Brescia, cent’anni di solidarietà e resistenza nel libro di Paolo Pagani

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La copertina del libro di Paolo Pagani

È uscito in queste settimane, edito da Liberedizioni, il volume di Cent’anni di Solidarietà. Cooperazione e resistenza a Brescia nel Novecento.

Lo studio copre un vuoto nella storiografia locale, ricca di pubblicazioni  sul movimento sindacale e sui partiti operai, ma che solo incidentalmente ha tracciato la nascita e lo sviluppo del movimento cooperativo aderente alla Lega delle cooperative.

Il libro prende le mosse dalla nascita della Cooperativa Solidarietà di Gardone Val Trompia, nel 1902, per passare in rassegna la straordinaria ricchezza della cooperazione di classe bresciana dalla fine dell’Ottocento al terzo millennio.
Il mondo cooperativo è ricostruito attraverso inedita documentazione e una ricca messe di testimonianze orali, nei suoi collegamenti con la resistenza (così veniva chiamata la lotta sindacale) e i partiti della sinistra.  Le prime tre parti del libro (origini, svolta intransigente e primo dopoguerra) sono un continuo rimbalzo dall’evoluzione della Camera del lavoro e delle leghe di resistenza allo sviluppo della cooperazione, essendo fino all’avvento del fascismo l’integrazione resistenza, cooperazione e mutualità una delle stelle polari dell’azione del movimento operaio e contadino. Lungo il dipanarsi delle vicende, l’autore fa emergere due tratti peculiari del fenomeno cooperativo.
La cooperazione investe la sfera dei bisogni esistenziali, l’esigenza sociale di partecipare, la necessità fisica e la soddisfazione psicologica di trovarsi in una sede propria, costruita attraverso proprie quote e il proprio lavoro, il desiderio di identificare nel circolo, nello spaccio, nella Casa del popolo il frutto di una nuova morale e della solidarietà. Una devozione morale e materiale espressa in numerose esperienze di vita materiale, che punteggiano  tutto il secolo.
Il secondo aspetto, un vero e proprio filo rosso, è l’ambivalenza della cooperazione e cioè il suo essere espressione di una scelta dal basso dei lavoratori, ma al tempo stesso organismo economico-commerciale, sottoposto alle leggi di mercato. Un Giano bifronte. Funzione sociale e funzione economica che devono continuamente ricercare un proprio equilibrio. Senza tenere costantemente presente questa ambivalenza non si riesce ad intenderne lo sviluppo e coglierne anche le contraddizioni. Sottolinea più volte Pagani.
Fino alla Grande Guerra il movimento socialista bresciano soffre di una condizione di marginalità e minorità: il suo insediamento rimane confinato in alcune enclave, tra le quali spicca la media Valle Trompia e in particolare Gardone Val Trompia, definito l’Imola lombarda. È in campo cooperativo che esso riesce a dar vita ad alcune rilevanti esperienze: la Cooperativa Pellattieri, che diventa leader nazionale del settore, la Cooperativa Lavoranti in armi che arriva ad occupare fino a 200 dipendenti, l’Unione cooperativa di consumo che si segnala tra le più promettenti cooperative di consumo delle medie città. Tenendo in equilibrio funzione sociale e funzione economica.
Gli anni d’oro della Lega cooperative coincidono con il biennio rosso (1919-20) e ciò nonostante in questi anni prevalga una concezione strumentale della cooperazione, considerata alla stregua di salmeria del movimento, retrovie del campo di battaglia. Anni d’oro per numero di sodalizi e per la loro solidità economica. Il fascismo assesta un colpo mortale a questo mondo, ricorrendo sia a metodi paralegali che apertamente violenti.
Il movimento cooperativo che rinasce dopo la Liberazione configura un caso di storia spezzata. Gran parte della tradizione e dell’esperienza prefascista vanno disperse. La cooperazione di classe si restringe, quasi esclusivamente, al settore del consumo e circolistico, anch’esso senza paragoni con gli anni del primo dopoguerra.
Questa res pubblica cooperativa, confinante con la resistenza, si colloca, per oltre 20 anni, sulla frontiera della difesa dal mercato e partecipa, quando la Lega nazionale attua una decisa svolta verso una cooperazione che vuole sfidare il mercato, a questo processo con il freno a mano tirato e molteplici resistenze alla politica delle fusioni e della ristrutturazione della rete di vendita, finalizzata a superare la dispersione in tanti piccoli spacci.
Un ritardo pagato a caro prezzo: al congresso provinciale del 1973 partecipano solo 23 cooperative.
La determinazione del gruppo dirigente salva uno zoccolo duro: l’unificazione dell’UCC cittadina con Cremona, l’unificazione delle cooperative della Bassa, l’unificazione delle cooperative gravitanti su Rodengo. Da lì, con nelle vele il vento del lungo 68-69 italiano e l’impegno di una nuova generazione di cooperatori innamorati del nuovo, la Lega coop bresciana conosce una nuova primavera con la costituzione, in 15 anni, di oltre 250 società in settori fino ad allora marginali : dalle cooperative edificatrici di case popolari, a quelle culturali e socio-assistenziali, da quelle di facchinaggio a quelle di produzione e lavoro.
Alle soglie del millennio, insieme alla ancora più quadrata Confcooperative, il movimento cooperativo è  una componente non irrilevante dell’economia bresciana.
Senza rinunciare alla sua distintivita’: centro catalizzatore di relazioni sociali, culturali e politiche, l’efficienza e il profitto come mezzi per le finalità sociali e mutualistiche che si coagulano attorno alla difesa dei consumatori, alla tutela della salute e del territorio, la partecipazione dei soci alla vita dei sodalizi.
Il volume, infine, recupera la memoria di numerose figure di protagonisti: da Giuseppe Bertoli, il fondatore e costruttore, a Giuseppe Mombrini, da Battista Bellometti a Roberto Massari, da Giuseppe Ghetti a Lino Battistini, da Giuseppe Berruti a Mauro Moneghini, da Cesare Belleri a Giuseppe Romano, da Libero Giacomelli a Fausto Filippini.
Paolo Pagani
Paolo Pagani

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