Attenzione a truffe e ricatti in videochat

La criminalità del terzo millennio è molto tecnologica e non si lascia sfuggire il bisogno di socializzare

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Foto: gracinistudios / Pixabay

Da quando hanno preso piede gli smartphone (in Italia circa 2 pro capite) la maggioranza dei possessori frequenta quel grande mondo immateriale che è Internet. Questo è dovuto in primis alla facilità di utilizzo dei telefonini, che puntano a migliorare sempre di più l’esperienza dell’utente sia attraverso l’offerta di migliori prestazioni che dalla intuitività; questa nuova abitudine di consumo ha portato le compagnie telefoniche italiane ad offrire tariffe per la connessione dati piuttosto basse, soprattutto se confrontate con molti altri Paesi europei.

Considerando poi i nuovi meccanismi tipici della “società liquida”, andando a riprendere la definizione del sociologo polacco Zygmunt Bauman, la moderna società dell’informazione vede le persone sempre più connesse ma sempre più sofferenti di solitudine. La crescente percezione di essere soli, isolati dalla comunità, spesso non adeguati a reggere ciò che comporta la vita di socializzazione, porta di continuo all’aumentare del gradimento della socialità in Rete.

Oltre a chi usa Internet per socializzare, scambiare quattro chiacchiere o discutere su interessi comuni Francesco Vernaglione, caporedattore di riferimento della rubrica Computer e Accessori per il sito Reviewbox.it, ricorda come sia già diventato imprescindibile per ogni professionista (anche se presta un’attività non direttamente legata alla Rete) crearsi una presenza on-line per i propri affari: questo significa avere un sito o un blog come professionista individuale o per la propria azienda, ma anche degli account social ad essi collegati; a questo si aggiunge la presenza mediante advertisement online, frequentazione di social network dedicato principalmente al business (come ad esempio Linkedin, ma anche Facebook si sta muovendo sempre di più verso quel target) e tutto ciò che rientra in quella che viene chiamata “dissemination”.

È esattamente questo scenario che opera la nuova criminalità 3.0, modernizzandosi ed espandendosi anche attraverso questa socialità a distanza. Sono infatti in continuo aumento i casi in cui ignare vittime, per la maggior parte di sesso maschile, ricevono richieste di amicizia tramite profili social. Una volta accettato il contatto (quasi sempre con le immagini di una fantomatica persona molto attraente e di sesso opposto a quella della vittima) comincia il dialogo, nella maggior parte dei casi con chat scritte in maniera abbastanza sgrammaticata e dal tono sempre lusinghiero, arrivando a videochiamate quasi sempre ingannevoli: di solito si tratta di video audaci registrati che vengono mostrati per indurre l’interlocutore ad avere comportamenti compromettenti.

Tipicamente molti cedono alla tentazione di mostrarsi intimamente in webcam pensando che sia un momento personale partecipato, quando l’adescatore interrompere la chiamata e mostra di aver registrato tutto. Da qui parte il ricatto per ottenere soldi in cambio della cancellazione del materiale piccante, mettendo in piedi quella che penalmente si definisce estorsione: chiaramente nessuno può garantire che il materiale non venga divulgato, per cui è bene non cedere al ricatto.

E si finisce sempre per parlare di soldi, la vera intimità che interessa davvero ogni tipo di criminalità ai quattro angoli del mondo abituata a colpire anche tramite e-mail con la garanzia di soldi facili.

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