Legge ammazza-web: il parlamento europeo dice no – VITTORIA!

Sul provvedimento i voti contrari sono stati 318, i favorevoli 278 e gli astenuti 31, che dunque non sono stati decisivi ai fini del risultato finale

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Il risultato del voto sulla cosiddetta legge ammazza-web al Parlamento europeo
Il risultato del voto sulla cosiddetta legge ammazza-web al Parlamento europeo

Il risultato è importante: il Parlamento europeo ha bocciato oggi la cosiddetta legge ammazza-web. Un provvedimento antistorico che avrebbe minato alla base le libertà della rete e messo a rischio la sopravvivenza di milioni di siti in tutto il Continente, sancendo di fatto l’impossibilità di condividere link e contenuti.

Sul provvedimento i voti contrari sono stati 318, i favorevoli 278 e gli astenuti 31, che dunque non sono stati decisivi ai fini del risultato finale. Un risultato storico, per cui si erano spesi tutti i quotidiani locali aderenti ad Anso (tra cui BsNews.it) oltre che esperti della rete, intellettuali e cittadini.

Con il voto Strasburgo ha così deciso lo stop all’avvio dei negoziati fra Parlamento, Consiglio e Commissione Ue sulla proposta di direttiva per la riforma del copyright. Il testo tornerà a essere esaminato e votato dalla prossima sessione plenaria del Pe a settembre.

COSA PREVEDE LA LEGGE EUROPEA SULLA PRIVACY?

La nuova legge si propone di tutelare gli autori e i titolari di diritti, che incontrano difficoltà a “essere remunerati per la diffusione online delle loro opere”, e gli editori che “riescono difficilmente a concedere licenze per le pubblicazioni online ricavando una quota equa del valore che esse generano”.
I 24 articoli sono dedicati soprattutto al copyrigh e lasciano la libertà ai singoli stati di interpretare le norme, pur vincolandoli a raggiungere determinati obiettivi.
Fra i punti più controversi ci sono l’articolo 13, che prevede l’utilizzo di filtri automatici per i contenuti che violano il copyright: un provvedimento che inciderebbe su YouTube, solo per fare un esempio, portando potenzialmente alla cancellazione di milioni di video. Non solo filmati originali e musica, ma anche video in cui sono contenuti elementi che violano il copyright.
L’articolo 11, invece, introduce la cosiddetta link tax, stabilendo un compenso per gli editori quando siti e piattaforme condividono loro link o anteprime dei loro articoli. Per pubblicare diventerebbe necessario il consenso degli editori, spesso previa pagamento. Insomma: per pubblicare un link da un giornale gli utenti potrebbero essere costretti a pagare.
L’articolo 3, infine, limiterebbe l’estrazione di dati da opere protette da copyright, consentendola ai soli istituti di ricerca per fini scientifici.
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