Sana Cheema: per la sua morte tre uomini indagati in Pakistan

La tomba della ragazza è adesso presidiata dai militari nell'attesa del via alla riesumazione della salma, operazione necessaria a fare chiarezza sulla vicenda

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Sana Cheema, fonte Instagram
Sana Cheema, fonte Instagram

Mentre la comunità pachistana di Brescia si schiera contro i femminicidi ed esprime, attraverso i social network, la richiesta di verità e giustizia per Sana Cheema – la venticinquenne cresciuta a Brescia e scomparsa il 18 aprile nel Gujarat, nel suo paese d’origine – sono tre gli uomini indagati in Pakistan per la sua morte.

L’accusa per il padre della ragazza, lo zio e uno dei fratelli è omicidio e sepoltura senza autorizzazione. I tre sono stati fermati e iscritti nel registro degli indagati dalla Procura generale di Kunjah.

Intanto, sono stati disposti anche il sequestro della tomba della ragazza, che si trova a Kot Fath e non a Mangowal dove sono sepolti i parenti di Sana già deceduti, e l’autopsia sul cadavere della giovane, accusata dalla famiglia di vivere troppo all’occidentale e – pare – desiderosa di sposarsi nel Paese che l’aveva accolta e nel quale si era perfettamente integrata.

La tomba della ragazza è adesso presidiata dai militari nell’attesa del via alla riesumazione della salma, operazione necessaria a fare chiarezza sulla vicenda.

Un componente della comunità pachistana a Brescia, Jabran Fazal, ha pubblicato sul suo profilo Facebook un post in cui dichiara: “Confermiamo la nostra ferma condanna per questo atroce delitto ed attendiamo sviluppi in quanto Sana Cheema era una di noi e non possiamo dimenticarla”.

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