Altre latitudini, da Ken Damy la mostra di Fausto Capitanio e Giancarlo Zaninelli

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Il viaggio, il luogo lontano, l’ambiente esotico sono stati, fin dalle origini, un genere e dei soggetti molto frequentati dalla fotografia.
Un terreno fertile dal quale la fotografia ha sempre attinto per raggiungere i livelli che oggi conosciamo. Oggi, dopo quasi duecento anni, e soprattutto dopo che miliardi di scatti hanno inquadrato ogni latitudine e longitudine, considerata la nostra facilità di accesso alle immagini, e i milioni di telecamere che scandagliano impassibili ogni angolo del pianeta, ha ancora senso parlare di fotografia di viaggio?

Crediamo che possa avere un senso, a patto che il viaggio diventi momento di apertura verso l’altro.
Occasione di confronto con chi ci sta di fronte, probabilmente non troppo diverso da noi anche per le conseguenze della globalizzazione, ma comunque a noi esterno, con il quale è possibile intessere una relazione che ci renda capaci di mettere in gioco il nostro carico di sentimenti e di idee.
Questo genere di fotografia può continuare ad  avere un senso se disponendo nell’ ambiente nuovo il nostro corredo fotografico, e ci riferiamo con questo non tanto alla strumentazione, ma al nostro bagaglio culturale e concettuale, riusciamo a farlo con l’intento di avviare una seria riflessione sia di contenuto che di valori formali in merito al mezzo fotografico e sulla fotografia.
Per sottolineare questo aspetto, la mostra propone, uno accanto all’altro, non solo due paesi molto lontani tra loro, ma anche due modi diversi di affrontare la fotografia: il piccolo formato, che immerso nell’azione e nel compiersi degli avvenimenti cerca di coglierne un istante significante, e il medio formato che favorisce un approccio più meditato e lento al soggetto.

Apertura all’altro e riflessione. Partendo da questi presupposti il viaggio non è solo una lieta occasione o una necessità individuale dell’autore, ma diventa esso stesso mezzo espressivo, capace di richiamare l’attenzione sul valore della diversità, minacciata dall’omologazione e dall’appiattimento, e a volte, aprendo finestre inattese è in grado di restituirci, quasi intatto, il senso di meraviglia della fotografia delle origini.

Ken Damy Fine Art
corsetto Sant’Agata 22, Loggia delle mercanzie, piano terra – Brescia

La mostra resterà aperta dal giovedì al sabato dalle 15,30 alle 19,30 fino al 29 marzo 2013
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