Guerra, bimbo di 18 mesi ucciso dai russi: una scultura per dire no alla strage di minori

Per ricordare il dramma il pittore-scultore Francesco Guadagnuolo ha creato scultura-installazione intitolata: “Il bimbo morto” dedicandola, come simbolo del primo giorno di bombardamento in terra Ucraina, a tutti i bambini morti in guerra.

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L'opera di Francesco Guadagnolo dedicata all'Ucraina, foto da ufficio stampa

L’immagine del padre che corre in ospedale con il figlioletto in braccio – nel tentativo disperato di salvarlo dalle ferite causate da una bomba – sta facendo il giro del mondo, simbolo degli orrori della guerra. Il bimbo, 18 mesi, è morto. Ma in precedenza era toccato a 100 piccoli alunni di una scuola e a un’intera famiglia – padre, madre e due figli – che stava cercando di fuggire dalla guerra.

Per ricordare il dramma il pittore-scultore Francesco Guadagnuolo ha creato scultura-installazione intitolata: “Il bimbo morto” dedicandola, come simbolo del primo giorno di bombardamento in terra Ucraina, a tutti i bambini morti in guerra.

“Nell’opera – si legge in una nota – vediamo il viso angelico del bimbo, la testa declinata, braccia e mani ceduti lungo il piccolo bacino, immobile nel suo trapasso della morte. Il bimbo gronda di colore rosso del sangue versato, ormai esanime, si trasfigura in raccapricciante decesso appoggiato nel bianco glaciale del marmo in un solitario obitorio. Al centro, come dimenticati, i simboli della morte, due proiettili micidiali di kalashnikov usati nelle guerre moderne, stanno in piedi come vettori-sentinelle puntati verso una guerra inutile”.

“L’opera ‘Il bimbo morto’ rappresentata è un’immagine impietosa – continua il comunicato – Chi può raccontare il supplizio dei bambini? Chi può farlo in maniera indubitabile? Giusto l’arte ne ha facoltà, dove non riesce ad arrivare la parola arriva l’immagine, e lo fa Francesco Guadagnuolo artista umanitario, Ambasciatore di Pace UPF, che lotta per i diritti umani e dell’infanzia per dirci mai più bambini morti nelle guerre. Per i bambini, la guerra è il finimondo, perché li costringe a separarsi dalle loro case, dalle scuole ormai distrutte dove studiavano, come anche gli ospedali dove venivano curati. All’improvviso la maledetta guerra mette fine alle loro aspirazioni e al diritto di pensare a un loro futuro. Ma a tutto questo disfacimento non c’è giustificazione, rimane solo la miseria intellettiva di chi è contro l’umanità”.

Francesco Guadagnolo, foto da ufficio stampa

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Ultimo aggiornamento il 23 Marzo 2022 10:23

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