Una giornata di vendemmia al Priore in Franciacorta | 🍷🥂 BARBERA & CHAMPAGNE/20

Sono cresciuto con lo stereotipo che la vendemmia sia lo stare in compagnia, all'aria aperta, in una bella giornata di sole. Mio malgrado, devo oggi rivedere le mie credenze....

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Priore, foto Stefano Bergomi

di Stefano Bergomi* ([email protected]) – Sono cresciuto con lo stereotipo che la vendemmia sia lo stare in compagnia, all’aria aperta, in una bella giornata di sole. Una dominante spensieratezza, fatta di chiacchiere e risate, un po’ di lavoro manuale, rilassatezza. Un piccolo paradiso per chi è abituato alla routine e allo stress del lavoro d’ufficio.

Mio malgrado, devo oggi rivedere le mie credenze, dopo l’esperienza vissuta come ospite dell’azienda Priore, a vedere per un giorno cosa significa davvero fare vendemmia.

Il cantiniere. I francesi lo definiscono con l’appellativo di chef de cave (maestro di cantina). La nobiltà del nome rende omaggio all’importanza del ruolo, visto che è il depositario del magico segreto per trasformare l’uva in e, nei migliori casi, in un buon vino.

Nel nostro caso è un giovane uomo, Daniele Rossi.

La sua mise in tuta da lavoro e stivali lo allontana dalla figura mitologica dell’alchimista, in favore di praticità e sostanza.

C’è da vuotare la pressa dalle vinacce. E bisogna farlo velocemente. Un carretto con le casette piene dell’uva appena vendemmiata attende di essere scaricato, all’ombra di un platano.

Gli ordini ai collaboratori di cantina sono impartiti con precisione, in modo da ottimizzare tempi e lavoro.

Nell’aria respiro un misto di apprensione e nervosismo. Ma penso sia normale, visto che in queste poche giornate si gioca il risultato di una intera stagione di lavoro svolto in vigna. Si è partiti con la potatura invernale e si è giunti infine a portare a maturazione i pregiati grappoli. Nel mezzo mesi intensi nei quali si è accudito, quasi coccolato, le piante di vite e i loro preziosi frutti.

Il lavoro in campagna è duro, non ammette soste e alla memoria mi sovvengono le parole con cui mio papà soleva sintetizzarne l’essenza “la tera l’è basa” (la terra è bassa – a giustificazione del mal di schiena che colpisce chi la lavora a fine giornata).

Non ultimo, il temporale di 2 giorni fa, che ha portato vento forte e grandine, ha rischiato di vanificare tutti gli sforzi profusi per avere un prodotto sano e integro, minacciandone l’eccellenza.

I vendemmiatori. Il sole alto del mezzogiorno ha fatto schizzare il termometro, che impietosamente segna già 33 gradi. La giornata per loro è iniziata molto presto al mattino, proprio per cercare di sfuggire alla calura opprimente.

I gesti sono rallentati e non si sentono molte chiacchiere, anche per il distanziamento da mantenere in conseguenza delle misure anti Covid.

Il gruppo eterogeneo conta alcuni giovani ragazzi, probabilmente studenti, donne ed extracomunitari.

Gente che non va a fare vendemmia per divertimento ma per racimolare qualche soldo.

Il compito affidatogli è solo all’apparenza facile. Ci sono grappoli incastrati tra i tralci, altri nascosti dietro le foglie, inoltre bisogna depositarli con accuratezza nelle cassette, evitando che gli acini si rompano. Dopo diverse ore di lavoro il caldo, il sudore e la fatica rischiano di annebbiare la mente, ma bisogna rimanere sempre vigili per evitare di ferirsi le dita, o di compromettere le fobici cercando di tagliare, nella foga, i fili di ferro a contenimento dei tralci.

Priore, foto Stefano Bergomi

L’azienda agricola “Priore”. Adagiata sulle morbidi colline della campagna di Calino, in via Sala, non lontano dall’omonimo laghetto, l’azienda agricola Priore rappresenta oggi una realtà unica nel panorama del comprensorio franciacortino, in quanto multicomparto e a ciclo chiuso.

E’ stata fondata nei primi anni del ‘900 per volontà del capostipite Alessandro Mingotti, integrando fin dall’origine l’attività di allevamento (bovini, mucche da latte, suini e pollame), con coltivazione a foraggio e della vite; attività diversificate tutt’oggi condotte.

Fin dagli anni ’60 la produzione vinicola è stata valorizzata con un proprio marchio e la partecipazione al consorzio di tutela, ottenendo il riconoscimento della denominazione di origine controllata per i vini prodotti, poi anche garantita con l’avvento del metodo classico .

Lo spirito imprenditoriale che accompagna le nuove generazioni che si sono succedute nella conduzione dell’azienda famigliare ha portato negli ultimi vent’anni dapprima all’apertura della macelleria e poi dell’agriturismo. Con tali iniziative è stato chiuso il cerchio a beneficio del consumatore finale, con la gestione diretta sia della produzione che della valorizzazione dei prodotti.

Priore, foto Stefano Bergomi

Filosofia produttiva. Da sempre per l’azienda agricola Priore il comparto vinicolo supporta ed integra le altre produzioni aziendali. Le circa 25.000 bottiglie realizzate annualmente vengono apprezzate sulla tavola dell’attività agrituristica, o vendute direttamente al consumatore nel punto vendita della macelleria, senza necessità di una rete di intermediazione commerciale verso l’esterno.

Nell’articolata gamma resiste la presenza di vini fermi Curtefranca, anche di selezione e riserva, oltre alle rinomate bollicine.

Vengono coltivati chardonnay e pinot nero nei vigneti collocati attorno alla sede dell’azienda a Calino, ai quali si sommano ulteriori appezzamenti ad Adro e Paderno Franciacorta.

Daniele mi racconta della scelta di vinificare separatamente le uve dei diversi vigneti, cercando di valorizzare al massimo le caratteristiche di ognuno.

La filosofia aziendale è improntata alla realizzazione di vini gastronomici, la cui beva possa accompagnare le portate a tutto pasto. La linea base delle bollicine è in conseguenza non millesimata e, su una parte del prodotto, viene svolta la malolattica (ndr, fermentazione successiva a quella alcolica che permette la trasformazione dell’acido malico in acido lattico), con l’obiettivo di ricercare godibilità e rotondità in bocca, ma anche per allargare lo spettro olfattivo e donare longevità al prodotto.

Nelle corde aziendali c’è la volontà di offrire vini di qualità unita ad un’attenta e concorrenziale politica di prezzi.

Non manca tuttavia la volontà di ricercare nuove sfide. E’ da poco terminato l’imbottigliamento della riserva 2013 “Giovanni Mingotti”, un blend di pinot nero 40% e chardonnay 60%, con 68 mesi di permanenza sui lieviti. Un altro tassello che segna il percorso di evoluzione della gamma dei vini dell’azienda, dopo il millesimato Linhander, ma che potrebbe non essere l’ultimo.

Priore, foto Stefano Bergomi

Priore Franciaocorta Dosaggio Zero

Per il suo dosaggio zero il Priore ha puntato sull’espressività dello chardonnay, lavorato in purezza, con permanenza sui lieviti di 24 mesi.

E’ vestito di un giallo paglierino, con deboli riflessi verdolini, caratterizzato da un perlage fine e persistente.

Al naso denota fin da subito la sua personalità: sensazioni di lievito accompagnate da frutta misto esotica  corroborate da sentori vegetali e di nocciola, a richiamare un archetipo di gioventù.

In bocca la bolla non risulta invasiva. Da subito si presenta con personalità irrompendo con gusto secco e freschezza, ma l’acidità è ben bilanciata dall’elegante avvolgenza dello chardonnay.

Il gusto è pieno e di buon equilibrio, con una punta di mineralità nel finale, volutamente versatile nella possibilità di abbinamento culinario, secondo le intenzioni di chi l’ha creato.

Priore, foto Stefano Bergomi

* Sommelier per passione

Ultimo aggiornamento il 15 Ottobre 2020 23:51

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Ultimo aggiornamento il 15 Ottobre 2020 23:51

 

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