La formula per parlare di guerra a bambini e ragazzi: 3 x 3 = 10! | 🟢 BRESCIA VISTA DALLA PSICOLOGA

In questo periodo noi adulti, genitori ed educatori in senso ampio, siamo alle prese con domande, dubbi, richieste, informazioni che arrivano da parte dei nostri bambini e adolescenti che si trovano di fronte all'attuale doppio scenario di crisi: la guerra Russia-Ucraina e la pandemia

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Doriana Galderisi, opinionista BsNews

di Doriana Galdrisi* – In questo periodo noi adulti, genitori ed educatori in senso ampio, siamo alle prese con domande, dubbi, richieste, informazioni che arrivano da parte dei nostri bambini e adolescenti che si trovano di fronte all’attuale doppio scenario di crisi: la guerra Russia-Ucraina e la pandemia.

Per affrontare al meglio queste richieste, oggi vi illustro una formula composta dalle regole delle 3 cose da non dire né fare mai con i piccoli, delle 3 raccomandazioni da adottare, dei 3 consigli da applicare sempre e, infine, dall’unica regola aurea.

Iniziamo con il primo blocco:

1: Do not wake the sleeping dog: non svegliare mai il cane che dorme, ma controlla solo se sta effettivamente dormendo!

  1. No mental vacui horror effect: non cedere alla tentazione di spiegare tutto per filo e per segno.
  2. No time no speech: se sei di fretta non intavolare discorsi importanti ai quali già in partenza non potresti dare risposte.

Approfondiamo questa terna nel dettaglio e soffermiamoci sulla prima cosa da non fare: Cosa vuol dire non svegliare il can che dorme? Vuol dire che il genitore, nella conversazione con i bambini, non deve fare pressing, non deve, nel contesto attuale, per forza parlare della guerra.

L’atteggiamento corretto dell’adulto è quello cosiddetto della “disponibilità semi-dipendente”: essere disponibile a trattare l’argomento ma non forzatamente. L’adulto cioè esplora se ci sono effettivamente dubbi e quesiti latenti e, in tal caso, pur con gradualità, ne parla chiaramente, altrimenti non lo fa.

Perché questa regola è adeguata? Perché porre domande o affrontare argomenti nel momento sbagliato, ad esempio quando l’interlocutore non è pronto o disponibile a farlo, significa correre il rischio di slatentizzare ansia o disagio che si sarebbero potuti invece evitare. Significa rischiare di vedere la chiusura in sè del minore, o perché non sa veramente cosa dire, o perché non ha capito ancora bene.

Inoltre si rischia di avere una risposta di comodo, cioè una risposta che sia più in linea con ciò che l’adulto desidera sentirsi dire e non risulta, invece, essere il riflesso profondo del pensiero del bambino.

Passiamo ora alla seconda delle cose da non dire e non fare: no mental vacui horror effect. Questo si traduce nel non riempire la testa di bambini e ragazzi di informazioni, nel non cedere alla tentazione di spiegare tutto per filo e per segno. Ai bambini e ai ragazzi vanno fornite soltanto le informazioni in linea con il loro livello di comprensione e il loro tipo di richiesta. Dare troppe notizie o dettagliare troppe informazioni può produrre una serie di effetti negativi, che vanno dalla confusione alla creazione di ulteriori stati d’ansia. Bisogna tenere conto che registro cognitivo e funzionamento della mente dei ragazzi sono diversi da quelli degli adulti e, più l’età si abbassa, meno informazioni possono essere “processate” ed elaborate contemporaneamente. Dunque: gradualità e moderazione.

Terzo punto: no time? No speech. Se si è di fretta evitare discorsi importanti, ai quali già in origine non si possono dedicare né il tempo adatto nè la necessaria attenzione. Tutto ciò che viene comunicato senza il giusto spazio o la giusta forma, rischia, se va bene, di non essere recepito, se va male di essere addirittura non compreso, frainteso o di creare ansie e malesseri nel bambino, oltre a tramettere l’idea che tutti gli argomenti siano sullo stesso piano e questo non è un buon ‘insegnamento’!

Il secondo blocco, quello delle raccomandazioni, si articola in:

  1. Just speak simple,
  2. Operation customizing
  3. Small dose tv.

La prima raccomandazione consiglia di parlare ai minori in modo semplice, con parole concrete e per lo più conosciute. Perché questa regola è appropriata? Dapprima perché il pensiero del bambino è un pensiero concreto, non funziona ancora in modo astratto e, sia il lessico sia la rete dei concetti sono ancora in formazione.

Poi perché se sono presenti sentimenti come ansia, tristezza, angoscia o depressione, parlare in modo troppo complesso rende ancora più difficile capire cosa si sta ascoltando. Con gli adolescenti è possibile introdurre nella conversazione anche un lessico più specifico ma pure in questo è opportuno non esagerare, per non far diventare il tutto una lezione; ciò avrebbe come risultato una comunicazione poco empatica e una pessima modalità di trasmissione delle emozioni, oltre che inibire la confidenza profonda o la spontaneità dei ragazzi.

La seconda raccomandazione è l’operazione customizing, ovvero quando si parla con i figli è bene rendere “personale” il colloquio, parlare con il lessico familiare, con lo stile di comunicazione usuale. Questo perché, soprattutto nei momenti in cui vi sono delle possibili preoccupazioni o timori, un dialogo riconoscibile nella forma e nella struttura aiuta ad avvicinare, a rendere più credibile il messaggio. Inoltre è bene far sì che i figli esprimano le loro idee come vogliono: attraverso disegni, canzoni, narrazioni, temi, video o la lettura insieme di libri o la visione di film.

La terza raccomandazione si basa su: small dose tv, cioè sul ridurre allo stretto necessario l’esposizione dei bambini alle potenze dei media, tv o social che siano. La pandemia ci ha fatto capire quanto oggi tutti noi viviamo in un’epoca in cui l’infodemia la fa da padrona, ovvero vi è un ingorgo di informazioni di cui non riusciamo a valutare la fonte dell’attendibilità e questo genera distorsioni, pregiudizi, false credenze ed errori di valutazione, non educando al pensiero critico.

Occorre anche ridurre anche il tempo dei videogiochi, che spesso fanno proprio giocare alla guerra.

Nei videogiochi l’eccitazione, la sfida, la vittoria sull’altro riducono molto l’empatia e pure la capacità di riconoscere ciò che accade su uno schermo e distinguerlo da ciò che invece viene vissuto davvero, sulla pelle e sulla carne dei corpi delle persone concrete.

Passiamo adesso ai consigli da applicare sempre:

  1. Do good to think better: fare bene del bene aiuta a pensare meglio.
  2. No bad wolf effect: evitare l’effetto lupo cattivo
  3. Trust, fiducia

Questi tre consigli insistono su: non usare categorie morali come buoni versus cattivi o angeli versus demoni bensì ragionare, con i bambini ragazzi, sul fatto che la guerra è violenza e la violenza è sempre una scorciatoia per evitare la fatica di trovare soluzioni alternative ai problemi.

Risultato: LA GUERRA È UNA SCELTA. La guerra non va mai fatta assomigliare ad un bisticcio, a un battibecco, a un disaccordo, perché così facendo involontariamente si alimenta proprio la reazione cieca, egocentrica e non costruttiva alle difficoltà.

Importante è anche l’aspetto della fiducia: l’adulto, dando un esempio proprio attraverso i suoi comportamenti, deve fare attenzione a non intaccare la fiducia negli esseri umani o la speranza nella risoluzione dei problemi.

E’ bene che i genitori gli insegnanti e gli adulti tutti facciano capire a bambini ragazzi come nei momenti di difficoltà, dalla guerra alla pandemia, tutto il mondo è all’opera per trovare una soluzione agli errori.

Infine la REGOLA D’ORO: Allow: concedi!

Concedere ai bambini e ai ragazzi di continuare a vivere la loro vita, che deve essere fatta anche di allegria, esperienze positive, socializzazione e leggerezza. Ammettere perciò il fatto che i ragazzi possono giocare, ballare, cantare, innamorarsi, andare in vacanza. Ciò che il mondo vive non si deve riverberare nell’animo dei bambini come senso di colpa.

Sarà l’insieme delle regole precedentemente esposte ad insegnare ai bambini che, per aiutare gli altri, bisogna riuscire ad essere persone equilibrate e questo lo si fa anche prendendosi cura della relazione.

La speranza in un futuro migliore è la vera eredità che noi genitori lasciamo ai nostri figli.

Questo articolo rientra nella serie dei contributi straordinari proposti in questi giorni di guerra: dall’articolo di domenica scorsa 6 marzo alla puntata del 7 marzo de “La scienza di eccellenza” che potete rivedere sui miei canali social, da un articolo dedicato ai profughi afghani di qualche mese fa sempre su Bsnews al video sui pensieri dei giovani.

Con il prossimo appuntamento di questa rubrica torniamo alla cadenza abituale dei 15 giorni, modificata dall’urgenza di affrontare con voi la tragedia della guerra in corso.

Come sempre vi ringrazio per l’attenzione e potete usufruire anche di una modalità visiva e uditiva su questo tema grazie al video che ho appositamente preparato e che trovate qui!

A presto.

CHI E’ DORIANA GALDERISI?

Doriana Galderisi è padovana d’origine e bresciana d’adozione: lavora nel campo della psicologia da più di 27 anni con uno studio in via Foscolo, a Brescia. Esperta in: Psicologia e Psicopatologia del Comportamento Sessuale Tipico e Atipico, Psicologia Criminale Investigativa Forense, Psicologia Giuridica, Psicologia Scolastica, Psicologia dell’Età Evolutiva, Neuropsicologia. E’ inoltre autorizzata dall’ASL di Brescia per certificazioni DSA (Disturbi specifici di Apprendimento). E’ iscritta all’Albo dei CTU, all’Albo dei Periti presso il Tribunale Ordinario di Brescia e all’Albo Esperti in Sessuologia Tipica e Atipica Centro “il Ponte” Giunti-Firenze.

LEGGI TUTTE LE PUNTATE DELLA RUBRICA DI DORIANA GALDERISI CLICCANDO SU QUESTO LINK

Ultimo aggiornamento il 1 Maggio 2022 00:26

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