Imprenditori vittime di usurai: arrestati due calabresi residenti nel bresciano

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Prestavano denaro a imprenditori bresciani in difficoltà con interessi mensili pari al 50 per cento della somma richiesta. Per questo sono finiti in custodia cautelare in carcere due imprenditori di origine calabrese, I. Giuseppe (classe 1966 e residente sul Lago di Garda) e L. Antonio (classe 1968 residente nella zona Ovest di Brescia). A procedere all’arresto, il 5 febbraio, la Sezione Criminalità Organizzata della Squadra Mobile e il personale del Centro Operativa DIA di Milano.

L’indagine, coordinata dal pubblico ministero Alberto Rossi della Direzione Distrettuale Antimafia di Brescia,  nasce dalla denuncia della moglie di un imprenditore che ha rivelato agli agenti come il marito fosse vittima di un episodio di usura. Secondo il racconto della donna, il marito, socio in uno studio di progettazione sul Garda, trovatosi in difficoltà economiche e non riuscendo ad ottenere il finanziamento dagli Istituti di credito, si era rivolto ad un imprenditore calabrese, anche lui della zona,  conosciuto per motivi di lavoro, e gli aveva chiesto  diverse somme di denaro, pattuendo in cambio la corresponsione di interessi mensili pari al  50 per cento della somma chiesta. In particolare a fronte del prestito di 50.000,00  euro l’imprenditore bresciano, nel giro di pochi mesi, ovvero da luglio a novembre, ne aveva dovuti restituire più del doppio – circa  107.000,00 euro –  senza però riuscire ad estinguere il debito. 

Sentito dalla procura lo stesso imprenditore bresciano ha spiegato nel dettaglio il meccanismo del "finanziamento": in pratica, di fronte al prestito di denaro era costretto a rilasciare un assegno bancario a garanzia del capitale erogato, più un secondo assegno a garanzia degli interessi, di importo pari al cinquanta per cento del prestito ottenuto. Alla scadenza, ossia dopo 30 giorni, qualora non fosse riuscito a restituire il prestito, l’accordo prevedeva il pagamento degli interessi, e quindi il rilascio di un nuovo assegno per i nuovi interessi, mentre il primo assegno rimaneva sempre nelle mani dell’usuario il quale poteva porlo all’incasso in qualunque momento.

L’indagine ha consentito di individuare anche altri imprenditori, due dei quali con attività economiche in provincia di Vicenza, ai quali erano stati concessi prestiti con le medesime modalità. Inoltre ha permesso di risalire a altri soggetti calabresi che partecipavano alle attività di intimidazione nei confronti degli imprenditori usurati. 

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  1. L. Antonio arrestato nel 2010 per lo stesso reato, come mai non era in galera? La solita storia della giustizia Italiana ormai incommentabile!

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