Laboratorio clandestino cinese, ma i dipendenti sono quasi tutti bresciani

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In apparenza era un “comune” laboratorio clandestino gestito da cinesi. In realtà c’era una sorpresa: i lavoratori impiegati erano (quasi) tutti italiani. E’ questa la singolare sorpresa che hanno fatto le forze dell’ordine in un capannone abusivo di Artogne, in piena Valcamonica. Quando i carabinieri di Breno e l’ispettorato del lavoro hanno controllato l’immobile, gestito da un 52enne cinese, hanno trovato diverse postazioni allestite con macchine da cucire professionali. I “dipendenti” senza documenti erano dieci, di cui sette del posto e tre cinesi (uno clandestino). La donna ha ricevuto multe per 35mila euro. L’attività è ovviamente stata sospesa.

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  1. 35000 per 10 lavoratori in nero fanno 3500 a lavoratore, in pratica 3 mesi circa tra contributi e tasse evasi, invece, da chissà quanto tempo: agli imprenditori evadere conviene. Inoltre, per pagare, anche poco, i lavoratori in nero bisogna disporre di contanti: si è indagato su chi ha acquistato i prodotti di questa azienda pagandoli in nero e rivendendoli allo stesso modo? I lavoratori sfruttati come saranno risarciti?

  2. Ti dirò di più: questa brava imprenditrice, mica pagherà la multa. Alla prima occasione prenderà armi e bagagli e si trasferirà altrove a proseguire la sua lucrosa attività, in barba alle morbide leggi italiane.

  3. I lavoratori sfruttati? Vuoi dirmi che un camuno non sa che non si deve lavorare in nero? O vuoi che venga risarcito anche l’artigiano “sfruttato” che lavora in nero senza fare la fattura???

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