🔴🔴🔴 Droga a chili in tutto il Nord: fermata banda di marocchini con base a Lonato

Gli investigatori ritengono che in pochi mesi i fratelli e la loro associazione abbia acquistato e ceduto, con diverse decine di singole cessioni, circa 50 chili di sostanza stupefacente ad acquirenti provenienti da diverse zone d’Italia, tra cui Mantova, Trento, Trieste e Verona

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Una banda organizzata, dedita allo di in grandi quantità in tutto il Nord Italia, le cui attività erano coordinate da due marocchini. Emergono nuovi dettagli sulla maxioperazione antidroga effettuata stamane dalla Questura di Brescia che – dalle prime luci dell’alba – ha dato esecuzione a 12 ordinanze dell’autorità giudiziaria.

Le persone coinvolte – a vario titolo – sono 9 marocchini, due albanesi e un italiano. Secondo quanto ricostruito, il gruppo criminale, tra il mese di maggio e quello di dicembre del 2018, si era reso responsabile di numerosi episodi di spaccio di sostanze stupefacenti, utilizzando come sede  organizzativa un circolo privato di Lonato del Garda.

L’ORGANIZZAZIONE DELLA BANDA

Sei marocchini – con gerarchie e compiti ben definiti – si occupavano di acquisto, consegna, detenzione della droga, mentre i due connazionali a capo del sodalizio criminale provvedevano ad impartire gli ordini e a determinare il prezzo di vendita della . Gli incontri avvenivano nel circolo lonatese, che era diventato la copertura per le attività illecite. E non parliamo di poca cosa.

L’ATTIVITA’ DI SPACCIO

Gli investigatori ritengono che in pochi mesi i fratelli e la loro associazione abbiano acquistato e ceduto, con diverse decine di singole cessioni, circa 50 chili di sostanza stupefacente ad acquirenti provenienti da diverse zone d’Italia, tra cui Mantova, Trento, Trieste e Verona, oltre ad una fitta rete di contatti intercorsi in tutta la provincia di Brescia. E a dimostrare l’importante giro d’affari c’è anche il sequestro di 200mila euro a uno degli indagati.

Le singole operazioni di spaccio andavano da un etto minimo fino a oltre un chilo. Quattro marocchini, su ordine dei due capi, provvedevano a prelevare lo stupefacente dal luogo di custodia (una vecchia cascina a Bedizzole), quindi a trasportarla e a consegnarla al cliente, al prezzo che era stato già deciso ed imposto dai due fratelli a capo dell’organizzazione. Gli ordini ai fornitori internazionali, quando la “merce” terminava, erano in codice: sono state, infatti, numerose le chiamate intercettate in cui il marocchino affermava al telefono di essere “malato”, facendo così capire all’acquirente che il gruppo era momentaneamente sprovvisto di stupefacente. In particolare è stato accertato un ordine da un chilo, avvenuto il 23 novembre 2018, pagato 29.000 euro.

Il successivo episodio di fornitura di cocaina, che portò all’arresto di uno dei marocchini, si è verificato il 20 dicembre 2018, quando il personale della Squadra Mobile documentò il passaggio di 1,2 chili da un’albanese, inseguendo il marocchino e dopo aver documentato un’evidente cessione di circa 1.2 kg di cocaina da parte di un albanese, odierno indagato, si è messo all’inseguimento del marocchino, che si diede alla fuga fino alla sua abitazione (Bedizzole). Qui furono trovati altri due marocchini oggi indagati.

L’episodio, inoltre, ha permesso agli investigatori di porre la lente di ingrandimento sul fornitore albanese di Travagliato. L’uomo, infatti, che incontrava i vertici dell’associazione criminale a bordo di un’auto di lusso, si sarebbe reso responsabile nei mesi, sulla base della ricostruzione effettuata dalla , di diverse cessioni per almeno 6 kg di cocaina, con un corrispettivo di diverse decine di migliaia di euro. In un’occasione, riferisce una nota della Questura, aveva incassato 19mila euro per due chili, mentre in una seconda ben 39mila per tre chili.

LA RETE DELLO SPACCIO AL DETTAGLIO

La droga era destinata al commercio al dettaglio, ma soprattutto a una rete capillare di “spaccini”. Tra i principali clienti dell’organizzazione criminale spicca, in particolare, un quarantenne albanese di Trento, che almeno in quattro occasioni avrebbe acquistato circa 50 grammi di cocaina e 200 grammi di hashish. Ma anche la moglie dell’albanese, una 44enne italiana, è finita nei guai: pedinata, fu trovata in possesso di 53 grammi di cocaina e 200 grammi di hashish per un valore complessivo di circa 10.000 euro. Tra i rivenditori anche un italiano di Trieste, che si riforniva di ingenti quantità di cocaina: in particolare è documentato il passaggio di un etto, il 3 agosto 2018, per 4.100 euro. Durante l’attività investigativa, a titolo di riscontro, sono state arrestati 5 persone e sequestrati 1,5 kg di cocaina ed oltre 4 kg di hashish.

IL VIDEO DIFFUSO DALLA QUESTURA

Ultimo aggiornamento il 20 Ottobre 2020 08:51

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