Perdono… non è mai troppo tardi | 🟢 BRESCIA VISTA DALLA PSICOLOGA

La Pasqua da poco trascorsa, ma anche la guerra che invece, purtroppo, non è ancora trascorsa, portano con sé un tema molto importante: quello del perdono. Un tema che, nelle celebrazioni delle festività pasquali del 2022, ha assunto una rilevanza eccezionale, influenzata proprio dal contesto bellico in cui viviamo.

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Doriana Galderisi, opinionista BsNews

1“Solo ora mi accorgo che sei una donna come me.”

(liberamente tratto da Gabriel Garcia Marquez)

di Doriana Galdrisi* – La Pasqua da poco trascorsa, ma anche la guerra che invece, purtroppo, non è ancora trascorsa, portano con sé un tema molto importante: quello del perdono. Un tema che, nelle celebrazioni delle festività pasquali del 2022, ha assunto una rilevanza eccezionale, influenzata proprio dal contesto bellico in cui viviamo.

La decisione di Papa Francesco di far portare la Santa Croce a due donne, una russa e una ucraina, è stato un gesto che ha suscitato scalpore e diverse polemiche, ma che ha pure stimolato grandi riflessioni, ha creato una sorta di insight, cioè di nuova coscienza, di intuizione rinnovata di ciò che ne sta alla base, ovvero la presa di consapevolezza della sofferenza subita e provocata.

Papa Francesco si differenzia dai precedenti per molti gesti e pensieri e questa sua particolarità lo ha fatto diventare un “personaggio” che in molti desiderano incontrare. Desiderio realizzato il lunedì dell’Angelo da centinaia di migliaia di giovani (80mila secondo gli organizzatori) che si sono ritrovati in piazza San Pietro per partecipare all’evento per i giovani organizzato dalla Cei. Tra questi vi erano anche circa 1800 adolescenti e ragazzi bresciani, provenienti da una settantina di parrocchie tra città e provincia. Per loro, come abbiamo appreso dai media locali, è stata un’esperienza  importante, di fede, di socialità, di crescita.

Condividere la Croce con una donna che appartiene ad un popolo che, in questo frangente storico, è ufficialmente additato come “nemico”, ha un potente significato simbolico. Infatti la scelta di Papa Francesco ha avuto l’effetto di creare una sorta di movimento tellurico nelle coscienze, ha scosso gli animi e, in un certo senso ha contribuito a far intuire come il perdono sia una sorta di ‘canestro ondeggiante’ , in quanto la sua qualità, la sua forma e il suo spessore possono diversificarsi molto.

Perdono e riconciliazione sono due facce di una stessa medaglia ma non necessariamente coesistono. Si può perdonare senza riappacificarsi, senza quindi agire concretamente l’uno verso l’altro, ma rendendosi comunque i liberi dall’odio e dal rancore.

Perdonare dunque è una delle dimensioni più complesse, articolate e soggettive di funzionamento del nostro animo e della nostra mente.

I modelli di analisi del funzionamento della mente ci dicono che il cammino del perdono è costellato da più tappe (quattro) e da molte fasi (venti) da raggiungere e poi da attraversare. La cosiddetta “legge dell’Ottava” formulata dal filosofo e mistico armeno Georges Ivanovič Gurdjieff o la sua ‘ curva sigmoidea’ ci dicono molto bene che ci sono cali di energie, venir meno di resistenze, durante le quali è necessario immettere “carburante” per procedere. Se tuttavia queste fasi vengono superate e si riesce ad andare avanti, il risultato è che la persona che perdona non solo è più serena, ma può addirittura fare un salto di qualità nella sua vita e provare esperienze inaspettate.

Tutto ciò ci dice da un lato come il perdono sia un processo, cioè un cammino lungo il quale ci sono stadi più o meno complessi e dolorosi, dall’altro come sia sempre una scelta, una decisione generata dal libero arbitrio della persona.

Ad ostacolare questo processo vi sono spesso dei pregiudizi, primo fra tutti quello che il perdonare sia sinonimo di debolezza.

Si tratta di un bias, cioè di un errore sistematico di giudizio, perché è invece esattamente il contrario, come attestato da molte ricerche e studi.

Il perdono genera forza, potenza, permette di entrare in una dimensione di vita libera dalla “cappa” del rancore e dal carico di tutte le emozioni negative che rendono la persona che ha subito un torto, legata a doppio nodo all’aggressore, imprigionandola in un circuito vizioso di rabbia, rancore, desiderio di vendetta.

Capiamo bene tutto ciò, anzi, lo sentiamo profondamente parte di noi, quando pensiamo al rapporto con i nostri genitori, in particolare con nostra madre.


Il rapporto con la madre è alla base del nostro essere e plasma anche il nostro modo di relazionarci con gli altri e con il mondo.

La mamma è la prima figura che ciascuno di noi incontra ed è pure la principale con cui ci si scontra. Tuttavia, nonostante traversie, difficoltà e trasformazioni della vita, il cuore non smette mai di battere per la mamma.

E’ un amore che si evolve e che può essere vissuto pienamente quando si sono superati alcuni passaggi, si sono compiute alcune scelte, tra cui, appunto, quello del perdono.

Nell’infanzia la mamma, così come anche il papà, è idealizzata, vista come una sorta di divinità, invincibile e perfetta. E’ con la crescita che si iniziano a vederne le imperfezioni, i difetti, le mancanze ed è solo con il raggiungimento dell’età adulta che è possibile accettare il dato di fatto che nostra madre è un essere umano con i lati positivi e i lati negativi che caratterizzano la stessa, comune, natura umana.

Il punto di partenza è proprio il riconoscimento del dolore, delle sofferenze, delle delusioni subite e quindi dell’incompletezza e dell’imperfezione delle figure genitoriali.

Si tratta di una fase molto difficile e dolorosa ma assolutamente necessaria perché prelude al perdono  ed è detta dello “disvelamento”, ovvero del riconoscimento delle sofferenze vissute.

E’ una fase propedeutica al perdono (pre-perdono) ma necessaria per il cammino verso l’accettazione e il perdono autentico.

Nella relazione genitori-figli, mamma-figlia o figlio, altrettanto importante è il perdono che l’adulto, il genitore rivolge in modo sincero e onesto a se stesso, per tutto ciò che non è stato in grado di realizzare o per ciò che non ha potuto vivere appieno col proprio figlio.

L’importanza di questo tipo di perdono è la liberazione dal senso di colpa, che sempre purtroppo rende deboli ed insufficienti nell’azione.

Compiere il tortuoso cammino dell’ ‘assoluzione’ fino in fondo porta ad interrompere un gorgo vizioso che spinge verso il basso, in  una spirale negativa.

Perdonare porta altresì a sanare ferite che, al contrario, se rimangono aperte, prima o poi tornano a sanguinare, e costruiscono  una sorta di gabbia invisibile attorno alla persona, impedendone l’evoluzione e costringendola ad inciampare e a cadere ripetutamente.

Le problematiche non risolte e non rielaborate sono infatti sempre foriere di scelte sbagliate, di sofferenze e difficoltà nell’esistenza adulta.

Nella mia vita professionale ho conosciuto tante persone che, pur nella gioia di essere riuscite a trovare una riconciliazione con le figure materna e paterna, si rammaricavano di averlo fatto troppo tardi.

I tempi del perdono sono variabili, strettamente personali e di ciò la psicologia ha pienamente preso atto. Se il periodo più difficile è quello dell’adolescenza e della gioventù, tuttavia prima si arriva al perdono meglio è. Non c’è un’età migliore di un’altra, ciò che conta è sapere che non è mai troppo tardi per recuperare un rapporto e per stare bene con se stessi e con gli altri e per rinunciare all’eredità del rancore e del conflitto.

 

E così, care lettrici e cari lettori, vi ringrazio per l’attenzione e vi rinvio come sempre ai miei canali social per gli approfondimenti, oltre a ricordarvi che all’interno del ciclo di incontri “La scienza di eccellenza”, patrocinato dal Comune di Brescia, il prossimo appuntamento, il trentunesimo di questo percorso scientifico, sarà venerdì 6 maggio alle ore 14 sul tema: “Il sesso dei mostri. Quando amore e morte si fondono in un tragico abbraccio. Le morti violente e i loro autori”.

Con me dialogheranno il celebre Professor Alberto Caputo, psichiatra, sessuologo, criminologo esperto di sex offenders; l’illustrissimo Giudice Roberto Spanò, Presidente della Prima Sezione Penale e Corte d’Assise di Brescia e la Dottoressa Roberta Morelli, Assessore alle Pari Opportunità del Comune di Brescia.

Nel darvi appuntamento tra 15 giorni porgo i miei più profondi auguri a tutte le mamme, le nonne, le zie… e ovviamente a tutte le bimbe  che un giorno sceglieranno di essere mamme!

Concludo con un piccolo omaggio per voi: la bellissima poesia di Umberto Saba.

Grazie e  a presto

Doriana Galderisi

Preghiera alla madre 

Vi è un nome soave in tutte le

o lingue, venerato fra tutte le genti.

il primo a che suona sul labbro

del bambino con lo svegliarsi

della coscienza. l’ultimo che mormora

il giovinetto in faccia alla morte;

un nome che l’uomo maturo e il vecchio

invocano ancora, con tenerezza

di fanciulli, nelle ore solenni della vita,

anche molti anni dopo che non è più

sulla terra chi lo portava; un nome

che pare abbia in sé una virtù misteriosa

di ricondurre al bene. di consolare e

di proteggere. un nome con cui si dice

quanto c’è di più dolce. di più forte.

di più sacro all’anima umana.

la madre..

CHI E’ DORIANA GALDERISI?

Doriana Galderisi è padovana d’origine e bresciana d’adozione: lavora nel campo della psicologia da più di 27 anni con uno studio in via Foscolo, a Brescia. Esperta in: Psicologia e Psicopatologia del Comportamento Sessuale Tipico e Atipico, Psicologia Criminale Investigativa Forense, Psicologia Giuridica, Psicologia Scolastica, Psicologia dell’Età Evolutiva, Neuropsicologia. E’ inoltre autorizzata dall’ASL di Brescia per certificazioni DSA (Disturbi specifici di Apprendimento). E’ iscritta all’Albo dei CTU, all’Albo dei Periti presso il Tribunale Ordinario di Brescia e all’Albo Esperti in Sessuologia Tipica e Atipica Centro “il Ponte” Giunti-Firenze.

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Ultimo aggiornamento il 20 Maggio 2022 06:11

 

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