Da Brescia due imprenditori portano nel mondo il marchio Commodore, ma sul telefonino

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Semplice operazione-nostalgia? No, un business mondiale vero e proprio, messo in piedi nell’entroterra del lago di Garda. Si chiamano Massimo Canigiani e Carlo Scattolini i due giovani imprenditori che, in una villa tra Desenzano e Solferino, hanno lanciato l’assalto al mercato mondiale degli smartphone utilizzando un marchio tra i più conosciuti per chi ha vissuto gli albori dell’informatica casalinga, Commodore. I due imprenditori tempo fa si sono "appropriati" del nome della celebre azienda, fallita da tempo, e l’hanno registrato in ben 38 paesi, quelli nei quali vorrebbero vendere il loro telefonino, che oltre al nome punta molto sulle caratteristiche tecniche decisamente importanti, sul rapporto qualità-prezzo e sulla "nostalgia" dei tanti che vorrebbero tornare a giocare con i giochi originali Commodore e Amiga, che potranno funzionare sullo smartphone.  

Le caratteristiche tecniche: schermo HD da 5,5 pollici, CPU MediaTek octa core a 1.7GHz, 2 o 3GB di RAM, 16 o 32GB di memoria interna, comparto fotografico composto da un sensore posteriore Sony da 13MP ed uno frontale da 8MP, batteria da 3000mAh, Android Lollipop e supporto Dual SIM.

Due le versioni disponibili: quella versione base con 2GB di RAM e 16GB di memoria interna a 289€, e quella premium con 3GB di RAM e 32GB di memoria a 349€. Entrambi i modelli sono disponibili nelle colorazioni bianco e nero. Questo il sito dal quale poterlo acquistare (spese di spedizione fissate a 19 euro.

I due spiegano così cosa sta dentro il loro prodotto: "Non è vero, come ci accusano, di aver preso un cellulare cinese e averci messo il nostro marchio. Se così fosse, saremmo già fuori con il prodotto da qualche mese. E’ vero, non lo neghiamo, ci siamo appoggiati a tecnologie esistenti cinesi, ma per un semplice motivo pratico: in Europa non esiste più questo tipo di industria. Ma tutta la componentistica l’abbiamo ingegnerizzata in Italia, adattandola alle nostre esigenze. Così come il design. Avremmo voluto qualcosa di ancora più estremo, innovativo. Ma il cellulare deve essere in primo luogo utilizzabile, così abbiamo deciso di optare per delle forme più ergonomiche, senza rinunciare al tocco tutto italiano. Possiamo assicurarlo: dentro il Commodore Pet c’è tutta la passione e la voglia di fare di una nazione che non ha più voglia di guardare agli altri e sentirsi inferiore. Vogliamo dimostrare che anche l’Italia può fare grandi cose".
(red.)

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