Prosecco Rosè Doc: successo o vanagloria? | 🍷🥂 BARBERA & CHAMPAGNE/29

L’introduzione del Prosecco Rosè è avvenuta soltanto lo scorso anno, dapprima con la modifica il 20 Maggio 2020 del disciplinare di produzione, approvato dal Comitato nazionale vini del Ministero delle Politiche agricole, quindi con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale (Giugno) e l’emissione di apposito decreto Ministeriale (Agosto), infine il via libera il 28 Ottobre da parte della Commissione Europea

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Prosecco rosè, foto di Stefano Bergomi

di Stefano Bergomi* ([email protected]) – Nell’immaginario collettivo esisteva già da tempo, non fosse altro perché con il termine “prosecco” il pubblico generalista associa un qualunque vino spumante, dalle caratteristiche fruttate e di facile beva, senza alcun grado di distinzione rispetto a vitigno, luogo e metodo di produzione.

In realtà l’introduzione del Prosecco Rosè è avvenuta soltanto lo scorso anno, dapprima con la modifica il 20 Maggio 2020 del disciplinare di produzione, approvato dal Comitato nazionale vini del Ministero delle Politiche agricole, quindi con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale (Giugno) e l’emissione di apposito decreto Ministeriale (Agosto), infine il via libera il 28 Ottobre da parte della Commissione Europea.

Iter burocratico lungo e tortuoso, giunto a coronamento di un progetto iniziato due anni prima con le prime prove di vinificazione.

Ma quali sono le caratteristiche principali del “nuovo” prosecco rosè?

Innanzitutto nella composizione varietale delle uve, con l’aggiunta di minimo 10% e massimo 15% di pinot nero, vinificato in rosso, alla glera, vitigno tipico del prosecco. La limitazione della resa per ettaro a 13,5 tonnellate per il pinot nero, contro le 18 della glera; l’effettuazione della seconda fermentazione in autoclave (metodo Martinotti) per un minimo di 60 giorni, e l’utilizzo di almeno l’85% del mosto proveniente della uve della specifica annata, per conferire all’intera produzione rosè la caratterizzazione di millesimo. La vendita è consentita a partire dal 1 Gennaio dell’anno successivo alla vendemmia, per un vino che può essere declinato, in funzione delle scelte stilistiche delle aziende produttrici, in diverse versioni di residuo zuccherino, dall’estremamente secco del dosaggio zero al mediamente dolce dell’extra dry, e tonalità di colore, dal tenue al rosa più intenso.

Trionfalistici i toni fin dall’avvio della produzione. A riguardo il comunicato stampa emanato dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, con le dichiarazioni dell’allora ministro Teresa Bellanova: “il via libero europeo consente ai produttori di un vino che da sempre oltre confine riscuote uno straordinario successo, di presidiare e conquistare un mercato sempre più ampio e che negli ultimi anni ha registrato una crescita sempre più importante in termini economici e di quantitativi.

In effetti il primo anno di produzione si è chiuso fin da subito su numeri importanti, con 16,8 milioni di bottiglie prodotte. Ma la previsione è di sfiorare già dal 2021 i 50 milioni. Per un raffronto sull’ordine di grandezza basti pensare che l’intera Franciacorta lo scorso anno ha fatto registrare vendite per 15,6 milioni di bottiglie, mentre il TrentoDoc per 9 milioni, entrambe però denominazioni a metodo classico.

D’altro canto è proprio nei numeri che il fenomeno prosecco trova la linfa vitale per autoalimentarsi. 24.450 ettari vitati, dislocati in 9 Province italiane tra Veneto e Friuli Venezia Giulia, 500 milioni di bottiglie prodotte e vendute nel 2020, l’80% all’estero, per un valore non lontano dai 2 miliardi di euro.

Ma è tutto oro quello che luccica?

Per qualche critico l’ineluttabile assecondo delle richieste di mercato poteva almeno realizzarsi nel rispetto di storia e tradizione dei luoghi di produzione, con la valorizzazione del vitigno autoctono raboso in luogo dell’internazionale pinot nero.

Inoltre, nonostante il Consorzio abbia cercato di innalzare il livello qualitativo con indicazioni produttive abbastanza stingenti da disciplinare, il prosecco rosè è reperibile soprattutto nell’ambito della GDO (grande distribuzione organizzata). Il posizionamento di prezzo rileva una media intorno ai 5 euro per bottiglia da 0,75 litri, con un valore aggiunto contenuto e non lontano del prosecco “in bianco”.

Velére 2020 – Astoria Wines – Prosecco DOC Rosè Exra dry

Astoria nasce nel 1987 per volontà dei Polegato, storica famiglia di viticoltori. Oggi è il primo vinificatore privato di Conegliano-Valdobbiadene DOCG, cuore storico del prosecco. E’ famosa per le sponsorizzazioni in ambito sportivo, soprattutto per il Giro d’Italia ciclistico.

Nel 2020 ha lanciato il suo prosecco rosè integrando la gamma “Venice”, collection di vini in onore della città e della storia antica del Regno della Serenissima. In particolare, il nome Velére omaggia le artigiane che producevano le vele per le Galee, tipiche imbarcazioni al tempo della Repubblica.

Il vino si presenta vestito di rosa tenue e con perlage persistente.

Il naso è colpito dalla solita ricchezza floreale e fruttata del prosecco, in elegante combinazione.

Il sorso, caratteristico, risulta pieno, aiutato in questo dalla struttura del pinot nero, per un gusto piacevole grazie al misurato residuo zuccherino.

Un vino equilibrato ed elegante, con quel tocco di carattere che permette di contraddistinguerlo sia dallo spumante Fashion Victim Rosè, appartenente all’ulteriore gamma di prodotti Astoria, che dai posecco rosè di molti concorrenti.

* Sommelier per passione

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Ultimo aggiornamento il 18 Ottobre 2021 12:43

 

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