Brescia: lavoro e impresa nel dopo-Coronavirus | di Paolo Pagani*

Larga parte dell'imprenditoria bresciana, per un lungo periodo, si è distinta per una scarsa propensione all'innovazione da un lato, dall'altro per abiti mentali e culturali fondati su un intreccio di comando, paternalismo e ostracismo verso il sindacato

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Paolo Pagani, opinionista Bsnews.it

di * – Larga parte dell’imprenditoria bresciana, per un lungo periodo, si è distinta per una scarsa propensione all’innovazione da un lato, dall’altro per abiti mentali e culturali fondati su un intreccio di comando, paternalismo e ostracismo verso il sindacato. Non solo nei duri anni Cinquanta, ma ancora negli anni Settanta e oltre. Non a caso, fino alla fine degli anni ’70, Brescia è stata fanalino di coda in Lombardia per reddito complessivo, reddito procapite e livello di salari e stipendi. 

L’ideale, tenacemente perseguito, è stato quello di una gestione unilaterale della manodopera, senza tanti lacci e lacciuoli.  Al contrario i punti più alti l’economia bresciana li ha raggiunti quando hanno prevalso moderne relazioni sindacali e le istanze riformatrici nelle imprese.
Questa lunga premessa per dire che l’intervista al Corriere di Bonometti sembra riproporre modelli stantii, a partire dalla demonizzazione del blocco dei licenziamenti. Una misura che, invece, si sta rivelando essenziale per proteggere, qui e ora, lavoratori e imprese e che consentirà di pianificare la ricostruzione salvaguardando i diritti dei lavoratori e le esigenze delle imprese.
A Brescia ci sono tutte le condizioni per pensare ad una ricostruzione che, sfruttando anche tutte le potenzialità che si intravedono nel Recovery plan, si orienti ad una nuova fase dello sviluppo che coniughi produzione e ambiente. In questo senso un esempio sono le politiche industriali di A2A. 
La precondizione sono rapporti positivi e costruttivi con i lavoratori e il sindacato, essenziali per aggredire il nodo Gordiano del mercato del lavoro anche bresciano: la sua frantumazione. Che solo in apparenza avvantaggia l’impresa, ma in realtà allarga le disuguaglianze ed è all’origine della scarsa produttività del sistema, tra le più basse d’Europa. 
Si tratta di lasciare perdere la via bassa allo sviluppo e di imboccare quella alta. Si tratta, insomma, di dare attuazione, nel concreto, all’articolo 49 della Costituzione che mette alla pari, straordinariamente alla pari, lavoratori e imprese. Solo così, per citare una fonte più che autorevole, si può evitare che a questa crisi si sommi il dramma di sprecarla. 

* segretario provinciale di Articolo UNO di Brescia 

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Ultimo aggiornamento il 22 Gennaio 2021 09:11

 

 

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