🔴🔴 CORONAVIRUS, ricerca universitaria dice sì a distinzioni tra province (ma dimentica che la sanità è regionale)

La solidarietà tra Regioni non c'è stata (almeno da parte di alcune, come il vicino Veneto), ma quella all'interno della Regione non è negoziabile

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H. S.Gerardo Monza © Martina Santimone-01

“Le distinzioni regionali basate sul profilo di rischio andrebbero piu’ coerentemente ridefinite quantomeno a livello provinciale”. A dirlo – secondo quanto riportano diversi media – sarebbe uno studio dell’Università di Bergamo, che ha analizzato la seconda ondata di arrivando a una conclusione ormai condivisa: in alcune zone (come Brescia, Cremona e Piacenza) l’incidenza del virus è minore che in altre della Regione (come Milano, Monza e Varese).

Lo studio – citato come un mantra da diversi sostenitori dell’uscita di Brescia dalla zona rossa – ricorda che la prima ondata aveva riguardato soprattutto la zona Sud-Ovest della Lombardia, mentre ora si è spostata ad Est. Una evidenza che si spiega – a rigor di logica – soprattutto con una maggiore immunizzazione delle popolazioni più colpite a marzo (in alcuni Comuni bergamaschi i sierologici hanno mostrato che quasi la metà degli abitanti è stato contagiato), ma anche con un maggior senso di responsabilità di chi vive in territori provati dal dramma di primavera. Un fenomeno che l’università chiama “senso di cooperazione” o “capitale civico” e che si

Da qui la conclusione che andrebbero introdotte distinzioni regionali basate sul reale profilo di rischio. Un ragionamento oggettivo. Ma la conclusione fa discutere e divide. Evocando lo stesso principio di cooperazione, infatti, va ricordato che la sanità è gestita a livello regionale, dunque gli bresciani sono tenuti – moralmente e legalmente – ad accogliere pazienti provenienti dalle zone oggi più critiche, come peraltro quelli delle altre province hanno fatto con i pazienti bresciani pochi mesi fa. Tradotto: misure restrittive regionali servono anche a garantire che i pazienti di Milano continuino a trovar posto – e guariscano –  negli ospedali di Brescia, cosa che non potrebbe accadere in caso di una diffusione più vigorosa del virus nei nostri territori. E’ questo uno dei principi che qualche mese fa ha portato il Governo a decidere un lockdown nazionale, con forti restrizioni anche per territori toccati marginalmente dal Covid. La solidarietà tra Regioni allora non c’è stata a livello sanitario (almeno da parte di alcune, come il vicino Veneto), ma quella all’interno della Regione non è oggi negoziabile.

Ultimo aggiornamento il 25 Novembre 2020 16:22

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