CORONAVIRUS, Massetti: la burocrazia soffoca la ripresa, ecco i numeri

"In 2 mesi, 142 provvedimenti. Il 20% dei quali nazionali, l’80% dalle Regioni. Poca chiarezza e tanti ritardi"

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Eugenio Massetti
Eugenio Massetti

La burocrazia frena la ripartenza: in 2 mesi, 142 provvedimenti. Il 20% dei quali nazionali, l’80% dalle Regioni. Poca chiarezza e tanti ritardi, denuncia ancora una volta puntando il dito contro la «Burodemia», ossia l’eccesso di burocrazia, un problema non certo nuovo ma che, in questa fase di emergenza, rischia di ostacolare seriamente la ripartenza che sarà comunque lenta. Tra emergenza sanitaria e incertezza economica. A raccontarlo un report del centro studi di Confartigianato che sta analizzando dall’inizio della pandemia gli effetti e provvedimenti attuati. Nell’ultimo report diffuso, un intero capitolo è dedicato proprio ai problemi della burocrazia. Dal 1 marzo al 3 maggio scorso si sono succeduti 142 provvedimenti emanati dal Governo e dai Ministeri, dalla Protezione Civile, da Regioni e Province, a cui si sommano le ordinanze comunali, le circolari, le direttive e i chiarimenti di ogni ordine e grado: il 20% circa arrivano dal livello nazionale e 1’80% dalle Regioni. Un problema enorme che si acuisce quando – come denuncia da Confartigianato Brescia – i provvedimenti successivi cambiano i parametri di riferimento espressi nei precedenti. «Un esempio concreto di questa successione di indicazioni diverse si è avuto coi parametri necessari a richiedere il rinvio degli adempimenti fiscali, modificati da un decreto e con i click day, necessari a richiedere l’accesso alle indennità e il rimborso per i dispositivi di protezione individuale» testimonia il presidente di Confartigianato Brescia e Lombardia dal suo particolare punto di osservazione, filo diretto con centinai di imprese e artigiani in collegamento in queste settimane con l’organizzazione di via Orzinuovi: «Un meccanismo che innesta una totale sfiducia, tanto che alcune aziende preferiscono rinunciarvi».

Bassa interazione digitale – Un altro problema evidenziato dallo studio e riscontrabile nella pratica reale è la scarsa interazione digitale di cittadini e imprese con la pubblica amministrazione: in Italia la quota di cittadini che interagiscono con gli enti pubblici inviando moduli compilati on line è pari al 14,1%, più che dimezzata rispetto al 37,6% della media dei Paesi dell’Unione europea. «Non stupisce nemmeno il prevedibile crash del sito dell’Inps che si è avuto il 1° aprile, primo giorno per la richiesta del bonus da 600 euro per i lavoratori autonomi – prosegue Massetti – mentre ancora oggi non si sa se la procedura per la seconda tranche di pagamenti sarà automatizzata oppure no. Per essere efficaci, gli interventi di sostegno all’economia devono raggiungere le imprese e i lavoratori in tempi rapidi, basandosi su norme semplici e di facile attuazione. Per fare questo sono disponibili sia la tecnologia che il capitale umano necessari. Sarebbero bastate un po’ di programmazione, e poche ore di lavoro, per abbinare il codice Iban a ciascuna partita Iva beneficiaria, semplificando la vita di imprese e lavoratori indipendenti, alle prese con uno dei periodi più angoscianti della propria vita professionale».

Bassa qualità di governo – L’indice di efficacia della pubblica amministrazione nel nostro Paese è molto basso, conferma lo studio di Confartigianato e del 68,3% rispetto al 93,3% della Germania, dato che influisce direttamente sulla crescita del Pil, mentre nelle classifiche europee non solo l’Italia, ma anche Regione Lombardia è agli ultimi posti nella qualità di governo: il nostro Paese è quintultimo in Europa, mentre 13 regioni italiane, fra cui la Lombardia, figurano fra le peggio governate, come sottolinea l’analisi di Confartigianato. Il rapporto con il pubblico non migliora per i lavoratori. Sugli aiuti ai dipendenti i nodi da sciogliere restano: il primo, la cassa integrazione: «La scelta di aver utilizzato cinque diverse casse integrazioni ha creato tanti disagi e disparità e anche qui, al decreto nazionale si sommano le decisioni delle singole Regioni». Esiste un rallentamento nell’approvazione della cassa integrazione in deroga per un vizio procedurale fra Regione e Inps, ma allo stesso tempo esistono differenze regionali nella possibilità di usufruire della cassa per lavoratori a chiamata o neoassunti. Un altro problema su cui c’è preoccupazione è la causale per i tempi determinati. Infine, analoghe difficoltà per le imprese si registrano per l’erogazione dei prestiti prevista dal decreto liquidità per la quale non vi sono gli auspicati automatismi e le procedure richieste dalle banche risultano complicate. «Altro che “liquidità immediata’: per accedere ai finanziamenti garantiti dal Fondo centrale e da Sace la trafila da affrontare è lunga e dall’esito incerto. Ci salveremo tutti solo se tuteleremo le imprese, proteggendone il capitale umano, ma serve la massima rapidità» conclude il presidente Massetti.

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