*️⃣ Mimmo Lucano condannato per un gesto politico d’amore | di Donatella Albini

Esterrefatta, incredula, indignata per la sentenza che ieri ha condannato Mimmo Lucano a 13 anni e 2 mesi di carcere. È la pena che viene data ad assassini, mafiosi, trafficanti internazionali di droghe, stupratori seriali, terroristi.

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Donatella Albini

di Donatella Albini – Esterrefatta, incredula, indignata per la sentenza che ieri ha condannato Mimmo Lucano a 13 anni e 2 mesi di carcere.

È la pena che viene data ad assassini, mafiosi, trafficanti internazionali di droghe, stupratori seriali, terroristi.

Da Sindaco è stato un fedele rappresentante dello Stato, il Sindaco povero, degli immigrati poveri in una Calabria povera, come scrive Francesco Merlo su Repubblica.

Ha costruito un modello di accoglienza, sostenuto da tante e tante associazioni, da ONG, dalla rete dei comuni solidali, ha costruito un’alternativa al respingimento di esseri umani, che chiedono solo di poter vivere con dignità.

Non voglio pensare che il reato per il quale gli è stata comminata quella pena smisurata sia il reato di umanità.

D’altro canto non una prova che si sia appropriato di denaro pubblico.

Lacune amministrative? Può essere, ma non c’è appropriazione di denaro, tangenti e comunque l’errore amministrativo non è uguale a una condotta penalmente rilevante.

Mimmo ha praticato quella radicalità, che significa andare oltre la posizione rivendicativa o di contrapposizione alle logiche e ai giochi di potere, significa mettersi in relazione con altre e altri.

Si è posto la domanda, come Uomo e come Sindaco, se le vite segnate dal dolore e dalla disperazione dei migranti, lo toccavano da vicino, lo riguardavano direttamente e da lì ha agito concretamente costruendo il laboratorio Riace di accoglienza, nel segno del pieno riconoscimento dell’altro, della sua dignità e piena umanità.

Ha praticato la “regola” costituzionale della solidarietà, praticando una libertà che è innanzitutto cura delle relazioni.

Ha cambiato lo sguardo, superando l’estraneità nei confronti del suo luogo di vita e l’indifferenza per chi gli stava accanto, ha guardato alla comunità di cui era parte, pienamente consapevole della fragilità e dell’interdipendenza tra viventi.

Ha compiuto un potente gesto politico di amore.

Grazie Mimmo

io sto con te.

* Capogruppo in Loggia del Gruppo Consiliare “Sinistra a Brescia”

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  1. Esterrefatto, incredulo lo sono; indignato no. Avendo seguito solo distrattamente l’opera del sindaco Lucano a favore degli immigrati, ne avevo tratto un giudizio positivo, confortato in questo dal parere di persone che stimo. La notizia mi ha quindi sorpreso e la sentenza m’è parsa abnorme, venendo spontaneo il raffronto con sentenze per omicidio.
    Eppure non mi sono indignato, cioè non mi è venuto spontaneo quel senso di ribellione che la natura umana ci ispira davanti ad un fatto sommamente ingiusto, perché stiamo parlando di un atto compiuto da coloro che abbiamo, con la Costituzione, incaricati di amministrare la Giustizia.
    Davanti ad una sentenza noi dobbiamo solo inchinarci, chiunque essa riguardi, confidando negli ulteriori gradi di giudizio, ma si erra se diamo spazio solo ai sentimenti, nobili che siano. Rispetto quindi per la sentenza ma, ragionandoci sopra, non possiamo non sentire come pressante la necessità di una profonda revisione, anche della Costituzione se necessario, del nostro sistema giudiziario, magari vincendo le resistenze di quelle forze politiche che, sinora, tale riforma hanno ostacolato. La sovranità appartiene al Popolo, che il Popolo la eserciti dunque, tramite i suoi rappresentanti eletti, anche nei confronti della sistema giudiziario. E si spicci!
    Elio Marniga

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