L’antropologo Franceso Remotti a Brescia per “I pomeriggi in San Barnaba”: martedì 1 aprile

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La rassegna “Culture e Religioni nel mondo globale” per I Pomeriggi in San Barnaba prosegue con il settimo appuntamento in programma martedì 1 aprile, alle 18. Ospite dell’ incontro sarà il professor Francesco Remotti, ordinario di Antropologia Culturale all’Università degli Studi di Torino, che presenterà la lezione dal titolo: “Nel mondo globalizzato, che fine hanno fatto le religioni senza nome?”.

Nel mondo delle religioni ci sono gerarchie condivise, non solo da parte degli appartenenti a una determinata religione, ma anche da parte di coloro che, in qualità di studiosi dei fenomeni religiosi, dovrebbero adottare uno sguardo più neutro. Religioni universali e religioni locali, religioni del libro e religioni orali, religioni rivelate e religioni non-rivelate sono esempi che hanno un’indubbia connotazione gerarchica, in termini di importanza storica e/o strutturale.

A queste si possono aggiungere le religioni “denominate” e religioni “senza nome”, cioè religioni che non hanno avvertito l’esigenza di auto-designarsi con un nome e quindi di rivendicare una propria peculiarità, autenticità, identità. Si tratta delle innumerevoli religioni da villaggio, che una vecchia antropologia riuniva per lo più sotto la voce “animismo” o sotto la voce di religioni “tribali” o ancora religioni di “interesse etnologico”. Sono religioni, oltretutto, votate alla scomparsa di fronte all’avanzata molto spesso aggressiva – anche nei villaggi più sperduti – delle religioni “globali”.

Visto che i processi di globalizzazione sembrano non arrestarsi e divenire più invadenti e pervasivi che mai, viene da chiedersi se valga ancora la pena occuparsi delle religioni senza nome.

Remotti è rimasto affezionato all’idea che l’antropologia sia una “scienza dei rimasugli” (Clyde Kluckhohn), ovvero che l’antropologia prediliga “rovistare nelle pattumiere della storia” (Claude Lévi-Strauss) o aggirarsi nelle “periferie dell’umanità” (Marshall Sahlins), e quindi ritiene che non solo valga la pena occuparsi delle religioni senza nome, ma anche che questo sia uno specifico dovere degli antropologi, almeno per due ordini di motivi. Il primo consiste nel porre in luce l’aggressività degli imperialismi religiosi, che soprattutto negli ultimi secoli hanno letteralmente sconvolto il mondo delle società umane. Il secondo riguarda invece i temi, i suggerimenti e persino gli insegnamenti che possono provenire dal mondo “inattuale” delle religioni senza nome: temi e insegnamenti che potrebbero tornare utili persino alle religioni ben denominate e che dominano nel mondo contemporaneo, sempre che – al di là della retorica del dialogo inter-religioso – si vogliano davvero perseguire condizioni non solo di tolleranza e di coesistenza, ma anche di vera e propria convivenza. Quali possano essere questi temi “inattuali” (e importanti proprio perché inattuali) è il quesito al quale il relatore cercherà di dare una risposta nel suo intervento. L’incontro si terrà martedì 1 aprile, presso l’Auditorium San Barnaba, alle 18.

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  1. Diciamo che l’abstract pubblicato su questo sito è del tutto esaustivo dei concetti che esprimerà l’illustre professore. Ciò consentirà a molte persone di risparmiarsi dolorosi torcicollo dovuti alla cattiva postura del dormire sulle poltroncine del SanBarnaba

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