Ripartiremo, ma per ora restiamo a casa | di Enrica Recalcati

Frastornati, affranti, confusi, alla ricerca di un approdo, di un filo da avvolgere in un gomitolo, ma sono convinta che troveremo il modo per riprenderci dalla catastrofe

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Enrica Recalcati, opinionista

di Enrica Recalcati – Motus in fine velocior, il principio postulato dall’aretino Girolamo Borri (1512-1592) in un’opera fisica aristotelica.  “Il movimento alla fine è più veloce” e il fisico si riferiva al fatto che ogni corpo, precipitando nel vuoto, subisce a causa della forza di gravità un’attrazione al centro della Terra e una conseguente accelerazione uniforme. Così è stato per noi. Metafora macabra applicata a questo demone che ancora non ci lascia.

Resto a casa, fisicamente ci sono, ma il pensiero vola e cerca bellezza. Musica, lettura, cucito, coccolo me e la mia famiglia, ma non scrivo. Per scrivere occorre non essere banali. Provo la sensazione di impotenza che ciascuno di noi può sentire ascoltando le statiche dei morti, malati, sopravvissuti, dei pochi guariti o ancora in convalescenza. L’angoscia poi, copre ogni sentimento, quando le testimonianze dei sanitari raccontano la realtà di trincea.  Mi accorgo di vivere un momento storico particolare, qualcosa che nella sua nefandezza, sarà scritto su pietra ai posteri e descritto in obelischi, oggetti di testimonianza.  Mi interrogo allora sul passato, penso alle catastrofi, le malattie, le guerre, il terrorismo.

Penso al mio Paese, immagino l’Italia. Quante volte siamo ripartiti e a che prezzo? A fatica, perché ricordare a volte costa, frugo nella mia vita, ricerco pezzi di vissuto capaci di dare un senso a quella rinascita da abbracciare, che vogliamo e aspettiamo. Il Novecento ci mostra moltissimo e ci insegna quanto sia importante reagire.  Siamo ancora nel marasma, intrisi di dolore, imbibiti di melma. Resteremo così per un certo periodo, coi cheloidi del dolore, per persone care perse, per occasioni non avute, per rinunce fatte e tempo stranamente consumato. Frastornati, affranti, confusi, alla ricerca di un approdo, di un filo da avvolgere in un gomitolo, ma sono convinta che troveremo il modo per riprenderci dalla catastrofe. In attesa di un cambiamento, di un miglioramento, di un vaccino o altro che possa essere buona nuova,  cari lettori, RESTIAMO A CASA.

* Scrittrice

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Ultimo aggiornamento il 29 Marzo 2020 17:05

 

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2 Commenti

  1. Si, Enrica, rimaniamo a casa. Rimango a casa e non faccio le cose che da tempo dovrei fare: riordinare la libreria, suddividere per annata le centinaia di fotografie che giacciono alla rinfusa in alcuni cartoni, tagliare la salvia (è San Giuseppe!) e potare il rosmarino che sta sul balcone, pulire il giardino dalle erbacce e smuovere la terra delle aiuole. Dovrei anche mettermi, l’ho promesso tante volte, di buzzo buono a pulire soffitta e cantina ma questo non lo faccio perché non so mai decidermi a scegliere che conservare e che portare in discarica; e poi in discarica, di questi giorni, non si può.
    Allora faccio ciò che mi aggrada al momento, tranne le tre uscite giornaliere che hanno orario fisso e fissato da Pelù, il coriaceo e puntiglioso bolognese. Ora che il tempo s’è intiepidito sto sul balcone che guarda la Maddalena e la strada: controllo i rari passanti, alcuni con altri senza mascherina; ascolto musica grazie al mio vecchio e fedelissimo ipod, musica scelta da lui a casa se per sottofondo, scelta da me se intendo ascoltare e partecipare (alcune volte dirigo l’orchestra; infatti girano voci sul mio conto per il gran gesticolare che faccio); leggo, anche più di un libro alla volta, tre pagine qui e cinque là, per non impegnarmi troppo; sfoglio libri d’arte (oggi Goya del Prado e la Galleria Borghese). Mi dedico anche alla cucina, ma mai piatti troppo complicati, quelli li lascio a chi di dovere.
    Insomma sto perdendo tempo, quel tempo che magari a giorni mi mancherà. E perché non sia tutto tempo sprecato, leggo te. Ricavandone piacere, cosa rara. Quindi continua a scrivere, ch’io così farò qualcosa di bello e buono, leggendoti. Stammi sempre in salute, come provo a fare pure io.

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