Tossicodipendenze, la sfida di nuovi progettualità | E-MAIL AL DIRETTORE

Ci sono notizie di cronaca che fanno più male di altre, e che inducono qualche riflessione...

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La rubrica delle lettere al direttore di BsNews.it
La rubrica delle lettere / e-mail al direttore di BsNews.it

Caro direttore,

ci sono notizie di cronaca che fanno più male di altre, e che inducono qualche riflessione. Spesso siamo portati ad approcciare il complesso fenomeno dell’abuso di stupefacenti in termini prettamente repressivi. È indubbio che la criminalità urbana sia, direttamente e indirettamente, collegata al mercato della droga, ed è certamente auspicabile un deciso contrasto da parte delle forze di Polizia. La Polizia Locale della città si distingue in particolare per un lavoro diffuso (oltre un centinaio di arresti all’anno, dato che ha pochi eguali in Italia), altrettanto fanno Questura, Carabinieri e Guardia di Finanza, ed è una strada che va seguita con costanza, a presidio in particolare di alcune aree sensibili come i parchi e la Stazione. Ma il necessario intervento repressivo non è di per sé sufficiente, perché lascia aperti almeno altri tre temi. Non mi soffermerò sull’articolato rapporto tra tossicodipendenza e carcere, che pure meriterebbe una riflessione su quanto pesi in termini di affollamento e su quanto riverberi in termini di recidiva, mancando l’obiettivo rieducante che dovrebbe appartenere alla detenzione.

Vorrei invece approfondire due aspetti, la prevenzione e la cura, che sottendono ad un tema educativo gigantesco e sottaciuto: urge lavorare per ridurre la domanda e sulla precocità dell’approccio alle sostanze. Nel 2019, il Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza ha affermato che sono sempre più numerosi i giovanissimi che fanno uso sia di sostanze stupefacenti che alcoliche, sottolineando come sia importante “un approfondimento sulla reale dimensione del fenomeno in relazione a fattori di rischio, alle strategie attuabili e validate, nonché una riflessione su modelli innovativi di intervento e prevenzione”.

Come sempre, a problemi complessi difficilmente corrispondono soluzioni facili: serve lavorare sui contesti sociali, sulle modalità di accesso, sulla conoscenza delle caratteristiche e dei danni delle diverse sostanze, avendo cura di porsi in ascolto e in dialogo con le ragazze e i ragazzi e in costante condivisione con le famiglie.

Serve un coordinamento di politiche educative, sanitarie, sociali, di mappatura dei bisogni e delle possibili risposte. Ci sono buone pratiche diffuse nei servizi sociali, nella “peer education” sviluppata in diversi istituti cittadini, nel lavoro di molti professionisti. Ma è quanto mai urgente ridare centralità, nell’attenzione pubblica, ad una sfida che è innanzitutto culturale, di consapevolezza e lungimiranza. Il consumo di droga è fenomeno mutevole, che cambia con gli anni e con la società. La prevenzione non serve solo alle persone fragili e ai loro familiari ma a tutta la comunità: è un patto di corresponsabilità.

Allo stesso modo, va fatta una riflessione sulla presa in carico che la medicina di territorio offre. Non è in discussione la qualità del servizio o del personale di Sert e Smi, quanto la capacità di raccolta del bisogno del sistema (si stimano nel Bresciano 3.000 utenti a fronte di almeno altri 6.000 consumatori non intercettati).

Un sistema che deve giocoforza attivare percorsi plurali e differenziati per utenze diverse: dai tossicodipendenti cronici, che spesso intrecciano i servizi sociali “a bassa soglia”, come senzatetto ed ex carcerati, agli “insospettabili” della cocaina, cui è dedicato – caso unico in Italia – un servizio specifico in via Lamarmora, fino ai giovani e giovanissimi che faticano a rivolgersi alla rete, nell’illusione di poterne uscire da soli. Questa è una autentica urgenza che abbiamo visto come possa, purtroppo, assumere risvolti drammatici.

Anche in questo caso, va disegnato un approccio integrato che accompagni le famiglie, le istituzioni e i diversi servizi che possono intercettare l’utenza ad un tempestivo indirizzo verso i corretti percorsi riabilitativi sanitari e psicologici.

Alle comunità il compito di organizzare e coordinare servizi e risorse, con capacità di progetto, di visione e di incontro con le persone non solo attraverso il filtro delle statistiche e delle logiche economiche. Per dirla in una frase, non mia ma di don Luigi Ciotti, da oltre 50 anni in prima linea nel contrasto alle droghe con il Gruppo Abele, “Persone, non problemi”.

Credo sia maturo il tempo per avviare una discussione sulle dipendenze, in particolare quelle dei giovanissimi, che tralasci i facili slogan (magari recitati davanti ad un citofono e ad una telecamera) e che ci porti ad esprimere progettualità nuove e innovative, capaci di salvare vite umane diversamente destinate ad una profonda lacerazione e marginazione sociale, quando non a drammatiche ed irreversibili conseguenze.

f.to Roberto Omodei

Consigliere Comunale

Gruppo Consiliare Partito Democratico

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Ultimo aggiornamento il 19 Febbraio 2021 22:36

 

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