Giudice di pace annulla multe Ztl: il cartello deve essere visibile a 80 metri

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Ztl, foto generica

Con la sentenza emerge 823/19, pubblicata dalla sezione civile del giudice di pace di Macerata (magistrato onorario Maria Giuseppina Vita), sono stati annullati i cinque verbali  notificati in serie al proprietario dell’autovettura che aveva transitato sprovvisto di autorizzazione nella ztl.

Tutte contestate dalla locale polizia municipale per la violazione dell’articolo 7, comma 14, del codice della strada. Ma l’automobilista presenta un unico ricorso e ciò perché la ztl è una vera e propria sorpresa per gli automobilisti: il Comune, infatti, non dimostra di aver adempiuto le indicazioni del ministero delle Infrastrutture garantendo trenta giorni di pre-esercizio dei varchi di accesso con il presidio della polizia municipale. E il segnale che indica o preavvisa la presenza del varco deve essere visibile per il conducente da una distanza di almeno 80 metri dalle telecamere che riprendono l’accesso dei veicoli nel centro cittadino.

L’amministrazione locale viola l’articolo 5 Cds oltre a non rispettare il decreto del Mit che autorizza l’istituzione della ztl: il pre-esercizio di trenta giorni deve essere effettuato con la presenza degli agenti quando i varchi sono attivi, mentre i vigili portati dal Comune come testimoni riferiscono che nel periodo in cui presidiano le telecamere il sistema funziona in modalità non sanzionatoria e dunque non può multare i veicoli. I testimoni portati dall’automobilista raccontano invece di non aver visto la Municipale ai varchi. Come che sia, la prova a carico dell’ente locale non risulta raggiunta.

Veniamo alla distanza regolamentare. L’interpretazione corretta, sottolinea una nota dello Sportello dei dirittti, non è che il segnale deve essere posto ad almeno 80 metri dal varco ma che per ciascun cartello deve invece essere garantito uno spazio di avvistamento di 80 metri fra il conducente e l’indicazione stradale; spazio che «deve essere libero da ostacoli per una corretta visibilità». Al Comune non resta che pagare le spese di giudizio.

Un caso che potrebbe fare scuola e che potrebbe mettere in crisi molti Comuni bresciani, da Brescia a Ospitaletto.

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