🔴 I docenti del Tartaglia agli studenti che li accusano: “Siate responsabili”

Gli studenti lamentavano la mancanza di materiale didattico, spese troppo alte per le famiglie e presunti episodi di sessismo e razzismo.

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Coronavirus a scuola, foto da Pixabay
Coronavirus a scuola, foto da Pixabay

“Siate responsabili, è il primo modo per crescere e noi siamo qui per aiutarvi in questo, e non vediamo l’ora di diventare inutili, vedendovi diventare – speriamo – adulti”. Si conclude così la lettera aperta che i docenti dell’Istituto Tartaglia hanno deciso di inviare agli studenti dopo le proteste degli ultimi giorni, che hanno portato anche all’occupazione della palestra.

In particolare gli studenti hanno lamentato la mancanza di materiale didattico (mancherebbero tempere e materiali all’Olivieri, mentre i pc sarebbero bloccati), spese troppo alte per le famiglie (il contributo “volontario” di inizio anno è di 120 euro) e presunti episodi di sessismo e razzismo.

Accuse che il consiglio d’istituto respinge in blocco, sottolineando come i fondi per l’artistico sono gli stessi delle altre scuole, nonostante le esigenze tecniche ben diverse e come solo il 30 per cento delle famiglie lo scorso anno abbia versato il contributo volontario. Ancora, i docenti invitano gli studenti ad aver maggiore cura del materiale scolastico, troppo spesso danneggiato, e definiscono infondate e senza alcuna prova le accuse di xenofobia. Di seguito il testo integrale della lettera.

OCCUPIAMOCI DELLA NOSTRA SCUOLA. LETTERA APERTA AGLI STUDENTI DELL’ISTITUTO TARTAGLIA OLIVIERI

Gent.mi studenti,

dopo i fatti del 3 ottobre 2022, corre l’obbligo a noi tutti, che a vario titolo rappresentiamo questo Istituto (Collegio Docenti, Dirigenza, genitori del Consiglio di Istituto, personale ATA), di chiarire alcune questioni sulle quali siamo stati direttamente chiamati in causa.

È nostra ferma volontà e desiderio che le questioni da voi sollevate, seppur in modo non appropriato, non cadano nel vuoto, e che se qualche critica ci è stata mossa, possa essere l’occasione per un miglioramento. Il vostro desiderio di protagonismo nella scuola è vitale, e nessuno vuole spegnerlo, perché è quello il vero motore del nostro Istituto.

Non è nostra intenzione minimizzare le vostre istanze, motivo per cui vogliamo rispondere nel merito di alcune affermazioni fatte, che nell’estrema semplificazione della protesta, corrono purtroppo il rischio di allontanarsi dalla complessità delle cose, così tanto da risultare inesatte. E questo non possiamo permetterlo, per rispetto di chi la scuola la fa e per rispetto di chi la vive.

Speriamo che vogliate leggere con attenzione e che, anche questo, possa essere un’occasione educativa e di crescita.

La gestione dei fondi.

Ogni euro che la scuola spende è rendicontato, verificato, indirizzato e la scuola non può decidere secondo il gusto della Dirigente o della Gestione Amministrativa, ma è obbligata (letteralmente) a spendere i soldi che le sono affidati in certi ambiti, e per ciascun ambito ci sono limiti imposti. È un sistema rigido e controllato, in cui la possibilità di decidere dove e come investire è davvero molto ridotta. Se si vuole davvero entrare nel merito di certe scelte, bisogna fare lo sforzo di conoscere e comprendere ciò di cui si parla, per quanto complesso sia.

Il Liceo Artistico ha le stesse dotazioni delle altre scuole, con le quali però deve fare fronte a spese molto diverse: la scuola si regge per molte iniziative di spesa sul contributo volontario, oppure sui cosiddetti “PON”, fondi europei che vanno vinti tramite la presentazione di progetti di valore e sono ovviamente vincolati alla loro realizzazione. Altri fondi sono elargiti per progetti specifici che hanno vincoli di utilizzo. In merito al contributo volontario, è anche opportuno sottolineare come lo scorso anno esso sia stato mediamente la metà di quanto atteso e in alcune classi, specie del triennio, solo il 30% delle famiglie se ne sia fatto carico. La questione è complessa e articolata, e semplificarla significa rischiare di travisare i fatti. Se ci sono margini di miglioramento in queste scelte, il dialogo rimane aperto, con i dovuti modi e tempi.

Gli spazi espositivi e i materiali.

Per migliorare le cose, pensiamo, innanzitutto, che sia opportuno prendersi cura di ciò che si ha. Sappiamo che siete attenti ai problemi ambientali, e vi fa onore: sarebbe altrettanto onorevole rispettare le regole della raccolta differenziata, cosa che non sempre avviene. La bellezza è anche questo, è anche ordine, e l’alternativa è un circolo vizioso di sporcizia e incuria.

Spazi, muri, cavalletti, banchi, tavole per disegni sono già materiale in dotazione ed è frequentemente preda di graffiti e scritte, il cui risultato è spesso indecoroso. Il materiale affidatovi andrebbe trattato con rispetto come tutto ciò che vi viene affidato nella quotidianità, perché è “di tutti”, cioè di ciascuno, e ciascuno deve prendersene cura. La scuola ha allestito diversi spazi di espressione, sostenendo un costo non indifferente, per pannelli di legno nei corridoi: il loro utilizzo non è stato sempre adeguato.

Ci aspettiamo che ciascuno si prenda cura responsabilmente di ciò che c’è già, non farlo fa sì che la protesta risulti contraddittoria.

Avete anche, oltre ai corridoi, la Galleria al piano rialzato, dopo il terrazzo. Non sembra finora che sia stata adeguatamente sfruttata, però c’è, ed è lì per voi: tutti i docenti non aspettano altro che una vostra iniziativa. Ci piacerebbe vedervi all’opera con quella concentrazione e continuità che lo studio, il lavoro tecnico e il lavoro artistico richiedono, vorremmo vedervi dimostrare che siete in grado di fare ben più di quello che vi si chiede. Noi non siamo qui per giudicarvi, ma per tirare fuori il meglio di voi.

Per ciò che concerne i materiali vi invitiamo a visitare altre scuole italiane, e a verificare quali sono gli spazi, quanti laboratori, quanti computer a disposizione, perché siamo certi che il Tartaglia-Olivieri regge il confronto. Anche se il diritto allo studio va difeso in ogni momento, si vive in una scuola e in una società imperfette, per migliorarle è necessario il confronto continuo.

In ogni caso la scuola spende, in termini di materiali, per tele, fogli, cartoncini, colle, colori, creta, mantenimento delle aule multimediali cifre consistenti, soldi della comunità, tuttavia è nostro fermo intento non far passare l’idea che tutto è dovuto, perché non è così, né a scuola né altrove, e il diritto allo studio non coincide con questa pretesa. Insomma, ciò che vivete a scuola, quello che si cerca di far accadere a lezione è frutto di un lungo lavoro dietro le quinte, fatto di attenzione e di scelte ragionate.

Anche la riorganizzazione dei laboratori multimediali è frutto di queste scelte, che cercano di venire incontro alle necessità degli studenti, ben oltre l’ordinaria amministrazione, come ad esempio l’aver garantito ad ogni studente la licenza completa del software Adobe.

L’inclusione.

Rifiutiamo categoricamente l’accusa di essere un “sistema” razzista e xenofobo, tantopiù che di questa accusa non è stata portata nessuna prova tangibile – che non esiste! Si tratta di accuse infondate, forse pronunciate sull’onda degli argomenti in voga e buttate lì per colorire il discorso. La scuola è stata accusata di essere una scuola non inclusiva, ma non risulta a nessuno che sia mai stato leso il diritto allo studio di alcuno, tantomeno di quegli studenti e studentesse più fragili, di cui la scuola si è sempre presa cura, e chiunque abbia fatto anche un solo consiglio di classe negli ultimi vent’anni potrebbe perfettamente testimoniarlo.

Su questo aspetto parlano i numeri: il 17% degli studenti presenta fragilità certificate, alle quali i Consigli di Classe, i Coordinatori e i referenti prestano la massima attenzione, stilando per ogni allievo piani di lavoro personalizzati. Siamo anche certi che molti studenti abbiano cercato e trovato il confronto e il sostegno di cui necessitavano proprio nell’ambiente scolastico.

È stato anche detto che i docenti sono censurati e che ci sono argomenti di cui non si può parlare. Nessun docente si sente censurato, perché non c’è niente che un professore non possa dire, nel rispetto di chi ha davanti, delle sue opinioni e condizioni, ed esprimere la sua idea con onestà intellettuale e in maniera dialogica.

Il metodo della protesta.

È dispiaciuto a molti il modo in cui è iniziata e si è svolta la protesta: sarebbe stato più utile e costruttivo presentare preliminarmente almeno uno scritto, in cui fossero esposte chiaramente le necessità dell’iniziativa e le ragioni della protesta, ma così non è stato. Ciò è stato come minimo controproducente, nel caso in cui qualcuno avesse voluto intervenire con spirito collaborativo per rendersi partecipe di una civile proposta di miglioramento. A questo va aggiunto che alcuni di coloro che hanno acceso la protesta fanno parte del Consiglio d’Istituto, che – fino a prova contraria – è l’organo decisionale in cui molti degli argomenti di cui avete parlato vengono discussi e approvati. È il luogo in cui è possibile discutere e confrontarsi per ogni argomento, basta intervenire nel modo adeguato.

È certamente vero che ci sono aspetti migliorabili al Tartaglia-Olivieri, e nessuno lo mette in dubbio, ma nessuno tra quelli che avete citato. Per i docenti non si tratta di prendere la posizione dell’adulto che vuole tenervi a bada: semmai è l’opposto: desideriamo tutti che se volete muovere delle critiche, che queste siano autentiche, e che trovino posto nell’alveo della legalità: come un’assemblea, ad esempio, a cui molti dei vostri docenti sarebbero felici di partecipare e di mettersi in ascolto, perché anche il modo, la forma è già il contenuto. In una scuola in cui molte classi presentano ancora casi di positività al Covid-19, inoltre, sarebbe stato quantomeno responsabile, se non doveroso, non ignorare le più basilari tutele sanitarie, mentre si proponeva una scuola migliore.

Se poi voleste trattare temi “alti” in queste occasioni, ben venga: uscire dal mainstream dei luoghi comuni è un grande esercizio della capacità critica che si cerca di formare in voi. Lanciare una sfida presuppone l’aver sviscerato una questione, un argomento; non bastano gli slogan, per cambiare le cose, serve essere competenti. Un professore non aspetta altro che uno studente lo sfidi nella lezione, che gli ponga domande a cui non sa rispondere, non aspetta altro di vedere un’intelligenza che si risveglia, una coscienza che fiorisce, un talento che cresce.

Gli organi collegiali tutti rimangono in ogni caso a disposizione per un confronto civile nei modi e informato nei contenuti. Siate responsabili, è il primo modo per crescere e noi siamo qui per aiutarvi in questo, e non vediamo l’ora di diventare inutili, vedendovi diventare – speriamo – adulti.

(Lettera approvata nelle sedute del Collegio docenti del 4/10/22 e del Consiglio di Istituto del 5/10/22)


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