Volti e risvolti delle festività natalizie | 🟢 BRESCIA VISTA DALLA PSICOLOGA

“Ma che splendore, dottoressa! Quante luci!”, “Qui è bellissimo, è già Natale!”, “Mah, scusi dottoressa, non si potrebbe togliere qualcosa?”,  “Quando toglie tutti questi addobbi? Qui c’è dell’horror vacui!”.

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Doriana Galderisi, opinionista BsNews

“AAA. Cercasi controfigura per tutto il periodo delle feste natalizie. NO PERDITEMPO”.(Peanuts)

di Doriana Galdrisi* – “Ma che splendore, dottoressa! Quante luci!”, “Qui è bellissimo, è già Natale!”, “Mah, scusi dottoressa, non si potrebbe togliere qualcosa?”,  “Quando toglie tutti questi addobbi? Qui c’è dell’horror vacui!”.

Questi sono alcuni dei tanti commenti di miei pazienti, grandi e piccoli, che, in queste settimane, sono entrati nel mio ambulatorio. Sono osservazioni che sintetizzano, in maniera spontanea e molto efficace, quelle che sono le principali reazioni e i principali vissuti interiori relativi alle feste che stiamo vivendo: il Natale e il Capodanno.

Feste che risentono della situazione pandemica in cui ci troviamo ancora oggi e del nuovo allarme per la variante Omicron: non ci sono chiusure totali come lo scorso anno, tuttavia alcune restrizioni restano, per le quali anche a Brescia sono stati rivisti i calendari dei festeggiamenti comunali. Non è possibile il tradizionale concerto di fine anno in piazza, quindi ci saranno alcune occasioni pubbliche per salutare l’anno nuovo, che puntano a valorizzare la bellezza, in modo più intimo e immerso in suggestioni di atmosfere oniriche, come, per esempio, il concerto, con installazione illluminotecnica, alla White room del museo di Santa Giulia.

Ognuno di noi sta cercando di vivere queste festività con tutta la serenità possibile, anche perché le feste, soprattutto quelle natalizie, sono degli eventi “emotigeni”, cioè dei potenti attivatori di emozioni, positive e negative.

Natale e Capodanno hanno la caratteristica di sommare la componente spirituale/religiosa a quella edonistica/ricreativa, con tutta una serie di ritualità. Il contesto festivo di fine anno  porta, però, con sé spesso tristezza, che per alcuni addirittura sfocia in depressione, nel cosiddetto Christmas Blues, e in generale in uno stato di sofferenza psicologica.

Sì, sofferenza, perché da un lato queste feste mettono di fronte alle proprie personali problematiche che talvolta derivano da perdite, assenze o rotture di legami, e, dall’altro lato, durante le feste si sente il dovere di “fare buon viso a cattivo gioco”, esternando contentezza nel festeggiare con persone e parenti che non si incontrano spesso e con i quali, talvolta, non corre “buon sangue”, non c’è accordo, così come spesso non ci sono nemmeno sentimenti d’affetto reali.

Qualcuno riesce a nascondere la tristezza, l’imbarazzo e il rifiuto interiore di questa adesione forzata alla felicità a tutti i costi indossando una maschera, che verrà tolta soltanto alla fine delle feste. E, dal momento che l’arco di tempo in cui si celebrano ricorrenze religiose e pagane da Natale alla fine dell’anno è piuttosto lungo (circa 20 giorni), il peso di questo camuffamento diventa notevole e, spesso, estremamente faticoso da sostenere.

Chi, al contrario, non esterna allegria, ma, anzi, appare triste o solitario, viene visto un po’ come la “pecora nera” della famiglia, perché si dà per scontato che a Natale si debba essere, per forza, felici e contenti. Ma magari la felicità fosse a bacchetta magica! Purtroppo la serenità a Natale non è “nelle corde” di tutti.

C’è chi mette in atto strategie per evitare gli appuntamenti familiari e di relazione programmando un viaggio proprio in questo periodo, o fingendosi malato o comunque impegnato in turni di lavoro estenuanti proprio nei giorni di festa.

E’ bene sapere, però, che festeggiare rinsalda i legami tra le persone. A metterci lo zampino c’è anche il nostro cervello che, nei rapporti interpersonali, fa scattare molti processi e stimola la produzione di ossitocina, l’ormone cosiddetto della piacevolezza, del calore umano, della capacità di allacciare e riallacciare rapporti e situazioni che si davano per scontate o si credevano perse, della tenerezza e dell’affiatamento.

Il nostro cervello è come una sorta di “cabina di regia”, anche nel nostro Natale, in quanto, tra ossitocina, cortisolo (quando la fatica e la stanchezza, in altre parole lo stress, ci assalgono), adrenalina (legata agli stati di eccitazione), serotonina (coinvolta nell’umore), contribuisce ad influenzare i nostri comportamenti con gli altri, i nostri stati d’animo, e anche i nostri desideri.

Se a questo aggiungiamo il fatto che la nostra mente in un’esperienza tende a ricordare le emozioni positive e negative e quelle legate agli ultimi eventi e non, invece, per filo e per segno tutta l’esperienza vissuta, perché sarebbe un lavoro cerebrare incredibile, (fenomeno che va sotto il nome di “Peak-end rule”, cioè la regola di “picco-fine” individuata da Daniel Kahneman, padre della neuroeconomia, grande psicologo che ricevette il premio Nobel per i suoi studi sui processi di decisione) ecco allora che… il gioco è fatto!

Consiglio: non disertare le riunioni di famiglia, soprattutto cercare di non litigare in quei momenti, perché, così facendo, si “oliano” gli ingranaggi delle reti affettivo-relazionali.

A proposito dello stress, a cui ho accennato poco sopra citando di cortisolo, sapete quale delle convenzioni natalizie crea più fatica, ansia, stress?… Quella dei… regali!!

I regali sono davvero un problema per molte persone, sia perché ci si deve concentrare sulla scelta, sia perché c’è il timore di dimenticare qualcuno, sia perché vi sono dei budget di spesa da rispettare, sia perché certe volte non si ha proprio voglia di fare un regalo a qualcuno o a nessuno in generale. Oltretutto la concentrazione sui pacchi natalizi sposta molto spesso il focus dal vero significato del regalo all’azione consumistica e di convenienza. In verità il senso del dono natalizio non sta tanto nel donare oggetti, quanto  nel pensare agli altri e nell’apprezzare chi ha dedicato del tempo a noi, scegliendo un “pensiero” proprio per noi. Questo è (o, meglio, sarebbe) il senso profondo del dono.

A questo punto, cari lettori, non posso concludere questo articolo per voi senza ricordare come ogni fine anno sia il momento di bilanci. Si chiude un periodo e se ne apre, in teoria, uno nuovo e quindi vi è una sorta di classifica di buoni propositi, una specie di top ten di migliori intenzioni.

A volte la fine dell’anno arriva talmente in fretta che è proprio il caso di concordare con Charlie Brown, che dice:  “Non può esser già un nuovo anno. Io non ho ancora finito l’anno scorso!”.

E’ così per tante persone, e così è un po’ anche per me. A questo proposito vi propongo di guardare questo mio breve video che tratta proprio di bilanci, saldi, sconti, tare… chi più ne ha più ne metta, per quel che mi riguarda in questo 2021

Ma torniamo ai buoni propositi!

Tra i “pensierini bravi” più gettonati vi è il dimagrire, lo smettere di fumare, l’essere più buoni, il lavorare meno e il sapersi prendere più tempo per sé, restare di più con i propri cari, giocare di più con i propri bambini oltre al cambiare lavoro, mettere “la testa a posto”…. Ottimi spunti, ma, ancora una volta, il funzionamento della nostra mente ci indica la necessità di fare attenzione a non esagerare perché, troppi buoni propositi spesso portano con sé delusioni o difficoltà insormontabili nel metterli in pratica. Ad aiutarci potrà essere un po’ l’esperienza di questi due anni, che, per effetto dell’impatto sulle nostre vite della pandemia, ci ha portato a considerare sempre più chiaramente quanto sia necessario ridimensionare gli obiettivi e le mete che si vogliono raggiungere e, soprattutto, selezionare i traguardi davvero più significativi per noi.

Nel concludere questo mio articolo, colgo l’occasione per augurare a tutti un buon inizio del nuovo anno; ringrazio coloro che leggono questa mia rubrica, così come il mio ringraziamento va a lettori, ascoltatori e followers che seguono, su vari canali (facebook, youtube, instagram) i miei contributi professionali.

Nel ricordare che “Natale non è tanto aprire i regali quanto aprire i nostri cuori” (Janice Maeditere) vi saluto e vi porgo l’arrivederci al prossimo anno.

Buon 2022!

CHI E’ DORIANA GALDERISI?

Doriana Galderisi è padovana d’origine e bresciana d’adozione: lavora nel campo della psicologia da più di 27 anni con uno studio in via Foscolo, a Brescia. Esperta in: Psicologia e Psicopatologia del Comportamento Sessuale Tipico e Atipico, Psicologia Criminale Investigativa Forense, Psicologia Giuridica, Psicologia Scolastica, Psicologia dell’Età Evolutiva, Neuropsicologia. E’ inoltre autorizzata dall’ASL di Brescia per certificazioni DSA (Disturbi specifici di Apprendimento). E’ iscritta all’Albo dei CTU, all’Albo dei Periti presso il Tribunale Ordinario di Brescia e all’Albo Esperti in Sessuologia Tipica e Atipica Centro “il Ponte” Giunti-Firenze.

LEGGI TUTTE LE PUNTATE DELLA RUBRICA DI DORIANA GALDERISI CLICCANDO SU QUESTO LINK

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