Traffico illecito di rifiuti, sequestrato impianto di Montichiari – VIDEO

Le modalità di perpetrazione del “traffico illecito di rifiuti” da parte della società indagata si inquadra nel fenomeno della cosiddetta “Finta economia circolare”

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Traffico illecito di rifiuti - Polizia
Traffico illecito di rifiuti in un'impresa - Polizia (L'immagine non si riferisce al caso specifico)

Un fiorente traffico illecito di è stato scoperto grazie all’attività di indagine condotta dalla Squadra di Giudiziaria della Sezione di Brescia e coordinata dalla Procura della Repubblica di Brescia.

Già dalle prime investigazioni sono emerse numerose anomalie nella modalità di esecuzione delle lavorazioni e delle operazioni preliminari sul trattamento dei rifiuti di un impianto con sede a Montichiari (società titolare di autorizzazione unica ambientale).

Per meglio comprendere le attività che realmente venivano svolte nell’opificio, venivano installate telecamere al fine di monitorare e documentare le operazioni eseguite sia all’esterno che all’interno del capannone industriale.

Nel corso dell’attività d’indagine gli investigatori hanno avuto modo di ricostruire gli illeciti commessi dalla società e la sua interconnessione con altre società di gestione/trattamento di rifiuti speciali, accertando l’esistenza di un vero e proprio sodalizio criminale tra imprenditori.

Determinanti sono state le attività di ispezione, perquisizione e sequestro effettuate, sia presso le abitazioni dei principali indagati che presso gli impianti attenzionati.

Presso gli opifici, con l’ausilio di un consulente tecnico, nominato ad hoc dalla Procura della Repubblica, venivano rilevate numerose irregolarità che andavano ad avvalorare i riscontri investigativi ed ad accertare inottemperanze alle prescrizioni imposte nelle autorizzazioni amministrative.

È stato così possibile ricostruire in modo minuzioso e preciso l’intera filiera, comprovare l’inottemperanza di controllo in fase di accettazione del rifiuto, la mancanza di qualsiasi attività di trattamento del rottame e la miscelazione dello stesso con rifiuti diversi, costituiti principalmente da terreno contaminato da PCB o da sostanze polverose.

Dall’attività investigativa è scaturita la richiesta al GIP di sequestro preventivo e nomina di amministratore giudiziario. Il GIP, letti gli atti del procedimento, iscritto nei confronti di 13 persone, emetteva le misure reali richieste.

Tali misure, eseguite oggi da agenti della Squadra di P.G. della Sezione Polizia Stradale di Brescia, hanno portato al sequestro preventivo dell’impianto di trattamento rifiuti della società con sede a Montichiari, alla nomina di un amministratore giudiziario ed al sequestro di 15 veicoli di proprietà della società.

Le modalità di perpetrazione del “traffico illecito di rifiuti” da parte della società indagata si inquadra nel fenomeno della cosiddetta “Finta economia circolare” che risponde ad un cliché ben collaudato: una impresa si offre sul mercato per fare attività di recupero di rifiuti, che riceve da molteplici conferitori. Invece di trasformarli in un “non rifiuto” ( o End of Waste, o “cessato da rifiuto”), li rivende tali e quali al successivo utilizzatore godendo di un ingiusto risparmio di costi a scapito dei principi di tutela e salvaguardia dell’ambiente. Ciò che esce dall’azienda è identico a quello che è entrato, senza aver operato alcuna attività di recupero, cambia solo la sua carta d’identità. Infatti il rifiuto viene “fatto uscire” dall’impianto sotto le mentite spoglie di “End of Waste” e quindi accompagnato da un normale documento di trasporto (DDT), invece che dal previsto formulario identificazione rifiuti (FIR).

Rispetto al cliché cosi descritto, la gestione della società indagata presenta l’ulteriore e ancor più pericolosa variante del “sandwich”, poiché al rifiuto non recuperato, gli indagati aggiungevano ulteriori rifiuti, nel caso di specie terreno contaminato da PCB o sostanze polverose, occultati e miscelati all’interno del carico in uscita e quindi destinati all’utilizzatore finale.

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