Trasporti, Legambiente denuncia: con aumento tariffe crollato traffico passeggeri

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Stazione dei treni di Brescia
Stazione dei treni di Brescia

A quasi due mesi dall’entrata in vigore delle nuove tariffe dell’abbonamento integrato obbligatorio e dall’avvio degli  interscambi ai capolinea del Metrobus (S.Faustino), Legambiente denuncia risultati sono negativi su tutti i fronti.

Secondo le valutazioni dei volontari di Legambiente, che hanno effettuato la raccolta di firme a bordo dei bus e nelle stazioni di partenza, la domanda di trasporto extraurbana si è ridotta del 6/7%. L’ utenza è ricorsa all’utilizzo del mezzo privato per evitare una secca perdita di benessere (aumento dei tempi di percorrenza), il trasbordo “forzoso” con il Metrobus e l’aumento delle tariffe. Su circa 50mila passeggeri medi al giorno, hanno cambiato abitudini dai 3 ai 3,5 mila. “Un risultato fallimentare – dice nella nota l’Associazione – meno passeggeri, meno introiti, più disagi e più automobili in circolazione fuori dal ring e in provincia”. Che aggiunge: “Il recupero di risorse per evitare la riorganizzazione andava chiesto alle aziende del territorio: Brescia trasporti, Apam, Saia e Sia. Per evitare i tagli si sarebbero dovuti ridurre  i costi di gestione delle aziende, in particolare  Brescia Trasporti e Apam, che hanno una ridondanza di costi indiretti e di produzione. I provvedimenti, più che sopperire  ai mancati trasferimenti della regione e del Governo, coprono anni di inefficiente gestione dei trasporti pubblici. Provincia e Comune di Brescia sono colpevoli per avere prorogato le concessioni dal 2011 con proroghe di 6 mesi fino ad oggi. Proroghe che sono in contrasto con la normativa anticorruzione nazionale e con quella europea. Le concessioni  oramai durano dal 2005 e  hanno consentito un divario di produttività e di efficienza con analoghe aziende di altre regioni italiane, dove si sono fatte le gare per l’affidamento dei servizi”.”I sacrifici sono stati chiesti ai pendolari invece di migliorare la struttura dell’offerta e la performance di produttività delle aziende” – continua la nota – Dopo l’aumento del 3% delle tariffe,  il taglio ai servizi extraurbani era evitabile. Si è voluto fare di più con l’aumento surrettizio anche di quelli urbani, usando l’escamotage dell’accorpamento (integrazione) del biglietto urbano ed extraurbano, con la conseguenza di aumenti insostenibili (dal 13 al 25%), in particolare per i redditi più bassi. Con tale riforma si è voluto coprire  l’esplosione  dei  costi di esercizio del metrobus e dei trasporti del comune di brescia che è schizzata a 66 milioni l’anno contro i 26 milioni del 2009″

“Va fermata la dinamica dei continui aumenti di gestione che ora ricadono anche sugli incolpevoli cittadini della provincia. – concludono – Un ripensamento è d’obbligo, va fermata la riforma visto che è sperimentale. Dove trovare i soldi per evitare i tagli? dismettere la quota del 2% del Catullo si smetterebbe anche di ripianare i deficit dello scalo da quando è nato”.

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