Cannabis autofiorente: tre pro e tre contro da conoscere

Da diversi anni a questa parte, la coltivazione di cannabis in contesto casalingo è un hobby apprezzato e diffuso. Nel momento in cui si decide di comprare semi di cannabis, capita spesso di sentirsi raccomandare gli autofiorenti. Chi si è trovato a iniziare da zero, almeno una volta se li è sentiti consigliare. Il motivo? Quando si conversa in maniera superficiale del tema, la risposta a questa domanda è “Sono più facili da coltivare”. Quali sono i loro effettivi pro? Quali i contro? Ecco tre risposte a ciascuno dei due interrogativi

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foto d'archivio da Pixabay

Da diversi anni a questa parte, la coltivazione di cannabis in contesto casalingo è un hobby apprezzato e diffuso. Nel momento in cui si decide di comprare semi di cannabis, capita spesso di sentirsi raccomandare gli autofiorenti. Chi si è trovato a iniziare da zero, almeno una volta se li è sentiti consigliare. Il motivo? Quando si conversa in maniera superficiale del tema, la risposta a questa domanda è “Sono più facili da coltivare”. Quali sono i loro effettivi pro? Quali i contro? Ecco tre risposte a ciascuno dei due interrogativi

Semi di cannabis autofiorenti: tre vantaggi

  • Fase di crescita rapida: quando si parla dei semi di cannabis autofiorente, è necessario ricordare la rapidità della loro crescita. In linea di massima, per arrivare alla fase di fioritura ci possono volere dalle 7 alle 10 settimane. Questo aspetto rappresenta un grande vantaggio per chi ha intenzione di ottenere più raccolti nell’arco della medesima stagione.
  • Discrezione: chi coltiva cannabis autofiorente deve prepararsi a ottenere delle piante non altissime. Il motivo di questa caratteristica è legato al fatto che i semi sono ibridi della cannabis ruderalis, una varietà di cannabis originaria della Siberia che, grazie a quello che può essere definito a tutti gli effetti come un orologio interno, cresce in maniera molto rapida, resistendo ai climi rigidi.
  • Illuminazione semplice: l’illuminazione delle piante di cannabis autofiorente è estremamente semplice. Non sono richiesti particolari cambi di programma nel corso delle varie fasi di crescita. Questo rappresenta un innegabile pro per quanto riguarda il risparmio energetico, un tema oggi più che mai attuale. Attenzione, però: se si ha intenzione di ottenere raccolti di qualità, non si può ignorare totalmente l’aspetto della gestione della luce. A tal proposito, va ricordata la differenza tra gli spettri luminosi da usare in fase vegetativa e in fase di fioritura. Nel corso della prima, lasso di tempo durante il quale è bene limitare l’allungamento delle piante, è bene focalizzarsi sulle lampadine a luce blu. Quando, invece, arriva il momento della fioritura, è il caso di tirare fuori quelle a luce rossa (2700 K). Si tratta dell’opzione migliore per favorire la produzione di infiorescenze grandi e compatte.

 

Cannabis autofiorente: tre contro

La coltivazione della cannabis autofiorente comporta anche diversi contro. Come accennato all’inizio dell’articolo, ne indicheremo tre.

 

  • Resa minore: chi coltiva la cannabis autofiorente deve mettersi nell’ottica di ottenere una resa del raccolto minore rispetto a quella che, invece, avrebbe con una varietà fotoperiodica. Come mai? Il motivo è dovuto alla più volte citata rapidità di crescita. Un altro motivo per cui le piante di cannabis rendono di meno è legato al loro essere di statura non eccessiva. In virtù di questo aspetto, la singola pianta produce molti meno siti per ospitare le cime. Giusto per dare qualche numero in merito alla resa facciamo presente che, in caso di raccolti all’aperto, si ha a che fare con un range compreso tra gli 80 e i 180 grammi a pianta.
  • Cloni non di ottima qualità: un contro che diversi coltivatori esperti lamentano quando si parla di cannabis autofiorente riguarda la qualità dei cloni, da più parti considerata scarsa. In molti casi, quando si prova a coltivarli capita di avere a che fare con piante che fanno una grande fatica a svilupparsi e che non arrivano nemmeno all’inizio della fioritura.

Poca possibilità di spaziare con le tecniche di training: il terzo contro della cannabis autofiorente di cui ci occupiamo riguarda la poca possibilità di spaziare con le tecniche di training. Tra queste rientra anche il metodo LST, un approccio decisamente poco invasivo che prevede di legare verso il basso i rami della pianta e i suoi fusti per incentivare così la crescita orizzontale. Il rischio della sua applicazione è quello di aprire la strada a un vero e proprio sho

NOTA IMPORTANTE: ovviamente questo articolo si riferisce esclusivamente alle specie di cui è consentita la coltivazione secondo le modalità consentita dalla legge

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