Transizione ecologica e Ambiente: gli impegni green del Governo Draghi

Sulla scia di quanto è stato già fatto di positivo dai governi Conte e Conte Bis, nell’ottica della riduzione delle emissioni inquinanti entro il 2030 e del raggiungimento delle emissioni zero entro il 2050, scopriamo quali saranno gli obiettivi green nell’agenda dell’attuale governo Draghi

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Albero - foto da Pixabay

Sulla scia di quanto è stato già fatto di positivo dai governi Conte e Conte Bis, nell’ottica della riduzione delle emissioni inquinanti entro il 2030 e del raggiungimento delle emissioni zero entro il 2050, scopriamo quali saranno gli obiettivi green nell’agenda dell’attuale governo Draghi, spaziando dalla grande novità introdotta con il ministero della transizione ecologica agli obiettivi globali da raggiungere attraverso lo sforzo comune con le altre potenze mondiali.

Ministero della transizione ecologica

Quando qualche settimana fa in molti (ma non tutti) sono rimasti sorpresi dall’introduzione di questo nuovo ministero diretto da Roberto Cingolani, personaggio di spicco dei 5 Stelle.

A fare chiarezza sull’importante compito che andrà a rivestire questo ministero, ci ha pensato lo stesso ministro Cingolani affermando che l’obiettivo e l’azione della Transizione ecologica sarà incentrata su tre focus principali:

  • tutela della natura, del territorio e del mare;
  • transizione ecologica, in materia di infrastrutture, rapporti con pubblico e privato e implementazione massiccia delle fonti rinnovabili;
  • interdipendenza della sfida climatica e di quella energetica.

Come affermato anche da Bill Gates nel suo ultimo libro Come evitare un disastro climatico (che consigliamo di leggere se si è interessati alle tematiche ambientali), capire come rendere sostenibile la struttura energetica grazie alle nuove compagnie energetiche in Italia e allo sforzo con le altre nazioni sarà di fondamentale importanza per combattere il surriscaldamento globale ed evitare, per l’appunto, una catastrofe ambientale.

Per queste ragioni, il ministero si occuperà anche di Politica energetica, con competenze che spaziano dal miglioramento delle infrastrutture energetiche alla promozione di energie rinnovabili per ridurre l’emissione dei gas responsabili dell’effetto serra.

Piano nazionale ripresa e resilienza (PNRR)

Nell’agenda green del governo Draghi troviamo anche alcuni passaggi importanti del PNRR, che definirà come e quando verranno utilizzati i fondi destinati al Recovery Plan.

La produzione di energia attraverso le fonti rinnovabili, l’ampliamento della rete ferroviaria veloce, il miglioramento delle infrastrutture relative alla distribuzione dell’energia per i mezzi di locomozione alimentati con energia elettrica, il monitoraggio e la riduzione dell’inquinamento dell’aria e dell’, la produzione e la distribuzione di idrogeno a zero impatto ambientale; sono i punti più importanti che verranno implementati nella nuova versione del PNRR.

Secondo Mario Draghi, infatti, nella versione Conte del PNRR erano sì presenti e previsti importanti interventi per lo sviluppo ambientale sostenibile, ma questi erano soltanto abbozzati e non erano coadiuvati da progetti coerenti e concreti.

L’approccio differente a questo tipo di interventi è la ricetta del presidente del consiglio Draghi, che afferma: non sarà sufficiente elencare i progetti che si vogliono portare a termine da qui a pochi anni. Per raggiungere la riduzione delle emissioni entro il 2030 e il grande obiettivo comune con l’Unione Europea di arrivare a zero emissioni nette di CO2 e altri gas clima-alteranti entro il 2050, bisognerà capire chiaramente i progetti da attuare entro il 2026.

Protocollo di Kyoto e accordo di Parigi

Come singolo paese dell’Unione Europea sarebbe sciocco pensare che sarà possibile raggiungere alcuni obiettivi ambientali ed energetici senza il supporto, l’aiuto e la collaborazione delle altre grandi potenze mondiali.

Per questa ragione, il governo Draghi dovrà collaborare attivamente e in maniera forte e determinata con l’Unione Europea, gli Stati Uniti, la Cina, la Russia e le altre potenze mondiali per rispettare le linee guida dei negoziati climatici come il rinnovato protocollo di Kyoto e l’accordo di Parigi: nel primo, i paesi che hanno sottoscritto il trattato si impegnano a ridurre il quantitativo delle proprie emissioni di gas ad effetto serra; nel secondo, nato nel 2015, gli obiettivi del protocollo di Kyoto vengono confermati e ampliati, stabilendo un quadro globale per evitare gli effetti più pericolosi dei cambiamenti climatici e limitare il riscaldamento globale al di sotto dei 2ºC, soglia considerata potenzialmente irreversibile dagli esperti in materia.

 

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