🔻 Da Casa colonica a Villa Wimmer, Villa Thode, Vittoriale, infine Museo | 🔺DAL GRUPPO G9

Come da casa colonica del quartiere di Cargnacco, a Gardone Riviera, si arrivò al museo attuale e quale fu il ruolo dei tedeschi nello sviluppo del paese...

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Villa Cargnacco ai tempi di Thode, foto da Gruppo G9

di VIOLA ALLEGRI Nel Seicento Cargnacco era una contrada agricola del comune di Gardone, costituita da una casa colonica e da un borgo più sotto.

Nel catasto austriaco di metà Ottocento, la casa era un edificio rurale fornito di macina delle olive, una legnaia e un fabbricato rustico, deposito di fieno e attrezzi invernali per la limonaia, un lavatoio davanti al cancello del giardino. Che si sappia, i primi proprietari furono i Bonzanini ricchi agricoltori. Nel 1877 la casa fu acquistata dall’ingegner Luigi Wimmer, austriaco di origine italiana, che fu patriota e sindaco di Gardone. A Gardone arrivarono altri suoi connazionali attirati dalla salubrità del paese (mezza Europa ha i polmoni malati, scriveva Kafka, anche lui sofferente di tubercolosi). Essi costruirono ville signorili in stile liberty ed eclettico, la moglie di Wimmer creò l’Hotel, poi Grand Hotel. (v. Herfried Schlude, Il lago dei tedeschi, in Il Garda, percezioni di un paesaggio, Comunità del Garda 2002).

Wimmer trasformò (oggi si direbbe pesantemente il fabbricato: demolì il fienile e il portico, intonacò la facciata (coprendo due affreschi) creò un giardino con palme, pini, cipressi, incorporò la serra di limoni, estese gli orti.

Henry Thode scopre il lago di Garda nel 1882 quando venticinquenne approda per la prima volta a Salò, per riposare e ritemprarsi dopo un estenuante studio di alcuni mesi a Venezia e s’innamora subito delle bellezze naturali del lago, che descrive in alcune lettere all’amico pittore Hans Thoma. Dieci anni dopo ci ritorna con la moglie Daniela, di salute precaria e sofferente di continue depressioni, e il 1° marzo 1892 affitta Villa Cargnacco a Gardone Riviera da Emilia Holzgaertner, vedova di Luigi Wimmer e proprietaria dell’Hotel Gardone, oggi Grand Hotel.

La cittadina rivierasca è ormai una celeberrima stazione climatica e di cura, che attira ospiti da ogni dove. I Thode si sentono molto bene a Cargnacco e per cinque anni vi tornano fino al 1898 quando, per ragioni famigliari, sono costretti a lasciare la villa. Ricompaiono poi sul lago come normali turisti nel 1900, 1905, 1907, nel 1909 prendono alloggio all’Hotel Salò e vengono a sapere che Villa Cargnacco è in vendita. La decisione è immediatamente presa, anche in considerazione dell’aggravarsi delle condizioni di salute di Daniela che ha problemi di cuore e di asma, e l’8 marzo 1910 Thode firma il contratto d’acquisto per L. 116.000 (330.000 euro circa).

Henry Thode (1857-1920), nativo di Dresda, Accademico dell’Università di Heidelberg, dedicò gran parte della sua attività scientifica all’Italia, che aveva conosciuto fin da giovane, nel corso di lunghi viaggi. Laureato in filosofia, belle arti e storia, conferenziere e pubblicista, entusiasta amante della cultura e dell’arte italiana, fu talmente colpito dal Garda da intitolare un suo libro “Somnii Explanatio – Traumbilder vom Gardasee in S.Vigilio” [letteralmente “La rivelazione del Sogno- Visioni del Lago di Garda a S.Vigilio”], traduzione e interpretazione  delle epigrafi latine sulle statue nel parco della villa rinascimentale dell’umanista Agostino Brenzone (1495-1566), oggi Villa Guarienti (v. Silvia Urbini, Somnii Explanatio, Viella 2014).

E’ un periodo magico segnato dal folle amore di Thode per la villa, sul cui arco d’ingresso fece scolpire “Somnii Explanatio”. Iscrizione che D’Annunzio nella smania di “stodeschizzare” la proprietà, fece cancellare e sostituire con Silentium et clausura.

Chi ha la fortuna di pranzare alla Locanda di Punta S. Vigilio verrà servito su piatti recanti la scritta Somnii Explanatio, che il cameriere vi dirà essere un motto di Gabriele D’Annunzio. Non è proprio vero. Nella chiesetta S.Vigilio, accanto alla Locanda, vi è una statua che raffigura il Profeta Daniele che tiene in mano un cartiglio con tale iscrizione latina. E chissà come il motto di Thode ha trovato la strada per Punta S.Vigilio!

Thode, oltre a rilevanti volumi sulla pittura tedesca, nel 1885 pubblica “Francesco d’Assisi e le origini dell’arte del Rinascimento in Italia” (Donzelli 2003), nel 1898 un’opera sul Mantegna, l’anno seguente una su Tintoretto, poi su Giotto e Correggio, pittori che fa riscoprire agli Italiani, e per oltre dieci anni lavora ad una grande opera “Michelangelo e la fine del Rinascimento” e ancora molto altro.

Fondamentale rimane il suo collegamento tra Francesco e Giotto, autori di una rivoluzione spirituale e artistica destinata a segnare l’intera storia dell’Occidente:

Francesco d’Assisi rappresenta il punto culminante di un possente movimento del mondo cristiano occidentale, di un movimento che, ben lontano dal limitarsi all’ambito religioso, è stato uno dei più genuinamente universali della nostra cultura moderna. Le sue caratteristiche principali sono state la liberazione dell’individuo e una concezione soggettiva e armonica sia della natura che della religione: tutto ciò ancora mantenuto, in apparenza, entro i limiti della fede cristiana, ma inconsciamente già teso a oltrepassare quei limiti per acquisire un significato più generale. Per quanto varie siano le forme espressive del nuovo movimento, nessuna è stata tanto eloquente come nel campo artistico. Il progresso artistico ha preceduto la realizzazione del nuovo ideale in campo politico e scientifico, così come l’alba precede la luce radiosa del giorno».

Villa Cargnacco ai tempi di Thode, foto da Gruppo G9

Presto Thode diventa una delle personalità più in vista del Garda, non solo tra gli ospiti della colonia tedesca, ma anche per la popolazione italiana. Il 6 aprile 1911 viene nominato Commendatore, e il Re Vittorio Emanuele III – motu proprio – gli conferisce la Croce di Grand’Ufficiale dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro.

Salò lo nomina cittadino onorario e nel 1912 lo fa socio dell’Ateneo.

Thode nel 1886 aveva sposato Daniela von Bulow imparentandosi con le famiglie di Liszt e Wagner, della cui musica è un vero “fanatico”. Daniela è figlia di Hans von Bulow, direttore d’orchestra, divulgatore della musica wagneriana e di Cosima Liszt, figlia del celebre compositore e pianista, che presto lasciò il marito per diventare amante e poi moglie di Wagner. Tra gli illustri ospiti che frequentano i Thode si annoverano artisti e letterati tedeschi che hanno lasciato a Villa Cargnacco testimonianze ancora oggi visibili nelle stanze del Vittoriale.

In una teca si può ammirare una preziosa copia dei Promessi Sposi che Alessandro Manzoni aveva offerto con dedica al nonno paterno di Daniela, Eduard von Bulow – antologista, novelliere e traduttore di buona fama – riconoscente per la versione che egli ne aveva fatto in lingua tedesca. Il ritratto della mamma Cosima del pittore Franz von Lenbach si trova oggi nella stanza della musica. Ma la residenza è ricca di molte altre opere: quadri e disegni di Hans Thoma, manoscritti di Wagner e di Liszt, un disegno ascritto a Jean-Auguste-Dominique Ingres ed una tavola ad olio raffigurante Il buon Samaritano attribuita a Rembrandt. Soltanto Il Fuoco di D’Annunzio – forse per i riferimenti a Liszt e a Wagner – figura tra i 6281 libri e opuscoli in quattro lingue, con prevalenza di classici tedeschi e storici dell’arte, che costituivano la biblioteca di Henry Thode e che il Vate ha opportunamente trattenuto. Mentre il pianoforte a mezza coda Steinway del nonno materno di Daniela, Franz Liszt, che usò quando venne da vecchio a Roma, si trova ora al Museo della Scala di Milano.

Nel pieno della sua carriera professionale, a 53 anni, Henry Thode lascia l’Università di Heidelberg per trasferirsi definitivamente a Villa Cargnacco con tutti i suoi averi.  Daniela è sempre più sofferente, depressa e triste, lui si allontana spesso per conferenze e congressi, il loro matrimonio comincia a barcollare e nel 1914 si separano. Thode nello stesso anno sposa la violinista danese Hertha Tegner, figlia di un magistrato di Copenhagen – ma la loro luna di miele dura poco. Nel maggio 1915 l’Italia entra in guerra e qui si infrange il “sogno” di Thode che deve lasciare precipitosamente l’Italia, Villa Cargnacco e tutti i suoi beni, per rifugiarsi a casa dei suoceri a Copenhagen, dove muore il 10 novembre 1920, povero, ammalato e amareggiato, tre mesi prima dell’arrivo di Gabriele D’Annunzio a Villa Cargnacco. Fu anche quella ricchezza di parole ed immagini che determinò la preferenza del Vate nella scelta della sua definitiva dimora sul Garda nel 1921.

ARTICOLO A CURA DEL GRUPPO G9

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