🔻 Brescia e il volo di Kafka 🔺DAL GRUPPO G9

E’ la prima commedia di Egidio Bonomi, redattore del “Giornale di Brescia”. La scrisse nel 1979, in dialetto e in versi, per le insistenti sollecitazioni di Gianni Boninsegna, commerciante, impegnato nel volontariato per i portatori di handicap, più tardi sindaco di Brescia...

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Curtiss pilota con D'annunzio: immagine di finzione su cartolina, foto su gentile concessione Giornale di Brescia

di Mario Baldoli“La sentinella bresciana” del 9 settembre del 1909 annuncia:

Brescia non vide mai – neanche durante le corse internazionali degli automobili – una folla così varia e imponente. E’ il primo Concorso internazionale di aeroplani.

A Riva del Garda tre giovanotti di Praga, intorno ai 26 anni circa, Franz Kafka, il suo amico Max Brod e il fratello Otto leggono, stupiscono e subito su suggerimento di Kafka, decidono di non perdere lo spettacolo.

“La sentinella” è entusiasta: La città rigurgita: gli alberghi e le case private non hanno più stanze. Insufficiente il servizio tranviario, Il restaurant che funzionerebbe per 2.000 persone diviene insufficiente per 5.000, le cucine devono essere difese da due schiere di guardie di finanza, e i camerieri avrebbero bisogno per giungere dal buffet ai loro tavoli di una scorta di carabinieri.

I tre prendono il battello e in un pomeriggio – senza problemi di passaporto – da Riva (l’Austria italiana) arrivano a Desenzano, sapendo che, scrive Kafka: Dove c’è una calca così paurosa tutto si svolge di solito democraticamente, e dove non c’è posto non occorre cercarlo.

A Desenzano prendono il treno per Brescia: Entriamo nel buco nero della stazione di Brescia, dove la gente strilla come se il terreno le bruciasse sotto i piedi. Nella massa stanno ben attenti a non perdersi di vista.

Raggiungono un albergo: il più sudicio che abbiamo mai visto, ma poi non è esageratamente sconcio. Un sudiciume che ormai che c’è non se ne parla più, un sudiciume che più non muta, che ha messo radici, che in certo qual modo rende la vita umana più salda e terrena. Non manca la lite con un vetturino che ha il prezzo alto.

Ancora un viaggetto: L’aerodromo è a Montechiari, il treno è all’altezza della strada, quindi va tra ciclisti che si avventano contro la polvere ad occhi quasi chiusi, carrozze sgangherate che accettano passeggeri fin che si vuole, automobili mostruose che sembrano in gara (..)

Io sto sul treno contro un individuo gigantesco che si regge a gambe larghe sui respingenti di due carrozze tra una doccia di polvere e fuliggine che scendono dal tetto delle carrozze oscillanti. Quando scendono sono quasi investiti da un gregge di buoi imbizzarriti. Davanti all’aerodromo c’è un grande spiazzo, mendicanti corpulenti rallentano il passo sicchè siamo tentati di scavalcarli con un salto. Sorpassiamo e siamo sorpassati, non cediamo il passo, eppure nessun veicolo ci viene addosso. L’ordine e gli infortuni sembrano impossibili. Più che camminare, saltiamo dentro l’aerodromo sotto un sole che ci prende l’uno dopo l’altro. Frammezzo e dietro trotta la cavalleria italiana.

I tre cercano i capannoni dei piloti famosi: Curtiss, Blériot, Rougier, Moucher un trentino che batte bandiera italiana nella quale ha più fiducia che nella nostra. L’asta del traguardo è vicina, ma la catapulta di partenza non si sa dove.

Per Kafka il 1908-1909 è un brutto periodo, ha scritto solo qualche racconto. Ma ora, grazie ai nostri aeroplani, la penna gli prude. Scrive perché Max, l’amico e scrittore già affermato, lo sfida: “Facciamo una cronaca, ciascuno per conto proprio, poi le confrontiamo”. Proposta ghiotta, irrinunciabile.

Qui si sono dati convegno l’alta nobiltà italiana, brillanti dame parigine e migliaia di persone che guardano a palpebre strette questo deserto assolato.  (…) Appoggiato a uno delle due ali dell’apparecchio sta Blériot che osserva i suoi meccanici al lavoro. Un operaio afferra un’ala dell’elica per metterla in moto, dà uno strattone, si ode come il respiro di un uomo robusto nel sonno, ma l’elica non si muove. Si prova una decina di volte, il motore viene oliato, sei operai gli stanno intorno, un uomo porta un pezzo di ricambio, ma non va bene, lo lavora col martello. Piccola distrazione: passa sua moglie coi due figli, vestita pesante malgrado il caldo spietato. Un’altra spinta all’elica, il motore si muove con fracasso, l’apparecchio scorre tra le zolle come una persona maldestra su un pavimento cerato.

I membri della nobiltà italiana percorrono le tribune, inchini e abbracci, segue un elenco di questi signori e signore, infine Gabriele D’Annunzio, piccolo e debole, zampetta apparentemente timido. Dalla tribuna sporge il volto energico di Puccini con un naso che si potrebbe definire da bevitore (…) Vediamo dappertutto le lunghe dame della moda odierna che svalutano tutto il resto. Preferiscono camminare, con quegli abiti non si siede bene. Tutti i visi, sotto un velo asiatico sembrano in penombra. L’abito allentato intorno al busto fa apparire, vista di spalle, tutta la figura un po’ timida; e quando queste dame appaiono un po’ timide, ne viene come un’impressione mista e irrequieta. Il corpetto è in basso che quasi non si afferra; la vita appare più larga del solito perché tutto è sottile, queste donne vogliono essere abbracciate più in basso.

All’improvviso Blériot parte, si vede il suo busto eretto sopra le ali, le gambe affondate nella macchina, un uomo imprigionato in una gabbia di legno. Quando il vento cambia, parte Curtiss, vola sulla pianura, scompare nei boschi lontani, sbocca inatteso sopra il collo torto degli spettatori, esegue cinque di tali giri (50 km in 49 minuti). Si prende il Gran Premio di Brescia, 30.000 lire. Parte anche Rougier, s’innanza superbo, ma è fuori tempo massimo, la sua è solo un’esercitazione.

E’ ora di tornare, le carrozze e tre treni zeppi fino all’ultimo respingente non partono seguendo le acrobazie di Rougier che pare tanto in alto che non si potrebbe, sembra, determinarne la posizione se non in base alle stelle che tra poco appariranno. Rougier sale ancora, mentre noi caliamo definitivamente nella campagna.

La cronaca di Kafka fu poi parzialmente pubblicata da un giornale praghese, e questa fu la sua seconda pubblicazione.

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Ultimo aggiornamento il 23 Settembre 2021 17:23
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