Contro le emergenze il coraggio di nuove alleanze a Brescia e a Roma| di Claudio Bragaglio

A fronte delle emergenze, sanitaria ed economica, si impongono risposte concrete

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Claudio Bragaglio, opinionista BsNews

di – A fronte delle emergenze, sanitaria ed economica, si impongono risposte concrete. Peraltro, già operative per la sanità, come in campo economico quelle proposte dal ministro Gualtieri. Emergenze che rimandano a rischi d’un collasso economico e d’una allarmata paura tra i cittadini. Rischi reali da contrastare in tempo. Da un tale allarme è scaturita la proposta d’un “governissimo”, avanzata – come dioscuri in sintonia – da Salvini e Renzi. Ma con l’epilogo che sappiamo, visto il maldestro tentativo – camuffato da emergenza – per far saltare il Governo Conte ed il PD, e per far precipitare il tutto nelle elezioni anticipate.

Vicenda chiusa, quindi. Ma spero non per fare l’errore di confermare la strada dei mesi scorsi. Perché il problema è un reale “stato di emergenza”, più che il fatto di rintuzzare l’ennesimo assalto di Salvini. O d’un Renzi che è passato dal 6 al 3.5%, dopo il merito d’un 40% al PD. E con molti renziani ormai pentiti per quella sua improvvida scissione.

Il Paese è davanti al bivio, tra sbandate populiste o risposte adeguate all’emergenza. Ma, finito in pattumiera il “governissimo”, qual è la nuova “cornice politica” del Governo Conte e del PD?

Domanda ancora priva d’una risposta adeguata. Di certo lo stato di emergenza non può esser messo tra parentesi, illudendosi – ma la tentazione è forte – di proseguire come prima. In altri tempi di acuta crisi le classi dirigenti non si sono sottratte a risposte coraggiose, senza dover risalire al “Brain Trust” del New Deal di Roosevelt. Infatti, nell’emergenza degli anni ’70, l’Italia di Moro e di Berlinguer seppe darsi “governi di solidarietà nazionale”, con una maggioranza parlamentare ben più ampia dell’area di governo. Con il “pendant” anche nei Comuni, come a Brescia con la “Giunta aperta” di Trebeschi in Loggia. Nel ’93, con il Governo Ciampi, i “Tavoli di concertazione” con tutte le forze sindacali e produttive. O, nel 2011, con il Governo “Napolitano-Monti”, allora bistrattato, ma poi pure riscattato. Porto esempi non come materia d’esame per ripetenti, ma per sostenere che la politica non possa uscire dalle emergenze con il modello dello “status quo”, con cui nella crisi vi è entrata.

Seppellito – finalmente – l’errore della autosufficienza con cui s’è fatto nascere il primo PD, oggi la stagione è quella delle alleanze più ampie, anche per fronteggiare le emergenze del Paese. A partire dalla società, dai diversi governi di Regioni e Comuni. Coinvolgendo forze delle minoranze in Parlamento, che non sono solo fatte da replicanti di Salvini e da un qualche Scilipoti. Quindi non solo il rito d’un Governo contrapposto al blocco della opposizione, ma proposte per l’emergenza da costruire in Parlamento. Come sono da costruire nel Paese. Nel confronto con forze sociali e produttive, come ha fatto di recente il Segretario del PD Zingaretti. Valorizzando quello spirito nuovo che s’è visto anche nel confronto tra Landini di Cgil e Boccia di Confindustria. In carenza di fantasia li si chiami pure – evocando Ciampi – “Tavoli di concertazione”, da estendere anche alle Regioni. A partire dalle quattro fondamentali del Nord.

Ma il punto è che la maggioranza di Governo deve darsi la “cornice” d’un patto politico-istituzionale che susciti contro tali emergenze un vero e proprio “patriottismo costituzionale”. Infatti, solo chi rappresenta questo “spirito del tempo” ne diventa anche la guida politica. Mentre perde chi trama per una sua “guerra di tutti contro tutti”, con l’illusione di riprendersi la vittoria, facendo una partita disperata e tutta personale.

Con uno spirito di unità d’intenti, come sta avvenendo anche a Brescia, attorno alle proprie Istituzioni: Prefettura, Comuni, ATS, Rappresentanze economiche e sindacali.

 

Senza false presunzioni penso a ciò che Brescia ha sviluppato negli anni sul fronte del Civismo,  con un “far politica” ben al di là dei confini di partito o del Centro Sinistra. Una impostazione condivisibile data anche dal sindaco Emilio Del Bono nel recente convegno agli Artigianelli. Dove egli ha evidenziato anche la contraddizione tra il precedente PD nazionale, solitario e maggioritario, ed il valore d’un ampio Centro Sinistra Civico, da sempre significativo per Brescia.

Un passaggio critico di Del Bono ha riguardato l’atteggiamento contraddittorio anche dei Sindaci a sostegno di due posizioni tra loro opposte: un PD coalizionale a livello locale, mentre vi era un PD solitario ed autosufficiente, a livello nazionale. Si tratta della doppia morale di S.Agostino: “Pecca fortiter, sed fortius fide”. Traducendo in volgare: ciò che conta è la “fede” nelle alleanze larghe e civiche che fai nel tuo Comune. Mentre…poco male se “fai peccato” contribuendo alla vittoria, in un congresso nazionale di partito, di chi sostiene l’esatto contrario. Ma non mi sembra il massimo!

Molti gli spunti positivi, in quel convegno. Penso all’intervento del sindaco Coccoli di Gussago, che con il suo Civismo – nato con il sindaco Marchina – interpella in modo critico un Centro Sinistra che dal 1999 è soccombente. Penso alla condivisibile iniziativa del segretario PD, Michele Zanardi, per la costituzione di un Tavolo provinciale tra vari soggetti politici, quindi alla necessità di “Azioni parallele”, ma tra loro non confliggenti od escludenti. E’ questo modo di far politica che s’è fatto sul territorio – ha rilevato Del Bono – che andrebbe rilanciato anche sul piano nazionale, ponendo fine ad un divario schizofrenico di politiche e gruppi dirigenti, che divida i territori dal livello nazionale. Vero. E con quella sintonia – peraltro già in atto a livello lombardo – per la quale il contributo di Emilio Del Bono merita d’essere convintamente sostenuto.

* Presidente della Direzione lombarda del PD

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