Siamo tutti sullo stesso… banco! Aspetti psicologici del ritorno a scuola in tempo di pandemia | 🟢 BRESCIA VISTA DALLA PSICOLOGA

Il rientro in aula di settembre rappresenta tradizionalmente il ritorno alla normalità della vita quotidiana, poiché tornano nella “normalità” i ritmi e i tempi cambiati durante le vacanze estive. Questa volta però il “ritorno alla normalità” è diverso, sia da quello dell’epoca pre Covid, sia da quello dello scorso anno

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Doriana Galderisi, opinionista BsNews

di Doriana Galdrisi* – Il rientro in aula di settembre rappresenta tradizionalmente il ritorno alla normalità della vita quotidiana, poiché tornano nella “normalità” i ritmi e i tempi cambiati durante le vacanze estive. Questa volta però il “ritorno alla normalità” è diverso, sia da quello dell’epoca pre Covid, sia da quello dello scorso anno.

Infatti oggi, con la modalità del tutti in presenza, il rientro in classe si connota di due elementi in più: la consapevolezza e l’esperienza pregressa. Consapevolezza che essere in presenza è il frutto di un percorso compiuto grazie alla vaccinazione e che coinvolge anche la gestione dei comportamenti e degli ambienti.

Esperienza pregressa che riguarda i due anni trascorsi dagli studenti in uno stato di alterazione della loro vita scolastica, perché la scuola è stata chiusa per tanto tempo, riaperta a singhiozzo, di nuovo chiusa e continuamente rimodulata su circostanze provvisorie.

Tutto ciò quindi ha influito molto, soprattutto su chi aveva già iniziato il proprio percorso di studi in epoca pre Covid: per loro, quindi per la maggior parte di scolari e studenti, la pandemia ha interrotto la costruzione del processo di scolarizzazione, un processo composto da diversi aspetti tra cui il più importante è costituito dalla capacità di gestire, reggere e orientare la richiesta che, in termini di carichi e impegni, proviene dalle istituzioni formative.

Questo aspetto si è indebolito nel corso della pandemia per vari motivi tra cui il dover confrontarsi prima e ottimizzare poi la didattica on line. La frammentarietà della frequenza, unita alle problematiche di vita in generale, ha talvolta reso più complicato capire, reggere e far evolvere in modo maturo tutto il processo di scolarizzazione.

Vi è anche un altro elemento fondamentale nel processo di scolarizzazione: l’adattamento all’ambiente in termini di relazioni con gli altri, cioè tutto quell’aspetto di socializzazione che l’andare a scuola porta con sé, dal trasporto sui mezzi pubblici al gruppo classe, dall’incontro allargato durante le ricreazioni alle attività parascolastiche.

Il primo giorno di rientro nelle scuole bresciane, lo scorso 13 settembre, è stato un giorno di festa per i ragazzi, durante il quale non si sono registrati particolari problemi, né con il controllo dei green pass né con assembramenti. Gli orari di ingresso diversificati e l’organizzazione dei percorsi separati hanno contribuito alla buona riuscita del ritorno tra i banchi. La “prova di normalità” è andata bene, anche a detta del dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale, Giuseppe Bonelli, così come del sindaco di Brescia Emilio Del Bono che era presente alla scuola primaria di secondo grado Bettinzoli. Pure dall’agenzia del trasporto pubblico per quel giorno sono arrivate parole distensive, sebbene nei giorni successivi i problemi si siano manifestati con più evidenza.

Ora siamo in una fase di possibile assestamento, di sospensione, in attesa di capire quanto e come l’avvio delle lezioni influisca sui casi di contagio: la nuova piattaforma per il colloquio Ats-scuole, dovrebbe partire da ottobre e per ora l’avviso avviene ancora via mail.

 

 

 

In questa sorta di limbo si registra comunque una perdita di identità non solo in quanto studente, ma anche come gruppo e questo è un fattore da non trascurare per affrontare le situazioni di questo nuovo anno. Un aspetto importante di cui tenere conto è la necessità di far sì che si recuperi un senso di appartenenza, un’identità scolastica e di gruppo.

Oggi molte famiglie, già dal primo giorno, hanno avuto indicazioni precise su orari, comportamenti e perfino nomi dei docenti (mentre fino all’anno scorso non di rado si arrivava a Natale con cattedre scoperte e supplenze temporanee). Questa dimostrazione di efficienza è importante a livello di adattamento, perché dà sicurezza, funge da contenimento delle emozioni negative, pone ordine, anche mentale.

Però il rischio è che tale contesto, ancorché strutturato, faccia perdere di vista l’aspetto psico-emotivo, affettivo-relazionale: un aspetto su cui la pandemia ha agito molto in profondità e molto negativamente, spesso compromettendo la serenità degli alunni.

Non è infatti un caso il moltiplicarsi, negli ultimi tempi, di episodi di allievi che si rifiutano di andare a scuola: per loro la ripresa è infatti un’immensa fatica di riadattamento, un cambio di linea cui non si sentono pronti. Si manifesta cioè sempre più di frequente la cosiddetta “sindrome della capanna” che porta al rifiuto di uscire di casa e, nei casi estremi, all’isolamento, all’incapacità di uscire da quella sorta di “confort zone” rassicurante, creatasi in seguito all’adattamento alle restrizioni dei vari lockdown.

Per il prossimo futuro quindi sarà importante sviluppare molti aspetti, tenendo presente che, come ci dicono le neuroscienze, l’area cerebrale dell’Ippocampo (che è il vero regista, il motore del processo di apprendimento) funziona meglio quando le emozioni negative sono controllate e contenute.

Quindi è vero che ci sono programmi da recuperare, passi da compiere alla svelta, ma è altrettanto vero che è fondamentale non trascurare, anzi mettere al primo posto delle attenzioni, l’aspetto psicologico degli alunni. E’ indispensabile stimolare nei ragazzi l’insorgere di ampi spazi mentali e psicologici positivi e sereni.

Per far ciò occorre ascoltare le loro esigenze, i lori desideri, i loro sogni, parlando con loro in modo adeguato e creando un senso nuovo di appartenenza, qualora questo si sia indebolito, coinvolgendo anche soggetti, realtà, figure professionali esterni al mondo scuola propriamente detto.

Inoltre c’è bisogno di mettere l’accento sulle positività degli obblighi e delle regole, far capire che una costrizione non è necessariamente un giogo ma che, anzi, può essere presa come un’occasione per cambiare punto di vista, mettersi in gioco e scoprire nuove potenzialità di/in se stessi che magari non si sapeva nemmeno di possedere.

Occorre lavorare sul mind set, cioè mostrare ai ragazzi come avvicinarsi alla nuova realtà e vivere le situazioni e le esperienze in una maniera improntata sulle capacità di adattamento e di flessibilità nel risolvere i problemi. Curare il mind set è davvero fondamentale perché questo è una sorta di bagaglio di pensieri positivi, una capacità di fronteggiamento delle situazioni impreviste e difficili.

Valorizzare il contesto generale delle “life skills” contribuisce a creare un clima di serenità e di miglior accettazione della pandemia, dei cambiamenti, allontanando la nostalgia per tempi e situazioni che non si ripresenteranno più. Significa insomma aiutare a far vivere meglio anche il ritorno in classe, nella consapevolezza che ciò non è affatto … un gioco da ragazzi!

Grazie per l’attenzione, appuntamento tra 15 giorni.

CHI E’ DORIANA GALDERISI?

Doriana Galderisi è padovana d’origine e bresciana d’adozione: lavora nel campo della psicologia da più di 27 anni con uno studio in via Foscolo, a Brescia. Esperta in: Psicologia e Psicopatologia del Comportamento Sessuale Tipico e Atipico, Psicologia Criminale Investigativa Forense, Psicologia Giuridica, Psicologia Scolastica, Psicologia dell’Età Evolutiva, Neuropsicologia. E’ inoltre autorizzata dall’ASL di Brescia per certificazioni DSA (Disturbi specifici di Apprendimento). E’ iscritta all’Albo dei CTU, all’Albo dei Periti presso il Tribunale Ordinario di Brescia e all’Albo Esperti in Sessuologia Tipica e Atipica Centro “il Ponte” Giunti-Firenze.

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Ultimo aggiornamento il 28 Settembre 2021 15:50

 

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