🔻 Splendori e miserie del Bigio in piazza Vittoria 🔺DAL GRUPPO G9

C’è da scommetterci: ancora clamori animeranno il dibattito culturale e storico mai sopito riguardo quella che nelle intenzioni dell’architetto Piacentini doveva essere un luogo dove si poteva ravvisare un richiamo alle dechirichiane “ piazze del silenzio”…

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Una foto storica del Bigio in piazza Vittoria
Una foto storica del Bigio in piazza Vittoria

UNA FOGLIA DI VITE CONTRO” IL NOCUMENTO ALLA PUDICIZIA”: SPLENDORE E MISERIE DELLA STATUA DEL IN PIAZZA DELLA VITTORIA

di Federica Biglino – In un accesso forse di “ roico furore” iconoclasta, il 17 maggio 2017 un famoso gallerista bresciano pubblicava un post in cui si rimpiangeva la mancata distruzione della statua nominata “il Bigio” da parte dei partigiani nella primavera del 1945. Il rammarico risuonò particolarmente divisivo e forse inopportuno dato che in quegli stessi giorni le milizie dell’ISIS completavano la distruzione della città di Palmira.

Ma come è noto, la “questione del Bigio” in quei giorni aveva animato vivacemente i dibattiti cittadini e suscitato discussioni molto accese.

Il Bigio, il Luigi, il Lelo… quanti nomi e quante discussioni dalla comparsa, nel 1932,  di quell’enorme blocco di marmo di Carrara, figura emergente e verticale, non coronamento di un’ ipotetica fontana da collocare davanti al nuovissimo palazzo dell’ INA nella nuovissima piazza della Vittoria, ma opera distinta e carica di valori simbolici già da allora e da allora fulcro non solo prospettico della piazza , ma anche di forti contrasti e discussioni decennali.

Molte erano state le proposte riguardo la statua da collocare a coronamento dell’ornato della piazza: una copia della Vittoria alata, un colossale gruppo di bronzo… l’architetto Piacentini, il massimo ideologo dell’architettura monumentalistica del Ventennio, progettista della nuovissima piazza fortemente voluta dal regime per celebrare la vittoria del 1918, si affida allo scultore Arturo Dazzi, con cui ha già collaborato per la realizzazione dei gruppi scultorei del Foro italico a Roma ( già criticati allora ).

Dazzi si mette al lavoro: propone una statua alta 7,50 metri che richiami la giovinezza d’Italia e gli ideali innovatori della propaganda di regime.

L’opera, partita da Forte dei Marmi, arrivò a Brescia il 22 settembre 1932 con non poche difficoltà, come il transito da un sottopassaggio troppo basso, che si dovette scavare ulteriormente di ben otto metri per far passare il convoglio.

Il battesimo, alla presenza del Duce, avvenne il 2 novembre 1932. Epica e grondante di enfasi trionfalistica la cronaca del “ Popolo di Brescia”. Il Duce arringherà la folla dall’ Arengario, il monumento che ancora oggi conserva ben visibili ( nonostante le opportune scalpellinature) precisi riferimenti alla retorica fascista.

Il Bigio ( “Era fascista”, nome suggerito dal Duce in persona), già troneggia dall’alto dei suoi dieci metri d’altezza ( compreso il piedistallo). Sicuramente la statua più imponente mai vista a Brescia. E che vista! Le nudità impunemente esposte in un empito di italica mascolinità generano lazzi, sollazzi e interventi di sonore censure . Il vescovo Gaggia diffonde una circolare nelle parrocchie in cui raccomanda “di persuadere i genitori a non condurre figli e figlie dove la loro innocenza e pudicizia possa trarre nocumento”.

La questione del nocumento fu presa in seria considerazione  e si pensò di rimediare con l’innesto di una foglia di vite in alluminio sopra “le vergogne”.

Grande eco fu data alla questione sulla stampa locale e non, con prese di posizione veementi e toni accesi.

Finalmente la pudica copertura fu innestata (molti notarono come la copertura aveva messo ancor più in evidenza il punto anatomico incriminato). Ma la fantasia popolare non si arrese e anzi aumentarono  frizzi,  lazzi e azioni goliardiche. La peggio la ebbe il nuovo ed elegante Caffè  Impero appena inaugurato e che da allora è meglio conosciuto come “Caffè delle chiappe” data la vista panoramica che si godeva dai tavolini.

Il Bigio sembra essere stato creato per generare discussioni, animare polemiche, accendere forti contrasti. Nel periodo 1945-47 la statua fu oggetto prima di numerosi atti di sfregio che ne danneggiarono una gamba, un braccio e la famosa foglia. Da allora riposa, non in pace, un magazzino di Via Rose di Sotto.

La statua del Bigio si trova ora in un magazzino della città
La statua del Bigio si trova ora in un magazzino della città

A varie riprese, dal 1953 al 2017, si sono alternate proposte di ricollocazione in situ seguite da altrettante prese di posizione in senso contrario.

Si può sicuramente riflettere sull’opportunità di riaprire il dibattito su questioni storicamente irrequiete che propongono riflessioni su temi, come la lotta antifascista, che evidentemente si confrontano con un passato in cui risuonano le preoccupazioni del presente. Oppure si può riflettere sui costi di un’operazione già in partenza così controversa.

Di sicuro la cronaca dei decenni passati ci riporta discussioni, prese di posizione, richieste fantasiose (come quella di collocare il colosso davanti al Comune di Mazzano o al Museo delle Mille Miglia) o proposte di difficile attuazione (la collocazione in Castello o al Vittoriale di Gardone Riviera).

Come è noto, la soluzione salomonica  adottata dalla Giunta comunale nel 2017 ha deciso il posizionamento di un nuovo colosso, questa volta nero, sul piedistallo da anni in attesa del Bigio.

La statua dello scultore Mimmo Paladino, senza titolo ma ovviamente ribattezzata “el Negher”, è ancora al centro di polemiche tra chi vede un maldestro tentativo di rimozione poco armonizzato con lo stile della piazza, e chi invece la trova una buona soluzione di compromesso.

Ma c’è da scommetterci, ancora clamori animeranno il dibattito culturale e storico mai sopito riguardo quella che nelle intenzioni dell’architetto Piacentini doveva essere un luogo dove si poteva ravvisare un richiamo alle dechirichiane “ piazze del silenzio”…

Il Bigio e il Negher di Paladino, quale delle due vorreste in piazza Vittoria?
Il Bigio e il Negher di Paladino, quale delle due vorreste in piazza Vittoria?

Articolo a cura del gruppo Gruppo 2009 / G9. Ulteriori informazioni sul sito www.gruppo2009.it

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