*️⃣ L’Università? Deve essere in anticipo di vent’anni | di Maria Cristina Messa*

Il testo integrale del discorso tenuto dal ministro dell'Università in occasione dell'inaugurazione dell'anno accademico a Brescia

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Il ministro Maria Cristina Messa, foto da Wikipedia

di Maria Cristina Messa* – Sono lieta di partecipare al quarantennale dell’Università di Brescia, un ateneo giovane che in un breve periodo ha acquisito un’ottima reputazione in Italia e all’estero grazie all’elevata qualità dei suoi programmi formativi e di ricerca. Questa università, come tutte le comunità accademiche, esprime un senso di apertura, di sperimentazione, di ricerca e di costante voglia di imparare dagli altri e da noi stessi, gli stessi elementi che leggo nei giovani di oggi. Sono curiosi, aperti, hanno sogni più grandi e creano modi differenti per realizzarli. Sono innovativi naturalmente.

Sono particolarmente lieta che questa inaugurazione veda la presenza anche della Commissaria europea per l’Innovazione, la ricerca, la cultura, l’istruzione e la Gioventù, Mariya Gabriel, a Brescia, una delle tante realtà coinvolta attivamente nelle strategie del Governo nei settori della formazione, della ricerca e dell’innovazione. Questo è un ateneo con una vocazione all’intenazionalizzazione (su 14.700 studenti e studentesse più di 1.000 sono stranieri).

La partecipazione della Commissaria Gabriel a questa manifestazione penso sia un segnale di come il dialogo intrapreso a Parigi sulle nuove possibilità di alleanza tra atenei europei e di titoli di studio europei possa essere una realtà. La collaborazione a livello europeo tra istituzioni universitarie è già attiva da anni, ma mi auguro si possa continuare ad investire sulla strada dell’istituzione di lauree sempre più interdisciplinari e per percorsi europei.

Il mondo accademico ha il compito di essere un passo avanti, anzi secondo Umberto Eco dovrebbe essere vent’anni in anticipo sulle grandi questioni. La velocità e la mole di cambiamenti a cui assistiamo può aver ridotto questo gap, ma per una formazione di qualità è fondamentale recuperare una visione proiettata verso il futuro.

Proviamo a cambiare lo sguardo, a spostare la prospettiva. Questi tempi così ardui ci impongono coraggio. Alleggeriamo il verticalismo che caratterizza per lo più l’offerta formativa universitaria. Innoviamo creando percorsi più flessibili, transdisciplinari, corsi che abbraccino discipline differenti dall’alfabetizzazione digitale e alle competenze per affrontare il cambiamento climatico. Il mondo del lavoro, costantemente in evoluzione, ci chiede questi cambiamenti, ma sono soprattutto i giovani a volere mettere in gioco la loro creatività e concretezza.

La scorsa estate abbiamo avviato un processo per spostare l’ottica di programmazione verso un piano orizzontale, in questo modo chi studia potrà decidere di attingere, secondo le proprie inclinazioni e il percorso che vuole costruire, a corsi che sviluppino altre competenze.

L’alta formazione e la ricerca generano crescita e i loro effetti possono essere percepiti dalle comunità. Uno degli scopi più nobili del lavoro del mondo accademico è il trasferimento di conoscenze, un obiettivo che permette di fornire alle persone le competenze di cui hanno bisogno e di creare uno scambio continuo di idee e di valorizzare le capacità. A questo proposito stiamo lavorando sia su una riforma delle classi di laurea che su un nuovo sistema di certificazione digitale delle competenze – anche trasversali – che siano riconoscibili e spendibili anche all’estero. I Micro crediti personalizzati sulla singola persona saranno creati per valorizzarne le potenzialità, le capacità e le esperienze personali – un elemento spesso ignorato, ma che contribuisce in modo determinante alla formazione delle studentesse e degli studenti.

 I giovani hanno una loro voce, un loro viaggio personale e vogliono essere ascoltati e la nostra volontà è di mettere gli studenti e le studentesse al centro delle nostre iniziative. Il 2022 d’altra parte è l’Anno europeo dei giovani.

Giovani è una parola che sentiamo sempre più spesso e che viene utilizzata in molti discorsi. La si associa in genere ad azioni future, ma i giovani sono il presente e dobbiamo fare in modo che siano loro stessi a poter costruire il futuro che desiderano. Un futuro messo a rischio da ciò che sta accadendo in Ucraina, vicino alla nostra Europa. Le immagini che ci giungono raccontano di distruzione ed orrore. A due mesi dal 24 Febbraio, data dell’attacco russo all’Ucraina, siamo qui a capire come questo conflitto abbia cambiato il nostro mondo.

Sono particolarmente fiera di come le università, i centri di ricerca, le AFAM e gli studenti e le studentesse si siano attivati per accogliere, per dare sostegno e per mostrare solidarietà verso quanti fuggono dalla guerra in Ucraina.

Abbiamo aperto le porte a studenti, studentesse, ricercatori, ricercatrici, docenti, studiosi e studiose che vogliano sottrarsi al conflitto per continuare a lavorare per la pace. Per poter rendere concreto e immediato il nostro aiuto abbiamo istituito un Fondo da 1 milione di euro per gli aiuti verso le persone in fuga da questa guerra ed è attivo un help desk informativo del Ministero per supportare le accademie, gli enti di ricerca, gli atenei nell’attivazione dell’accoglienza. Sono già stati messi a disposizione quasi 1.000 assegni di ricerca, borse di studio e progetti di accoglienza e quasi 300 borse di studio e cattedre sono state attivate ad oggi.

Preservare la voce della conoscenza e difendere la ricerca rappresentano ancora una volta il nostro modo di chiedere e generare la pace.

I giovani, ma oserei dire tutti noi, desiderano un futuro ed un presente costruiti sulla pace, sull’equità e sulla sostenibilità. Sono giovani ma comprendono l’importanza di costruire un futuro pacifico e sostenibile per gli altri, per sé e per il Pianeta.

Le nostre università stanno rispondendo a questa onda anche inaugurando la Rete delle Università per la Pace (università di Brescia e di Pisa ne sono stati promotrici con la CRUI).

Noi – pur non dimenticando che per rispondere a queste richieste occorre programmazione, coordinamento e una guida salda – dobbiamo imparare ad ascoltarli in modo aperto e dobbiamo essere pronti a rispondere agli stimoli che ci sottopongono.

Per essere pronti per le sfide che l’umanità si troverà a dover affrontare dobbiamo puntare sull’alta formazione e su competenze più trasversali. Lo stiamo facendo con i bandi per i nuovi dottorati innovativi e green, percorsi di formazione e di dottorato flessibili e interconnessi che siano sempre più in linea con le richieste e le esigenze lavorative di una società in continuo cambiamento, trasformata da processi di innovazione e digitalizzazione e alla ricerca di competenze specialistiche nuove. Abbiamo avviato di recente un programma per incrementare il numero dei dottorati, passando dagli attuali 9.000 posti a 20.000 all’anno. Abbiamo  anche riformato la disciplina dei dottorati in modo da includere percorsi di ricerca dai più tradizionali a quelli dedicati alla ricerca industriale o all’innovazione della pubblica amministrazione, garantendone l’alto livello qualitativo con una valutazione tramite un ente indipendente.

So che sto chiedendo molto ai Rettori con le riforme che il Ministero dell’Università e della Ricerca sta adottando per innovare il sistema universitario, della formazione e della ricerca, ma sono azioni necessarie per aprire questi settori e per renderli più accessibili e competitivi. Dobbiamo essere pronti. Le nostre azioni devono essere tempestive, pratiche e concrete, ce lo chiedono gli studenti e le studentesse.

L’istruzione dovrebbe essere posta in cima alla nostra agenda politica comune. E non solo a livello nazionale ma anche UE. Non è più tempo di ragionare come singoli che fanno parte di un gruppo ma come un unico sistema, i nostri giovani non vedono confini e anche noi dobbiamo riuscire ad accogliere a pieno la loro nuova concezione di cittadini europei.

La presidente europea Ursula Von der Leyen ha fatto suo e dell’Europa il motto“I Care” trasformandolo in We Care. Questa nuova generazione è nata europea, vive, sogna e agisce senza limiti. Loro hanno cura di loro, della comunità, del Pianeta e della curiosità.

Spetta a noi costruire i presupposti perché la loro visione diventi realtà, siamo noi che dobbiamo abbattere le barriere nella formazione e nel mondo della ricerca e creare una nuova cooperazione universitaria tra i Paesi UE. È nella sinergia tra i talenti, tra la ricerca e l’innovazione, tra la formazione e le imprese che possiamo trovare soluzioni e risposte alle sfide globali.

Il MUR sta lavorando con tutto il suo impegno ed insieme all’intera comunità di università e ai centri di ricerca per innovare e per costruire, sia in senso figurato che letterale.

Costruire vuol dire creare nuove opportunità:

  • con la semplificazione dei percorsi con lauree abilitanti e doppia laurea;
  • con nuovi fondi per favorire il reclutamento dei migliori talenti nel mondo della ricerca.

Costruire significa tirare su ponti internazionali e dare il via a nuovi dialoghi nazionali:

  • con il potenziamento delle occasioni di mobilità internazionale e all’interno degli atenei italiani (Erasmus italiano);
  • con investimenti per favorire lo scambio di conoscenze e risorse tra mondo accademico ed imprese (dottorati innovativi);
  • con i bandi per la creazione di 12 ecosistemi dell’innovazione (fondi pari a 1,3 miliardi di euro).

Costruire è garantire spazi di confronto liberi, aperti e inclusivi per chi abbia voglia di accettare nuove sfide:

  • con l’aumento del numero e le entità di borse di studio per gli studenti e le studentesse;
  • con gli investimenti in residenze ed edilizia universitaria – per rendere accessibile le esperienze universitarie anche a chi ha meno risorse.

Le riforme delle classi di laurea, i nuovi dottorati innovativi, i bandi per attrarre i migliori talenti e quelli per la mobilità, sono tutte tessere di questo puzzle.

Il viaggio, l’esperienza e la trasversalità delle conoscenze da sempre sono stati, insieme alla curiosità, gli ingredienti con cui si sono formati gli spiriti critici, liberi e sperimentatori che ci hanno portato alle maggiori rivoluzioni scientifiche, tecniche ed umanistiche.

Oggi dobbiamo ricreare i presupposti perché si instauri in Europa una cooperazione rafforzata tra cultura, società, università e mondo delle innovazioni. Questa nuova alleanza, che immagino sia territoriale che internazionale, può portarci a creare un nuovo ecosistema europeo con le università, i centri di ricerca e le AFAM come apri pista di nuove strade, nuove collaborazioni e un nuovo modo di interpretare la comunità.

I 15 miliardi di euro del PNRR, i fondi e la programmazione del PNR, le possibilità offerte dal programma Horizon Europe e gli investimenti privati devono essere il trampolino per intraprendere un nuovo percorso, per trovare uno slancio e un coraggio che ci porti a riconoscere il valore della competenza.

La collaborazione tra Italia ed Europa verso il progetto delle lauree europee mi auguro possa consolidarsi oggi, per mostrare come la conoscenza, la ricerca e la cultura possano essere le migliori forze di pace.

Vi auguro un Buon anno accademico

* Ministro dell’Università e della Ricerca, testo integrale del discorso tenuto in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico a Brescia


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Ultimo aggiornamento il 19 Maggio 2022 13:53

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