Coppie di Fatto, il gruppo “Al lavoro con Brescia”: sconcerto per la pronuncia di inammissibilità

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Il gruppo consiliare “Al lavoro con Brescia” – componente, sin dalla sua costituzione, del Coordinamento Nuove Famiglie Uguali Diritti – ribadisce il proprio sconcerto per la pronuncia di inammissibilità del Comitato di Valutazione, in relazione alla proposta di delibera di iniziativa popolare per il riconoscimento e la garanzia delle famiglie anagrafiche fondate su vincoli affettivi, ricordando che iniziative simili sono già state intraprese e sono sfociate nell’adozione di atti da parte di oltre 165 Comuni italiani.

DI SEGUITO IL COMUNICATO INTEGRALE

"La bocciatura di un’iniziativa promossa da un Coordinamento plurale – che raccoglie ben 25 associazioni e gruppi di varia natura – rappresenta un segnale negativo, di separatezza tra governo della città e cittadini e cittadine, in netto contrasto con la fase attuale in cui l’Amministrazione Comunale sta avviando un percorso di rivitalizzazione della partecipazione democratica, mediante l’istituzione dei Consigli di Quartiere.

Per questa ragione crediamo che la strada, sbarrata da un Comitato tecnico che ha evidentemente travalicato i limiti delle proprie competenze – attribuendosi persino il curioso ruolo di sezione distaccata della Corte costituzionale – debba essere al più presto riaperta dalla politica. Si tratta di un intendimento che anche altri gruppi consiliari di maggioranza hanno mostrato di condividere, comprendendo come il silenzio, di fronte a una richiesta proveniente da un’ampia e articolata parte della società civile, non possa essere la risposta e come un tema che tocca da vicino moltissime coppie – eterosessuali e omosessuali – non possa essere accantonato solo perché considerato potenzialmente divisivo.

Alla luce di ciò riteniamo che, nei prossimi giorni, si debba avviare una discussione – in seno alla stessa maggioranza, ma guardando anche a gruppi di minoranza, come il Movimento 5 Stelle, che con noi hanno condiviso l’adesione al Coordinamento – circa la possibilità di ricorrere ad altri strumenti tecnicamente previsti dai regolamenti (dalla petizione popolare, alla delibera di iniziativa consiliare) affinché al Consiglio comunale – quale organo di indirizzo e di controllo politico-amministrativo – siano restituite le prerogative di cui è titolare e sia consentito di pronunciarsi rispetto a un tema – quello dei diritti civili – divenuto ormai ineludibile.

Se, infatti, sul punto, nonostante l’arretratezza che il nostro Paese sconta nelle classifiche europee, il legislatore statale latita o si dimostra del tutto silente, il Comune, nei limiti delle proprie competenze – in qualità di ente di prossimità – non può non dare segnali. Spetta, infatti, anche all’Amministrazione Comunale l’attuazione compiuta del principio costituzionale di eguaglianza e del riconoscimento dei diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali in cui si esplica la sua personalità, tra cui – come la giurisprudenza della Corte costituzionale e della Corte di Cassazione ci insegna – rientrano le nuove tipologie di “famiglie”."

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