WWF Lombardia, nel 2021 denunciati 51 bracconieri: 43 sono bresciani

L’attività 2021 delle Guardie Venatorie Volontarie lombarde del WWF si chiude con un bilancio di 51 persone denunciate, di cui 43 nella provincia di Brescia

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bracconaggio - foto WWF Lombardia
Bracconaggio, foto genericad'archivio WWF Lombardia

L’attività 2021 delle Guardie Venatorie Volontarie lombarde del WWF si chiude con un bilancio di 51 persone denunciate, di cui 49 titolari di licenza porto fucile uso caccia; 43 di questi nella provincia di Brescia che si conferma come l’area a più alto tasso di bracconaggio.

Sono stati 63 i servizi di vigilanza svolti nel periodo di caccia consentito: nel 70% dei servizi è stata una persona in flagranza di reato, con la contestazione complessiva di 91 fattispecie penali: la percentuale servizi/denunce ben rappresenta il tasso di illegalità.

Il successivo intervento della Polizia provinciale o dell’Arma dei Carabinieri ha portato al sequestro di 45 fucili, 29 richiami acustici e 167 esemplari di avifauna, perlopiù di specie protetta.

Nell’ultimo mese, anche sollecitati da molti cacciatori, si sono svolti servizi per la repressione del triste fenomeno della “posta” alla beccaccia e al beccaccino.

“Sono giornate di vigilanza molto lunghe – si legge in una nota stampa delle guardie WWF -, che si protraggono dalla notte alla sera successiva; bisogna appostarsi nei luoghi dove la beccaccia è solita passare prima che sorga il sole o dopo il tramonto e dove viene purtroppo spessissimo uccisa illegalmente nella pratica vietata della “posta”. Anche il beccaccino, seppur in misura ridotta, viene ucciso da appostamento o al buio. Sono i cacciatori cinofili che ci chiedono di fare questi servizi e siamo ben lieti di raccogliere questo invito: fondamentale l’indicazione precisa delle località frequentate dai bracconieri. I cacciatori in molte aree hanno apposto cartelli recanti la scritta -NO ALLA POSTA- attività meritoria ma che non ferma tuttavia i bracconieri”.

Nel corso di uno di questi servizi, nel comune di Mairano, due cacciatori si davano alla fuga. Tuttavia, essendosi recati a caccia con un furgoncino recante le scritte di un’azienda con tanto di numero telefonico, venivano contattati dalle Guardie e ritornavano sui loro passi, rimediando una sanzione amministrativa per caccia fuoriorario.

“La cosa assurda – chiarisce il documento delle guardie – è che un argomento così sentito, anche da quella parte del mondo venatorio più desideroso di legalità, non ha mai trovato l’ascolto del Legislatore lombardo. La posta alla beccaccia è punita con una sanzione amministrativa da 30 euro. Tra le centinaia di modifiche alla Legge regionale mai nessuno ha voluto introdurre una sanzione proporzionale al danno che fanno i “Postaroli”.

Sempre una fuga rocambolesca ha caratterizzato un intervento nella Riserva naturale Bosco d’Isola nel Parco Regionale dell’Oglio: in piena area di assoluto divieto due persone cacciavano (uno privo di licenza) con ausilio di un richiamo acustico e abbattendo specie protette (fringuelli e pettirossi). Uno dei due veniva fermato mentre l’altro riusciva a fuggire e sono in corso le indagini dell’Arma dei Carabinieri per identificarlo.

In entrambi i casi, al di là delle violazioni in tema di caccia, va sottolineato la pericolosità di scappare in modo rocambolesco con un fucile carico di notte o in terreni accidentati.

“Alla contestazione di un illecito amministrativo o finanche penale il cacciatore deve sempre attenersi a comportamenti corretti. Scappare o ancor peggio reagire con violenza può costare caro”.

Proprio un cacciatore e un’altra persona che nel 2008 avevano aggredito a Trenzano le Guardie WWF, dopo la conferma della condanna da parte della Corte di Cassazione nel febbraio del 2021, hanno dovuto risarcire con oltre 10.000 euro i volontari, oltre ai costi legali complessivi per il procedimento che è arrivato sino alla Suprema Corte.

L’episodio accaduto nella Riserva Bosco d’Isola si aggiunge a quanto avvenuto l’ultimo giorno di caccia di gennaio 2021 quando un altro cacciatore fu sorpreso dalle Guardie WWF e dagli Agenti della Polizia Provinciale nella Riserva Naturale Bosco di Barco.

“Il bracconaggio nelle poche zone di divieto della Provincia di Brescia è cosa diffusissima, agevolata anche dalla pressoché totale assenza delle tabelle di divieto, persino nelle Zone di Ripopolamento e Cattura. Siamo stati contattati – spiegano le guardie WWF – da molti cacciatori che lamentano la caccia illegale in tale aree, che dovrebbero essere alla base di una corretta gestione faunistica soprattutto per la fauna stanziale. Chiederemo alle competenti Autorità di pianificare nel 2022 l’apposizione di nuove tabelle e intensificheremo i servizi nelle aree protette, anche e soprattutto di notte. Si ascoltano spesso le lamentele per le predazioni fatte dalle volpi, ma abbiamo oramai capito che il vero problema per la fauna stanziale, oltre al territorio sempre più banalizzato e avvelenato, sono le “volpi a due zampe” che cacciano di notte, coi fari e spesso con fucili calibro 22”.

“L’attività di vigilanza si è svolta anche durante le festività natalizie: l’ultima vittima del bracconaggio un migliarino di palude ucciso nella campagne di Dello. Ci auguriamo che il 2022 segni un cambiamento e che l’uccisione di specie protette possa diventare un eccezione e non la regola”.

Le guardie WWF invitano i cittadini a segnalare eventuali animali selvatici in difficoltà e casi di caccia illegale al numero antibracconaggio 3287308288, o tramite la pagina Facebook www.facebook.com/guardiewwflombardia”

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