Candidato del centrosinistra in Loggia: c’è tempo, ma… | di Claudio Bragaglio *️⃣

Serve "un Sindaco dell’intera città e non d’un ristretto “inner circle” amicale che in certi ambienti anche del PD-ex PD va tanto di moda. Un Sindaco autorevole ed autonomo, non ostaggio d’una contesa per la conquista o il mantenimento delle briglie del  potere locale"

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Claudio Bragaglio, opinionista BsNews

di Claudio Bragaglio – C’è tempo, ma… è da sempre complicato il cammino verso la Loggia. Mentre c’è chi avrebbe già allineato al traguardo del ‘23 una propria candidatura a Sindaco, ma fingendo il contrario. Eppure la storia bresciana è buona maestra, almeno per chi la sa ascoltare.

Si dice che per conoscere un viandante Freud chieda: “da dove vieni?”, mentre Jung gli si rivolge con un “dove vai?”. Due diverse domande, ma per  sapere per davvero dove vada il viandante non si può ignorare anche da dove venga. Nella vita, ma pure nella politica. Anche locale.

Ogni passaggio, dal dopo Boni in poi, ha sempre vissuto discontinuità, quand’anche mimetizzate da apparenti continuità. Con pretese, anche di ristrette conventicole di potere, spesso scompaginate.

Infatti contro la designazione di Ciso Gitti, nel 1975 s’impose quella di Cesare Trebeschi. Il dopo Trebeschi, nel 1985, vide la scelta dell’on. Padula, del tutto estraneo alla Giunta uscente, come peraltro sempre avverrà, nonostante ricorrenti auspici di Sindaci uscenti in favore dei propri delfini.

Nel terremoto del 1990-92, le candidature delle segreterie del pentapartito saltarono in aria o durarono poco – come il Sindaco Panella – a favore d’un outsider PCI-PDS come Corsini, nel 1992. Con una spericolata operazione poi, nel 1994, lo scioglimento – in tre giorni tre! – del Consiglio Comunale, promosso dal Sindaco Corsini contro lo stesso PPI alleato ed il suo vicesindaco Odolini. In modo da impedire a Brescia  ciò che il PPI aveva fatto in Regione, ovvero una Giunta con la Lega, con Presidente il leghista Arrigoni e vice il bresciano Marchioro.

Una scelta per lo scioglimento ad alto rischio, ma che ha poi  reso possibile eleggere Martinazzoli Sindaco, con una Giunta – ante litteram- dell’Ulivo.

Nel 1998 vennero accantonate le tre proposte di Martinazzoli e per la sua successione si fece una scelta  – in emergenza – con il “richiamo alle armi” di Corsini, parlamentare da soli due anni. Che vinse il ballottaggio con il 53% contro il 47% di Della Bona, con il voto della Destra al 52,7%!

Ma il rischio del vento cambiato s’è poi visto poco dopo, quando vi fu – nel dopo Lepidi – la vittoria della Destra con Cavalli in Provincia. Infine il dopo Corsini, nel 2008, ed anche in quel caso una svolta rispetto alla Giunta uscente. Venne infatti proposto l’on. Del Bono, mentre Gruppo e Segreteria dell’ex Margherita, sostenevano il vicesindaco Morgano.

Questo il cammino del nostro viandante. Nei momenti di cambiamento s’impone lo slancio coraggioso della novità d’una testa rivolta al futuro. Non già il trascinamento della coda d’un passato, per quanto sia condiviso ed importante. Tanto meno il gioco pericoloso delle mosse con teste di legno sulla scacchiera.

Un elemento critico è dato da un voto “politico” minoritario del Centro Sinistra in città. Significativo anche il voto regionale: Gori al 37% e Fontana al 43%. Le vittorie prima richiamate, oltre che di programmi, sono state il frutto di consapevoli operazioni di candidature e di coalizioni. La stessa vittoria di Martinazzoli, a fine ’94, era debitrice verso l’azzardato scioglimento del Consiglio ed un determinante 10% delle due Liste del liberale Angelo Rampinelli.

Corre l’opinione che il buon governo sia di per sé garanzia di vittoria. Fosse vero! Ma – pur dopo l’ottimo sindaco Martinazzoli – se non fosse ritornato in campo Corsini nel ’98, quasi certa era la sconfitta. Così come dopo l’ottima Giunta di Corsini – ed il valore di Del Bono candidato  – s’è persa la partita contro Paroli.

Ogni elezione di fine ciclo fa storia a sé. Chi pensa che il buon governo di Del Bono, con il suo straordinario 54% al primo turno, sia un viatico certo per la futura vittoria fa calcoli sbagliati. Nel 2018, oltre alla forza della ricandidatura di Del Bono, ci è venuta in aiuto anche l’acrobazia degli onn. Gelmini e Paroli che, lanciatisi da entusiasti sulla stampa con un autorevole “civico” come Enrico Zampedri, si son visti poi da lui abbandonati. Tanto da doversi appellare – extrema ratio – al “pronto soccorso” di Paola Vilardi, ma con spalancata una sconfitta già annunciata. Al punto che il Centro Sinistra, con più o meno gli stessi voti del 2013 (circa 45 mila voti), ha ottenuto un 54%, ma per un’astensione del 40% degli elettori di Forza Italia e del 20% della Lega (Istituto Cattaneo).

La partita dei prossimi due anni è invece ancor più complicata, anche dal quadro nazionale che sappiamo. Dai vari Comuni già persi a Brescia, da una Provincia presto al voto, ma con le vicende critiche del Piano Cave, del Depuratore sul Garda ed una coalizione da ricostruire.

Ad ogni cambio di Sindaco s’impone la novità. Per programmi, un’ampia coalizione di Centro Sinistra Civico che si confronti anche con il M5S, una “rosa aperta” per davvero partecipata e non “combine” per emarginare auspicabili candidature. Quindi non come una questione interna al solo PD e neppure come la fola d’una candidatura populista per contrastare il populismo. Ma candidature di alto profilo amministrativo, culturale, con un’ampia visione civica. Com’è stato nella migliore storia cittadina: da Trebeschi a Del Bono. Un Sindaco dell’intera città e non d’un ristretto “inner circle” amicale che in certi ambienti anche del PD-ex PD va tanto di moda. Un Sindaco autorevole ed autonomo, non ostaggio d’una contesa per la conquista o il mantenimento delle briglie del  potere locale. Con la lealtà del più ampio confronto con l’intera coalizione e le diverse realtà sociali, partecipative e civiche. Predisponendoci, fin d’ora, per un impegnativo salto in alto e non già per un rovinoso salto in…basso!

Partito Democratico)

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Ultimo aggiornamento il 18 Ottobre 2021 12:49

 

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2 Commenti

  1. Chi vorrà scrivere la storia politico/amministrativa di Brescia, di parte, non potrà prescindere dalla tua formidabile memoria caro Claudio. Sul tema pure io ho detto la mia qui sopra e so che l’hai letta poiché un casuale incontro, tu verso il lavoro, io verso il medico, due mete appropriate, mi ha fatto confidarti il nome che io ho in mente; io e solo io, in verità. Però continuo a ritenere che sia il nome vincente; potrebbe esserlo anche per la Regione, ma io preferirei Brescia. Questa mattina il GdB, a firma Migliorati, elenca le difficoltà a trovare una persona “civica”, perché so, e c’è anche la tua conferma, che volete un Centro Sinistra Civico (CSC): quella persone di cui ho a te, unico, fatto il nome non ha necessità di quelle “garanzie” elencate da Migliorati e che gli altri candidati in pectore, di pochi, hanno. Quindi devi darti da fare, con la tua notoria abile discrezione. Almeno per fare un piacere a me: non vorrei infatti essere costretto al non voto qualora il candidato avesse il cognome di uno di quelli già apparsi sui giornali. Sta in salute.
    P.S. Che brutta e grossa gatta che hai con TPL. Comunque te la stai cavando bene.

  2. Grazie Elio del tuo apprezzamento. La memoria mi vien fin troppo facile nel vedere troppi smemorati, che pensan d’esser l’abici della politica in città. Con una presunzione pari solo alla loro inconsapevolezza. Gente che non si rende conto che basta un passo falso su un candidato sindaco e vicesindaco inadeguato per finire ko. Pensando non solo a ciò che farà dopo un candidato sbagliato, ma al danno che già fin d’ora si fa. Meglio: che gli si vuol far fare, presentando degli impresentabili. Per primo va tenuta presente una famosa legge dell’economia che dice: la moneta cattiva scaccia quella buona. Quindi si produce il deserto di candidature adeguate. In secondo luogo si apre un’autostrada ad una possibile e forte candidatura del centro destra…e non parlo della modestia dei nomi che girano oggi come specchi per delle inconsapevoli allodole. Per questo dico che la coalizione più ampia del CSC deve discutere e decidere una rosa ampia di candidature qualificate insieme al programma. Due momenti tra loro non separabili. Grazie Elio anche per il ns scambio di idee che hai voluto ricordare. brg

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