10 canzoni rock per 10 vini | BARBERA & CHAMPAGNE/15

Questa volta il consueto consiglio di assaggio in bottiglia è quindi integrato da uno di ascolto musicale...

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Vino e musica, foto Bergomi
Stefano Bergomi
Stefano Bergomi

di Stefano Bergomi* ([email protected]) – In queste lunghe giornate trascorse tra le mura domestiche, senza possibilità di libera uscita per via del virus, ho rispolverato la mia collezione di CD musicali.Era da un pò di tempo che non lo facevo. Vista ormai la vasta disponibilità in digitale e  streaming, è sempre più raro che decida di ascoltare un CD.

E’ vero che lo streaming amplia quasi all’infinito la possibilità di conoscenza musicale, ma al contempo ha il difetto di non invogliare all’approfondimento.

Da purista, ho sempre pensato che si potesse giudicare il lavoro di un artista valutando un album nel suo insieme, e non dalla singola canzone. Perché una canzone bella la puoi trovare per molti autori, mentre, come fiori rari, sono pochi gli album che riesci ad ascoltare dall’inizio alla fine, senza mandare avanti qualche traccia.

Un’altra cosa bella di avere una collezione di CD è deciderne la modalità di ordinamento. Per nome artista? Per genere? Io ho sempre optato per la classifica di gradimento: se giudizio ci deve essere perché non esercitarlo in modo inflessibile? Allora sopra e a portata di mano i CD giudicati migliori, che poi sono quelli che ho consumato maggiormente a forza di ascolti, mentre sul fondo, quasi nascosti, quelli meno meritevoli.

Per questa nuova puntata della Rubrica Barbera e Champagne mi è venuta l’idea di selezionare 10 canzoni, sfruttando la mia collezione di CD, e di associare una proposta di abbinamento di .

Questa volta il consueto consiglio di assaggio in bottiglia è quindi integrato da uno di ascolto musicale.

Attenzione però, solo se avete una passione rock, perché il mio gusto è intriso per buona parte del grunge anni novanta e delle sue evoluzioni.

Ogni scelta comprende: titolo della canzone, album, nome artista, e quindi nome del vino, tipologia e cantina, con breve nota di presentazione dell’una e dell’altro, e qualche riflessione a giustificarne l’abbinamento.

  1. Glycerine, Sixsteen stone (1994), BUSH > Franciacorta Brut, CORTEFUSIA (Lombardia)

Secondo singolo estratto dall’album d’esordio della band inglese, con successo travolgente e inaspettato soprattutto negli USA, anche se non durerà molto. Una ballad che parte lenta e sprigiona la sua forza nel ritornello orecchiabile, dove i violini costruiscono una base nella quale far risaltare la chitarra elettrica e la voce di Gavin Rossadale.

In associazione il Brut di Cortefusia, anche se, visto il residuo zuccherino, potrebbe essere un dosaggio zero. Un vino di carattere, ma dall’incredibile beva e versatilità di abbinamento a pasto. Provare per credere con uno spiedo bresciano. La predominanza dello chardonnay viene completata con pinot nero e pinot bianco, oltre all’unicità gustativa derivante da suoli e clima del Monte Orfano, dove sono situati i vigneti aziendali.

  1. Come as you are, Nevermind (1991), NIRVANA > Barrua, Isola dei Nuraghi, AGRICOLA PUNICA (Sardegna)

Poco da dire sulla canzone, tra i singoli di maggior successo dei Nirvana. Kurt Cobain ebbe a dire che si trattava di una canzone d’amore vecchio stampo. Magari  nell’intenzione, ma nel testo rimane il suo inconfondibile stile di scrittura. L’arrangiamento musicale è dominato dalla linea di basso, mentre la punta rock è conferita dalla struggente voce del cantante.

In abbinamento Barrua di Agricola Punica, una joint venture tra Agricola San Guido, produttrice del famoso Sassicaia, e Cantina di Santadi, storica cooperativa sarda. Trait d’union è stato l’enologo Giacomo Tachis, padre del Sassicaia, ma anche fervente credente della potenzialità del carignano vista mare.

Nella bottiglia la predominanza di uve autoctone sarde viene smorzata da un 15% di uve di origine francese, e da un affinamento per 18 mesi in barrique nuove, a donare un gusto “internazionale” su un tannino delicato e rotondo.

  1. Sweet dreams, Smells like Children (1995), MARILYN MANSON > Ribolla gialla, GRAVNER (Friuli Venezia Giulia)

Il testo è degli Eurythmics, ma la reinterpretazione di Marilyn Manson costituisce una delle migliori prove di come una cover possa rappresentare qualcosa di nuovo e diverso dall’originale.

Originalità che non manca nei vini di Josko Gravenr, vero precursore della riscoperta della fermentazione e affinamento in anfore di terracotta. La sua Ribolla gialla è tra gli esempi più famosi e riusciti dei vini “orange”. Come ha detto qualcuno, vini bianchi ottenuti con un procedimento di vinificazione da vini rossi.

  1. Everlong, The colour and the shape (1997), FOO FIGHTERS > San Paolo, Verdicchio dei Castelli di Jesi superiore, PIEVALTA (Marche)

La rinascita di Dave Grohl dopo l’esperienza con i Nirvana. La canzone simbolo, da cantare a squarciagola come arrivederci ad ogni concerto. Un love-rock che conquista. A me ha sempre incantato anche la versione acustica.

Gli ho abbinato il verdicchio di Pievalta, nella sua versione riserva San Paolo, dominato da espressione matura di agrumi ed erbe aromatiche, ma con una nota sapido-minerale da fare invidia.

  1. The never ending why, Battle for the sun (2009), PLACEBO > Apertura, Pinot nero, CASCINA PASTORI COLOMBO (Piemonte)

L’album costituisce la prova di maturità dei Placebo, al rilancio con etichette discografiche indipendenti, a dimostrazione che idee e bravura vengono prima dei soldi del mainstream.

Andare in Piemonte e non scegliere un rosso a base nebbiolo appare una colpa grave. Ma questo pinot nero non lascia spazio a troppi ripensamenti. Un naso dapprima fruttato, mora e un non comune melograno, e poi speziato, per un sorso verticale, di buona freschezza e persistenza.

  1. Celebrity skin, Celebrity skin (1998) HOLE > Cà del Magro, Custoza superiore, MONTE DEL FRA’ (Veneto)

Le Hole sono state il gruppo musicale capitanato da Courtney Love, famosa soprattutto come moglie di Kurt Cobain. Celebrity skin è l’apice del successo discografico. Grazie alla collaborazione di Billy Corgan (Smashing Pumpkies), rappresenta una buona sintesi di alcuni capisaldi grunge ambientati in un contesto commercial-rock, con l’obiettivo di abbracciare un pubblico vasto.

Gli abbino il custoza superiore di Monte del Frà, frutto del blend di molteplici vitigni (garganega, trebbiano, chardonnay, cortese, incrocio manzoni), sulla falsariga dello stile d’Oltralpe degli Chanteauneuf de Pape, per un vino accattivante e equilibrato.

  1. Chop suey, Toxicity (2001), System of a down > La firma, Aglianico del Vulture, CANTINE DEL NOTAIO (Basilicata)

L’intero CD rappresenta un must, un punto di riferimento per l’intera nuova produzione discografica, non solo della scena rockettara. Perché i soad sono stati, forse inconsapevolmente, ideatori di un nuovo e personale genere musicale. La canzone rappresenta il singolo di successo del loro primo album, con strofe ossessive e un ritornello lento, che si apre all’effettivo cantato.

Suggestioni diverse, fuse nella sintesi dell’aglianico di Cantine del Notaio. Suoli vulcanici, escursioni termiche importanti, affinamento in grotte naturali di tufo. La potenza dell’impatto lascia successivamente il passo a spazi di approfondimento, nei quali si impongono caratteri di complessità ed eleganza.

  1. Leif Erikson, Turn on the bright lights (2002), INTERPOL > Riesling, FALKENSTEIN (Alto Adige)

Ultima traccia dall’album d’esordio degli Interpol, band di New York che ha riportato in voga il garage rock dei Television. Nel titolo della canzone l’esploratore vichingo che la tradizione vuole essere stato il primo scopritore delle terre dell’America del Nord. Musica intimista e con atmosfere soffuse, degne dei migliori Joy Division, da accompagnare con il Riesling di Falkenstein. Tra le interpretazioni italiane migliori del nobile vitigno caratteristico dell’Europa settentrionale, versato nel calice sprigiona dolci profumi al naso, di fiori e anche di miele, mentre al sorso si rivela dinamico, con un finale minerale.

Vino e musica, foto Bergomi
  1. Don’t follow, Jar of flies (1994), ALICE IN CHAINS > Brunello di Montalcino, CASANOVA DI NERI (Toscana)

Jar of flies è una gemma preziosa nella produzione degli Alice in Chains. Un ep nato di getto, spontaneo, distante dalla atmosfere cupe e dai riff decisi degli altri album della band. L’armonica in Dont’ follow apre ad atmosfere di musica tradizionale americana, in un campo creativo che mischia rock e sensazioni country. Quasi fosse una pausa di riflessione e pace nella tormentata vita del cantante Lyane Staley.

Eccellenza riconosciuta a livello internazionale al Brunello di Casanova di Neri, i cui caratteri distintivi sono complessità ed armonia. Mille parole eventualmente spese per raccontarlo potrebbero non essere così efficaci rispetto a provarlo con un solo sorso.

  1. In joy and sorrow, Deep Shadows and brilliant highlights (2001), HIM > Vitalba, Albana, TRE MONTI (Emilia Romagna)

Sfumature di introspezione nella musica dei finlandesi HIM, su un letto di rock melodico. I testi si basano principalmente sulla dicotomia tra amore e morte, mentre la parte musicale cerca di valorizzare al massimo la voce baritona del cantante Villie Valo.

In abbinamento l’albana in purezza ma non convenzionale di Tre Monti. Proposta in versione secca, con macerazione sulle bucce e affinamento in anfora, per una struttura muscolare e un bouquet di profumi composto da erbe aromatiche e frutta matura, anche esotica.

* Sommelier per passione

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Ultimo aggiornamento il 19 Luglio 2020 16:42

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