continueremo a fsrci male???Oramai siamo allo sfascio, non c’è lavoro e le poche aziende che continuano a produrre vengono messe nella situazione di mollare tutto…..

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