Le famiglie di fronte alle crisi della vita | 🟢 BRESCIA VISTA DALLA PSICOLOGA

La famiglia, così come tradizionalmente è intesa, è molto cambiata, e, ancora in questi tempi, è in fase di mutamento: potremmo dire che, mutuando un’espressione dalla fisica, la famiglia è passata dallo stato solido allo stato liquido, intendendo con questa espressione che ha acquisito nuove forme e quindi siamo di fronte a realtà familiari diverse.

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Doriana Galderisi, opinionista BsNews

“Caro, mi compri lo smacchiatore più potente che c’è? Sai… mi si è macchiato il Mulino Bianco!”

di Doriana Galderisi* – “Parenti serpenti” recita un adagio popolare e oggi questo si verifica ad ogni livello sociale, come si vede dalle vicende, molto reali, delle… famiglie reali! Il riferimento è agli ultimi accadimenti legati alle famiglie dei regnanti di Inghilterra, ma pure di Danimarca, che ci mostrano come, tra segreti a gossip, tra accordi e disaccordi, legami e distacchi, oggi, in ogni tipologia di famiglia, si stia assistendo ad una sorta di “svaporamento” proprio del concetto stesso di famiglia.

La famiglia, così come tradizionalmente è intesa, è molto cambiata, e, ancora in questi tempi, è in fase di mutamento: potremmo dire che, mutuando un’espressione dalla fisica, la famiglia è passata dallo stato solido allo stato liquido, intendendo con questa espressione che ha acquisito nuove forme e quindi siamo di fronte a realtà familiari diverse.

La società attuale vede infatti situazioni tra loro molto difformi, come ad esempio due nuclei riuniti in una unica grande famiglia allargata, o famiglie ricostituite non coniugate, o famiglie monogenitoriali, o quelle omosessuali, o, ancora, le famiglie divise dai divorzi e non ricostruite, che per i figli diventano due microcosmi paralleli.

Ciò che è mutato in modo particolare, come molti studi osservano e come anche nella mia pratica professionale riscontro, è la qualità della vita familiare, intendendo, nello specifico, il clima affettivo. Da una famiglia fondamentalmente normativa, prescrittiva, regolativa si è infatti passati a famiglie cosiddette affettive, dove l’attenzione principale è alla felicità dei figli, con un sempre più frequente e maggiore disequilibrio tra regole, prescrizioni, indicazioni di comportamento e protezione, coccole, affettuosità.

Tra i tanti indicatori di questo sbilanciamento in atto ve ne è uno in ascesa. Si tratta di un fenomeno che, purtroppo, si osserva sempre più, che talvolta balza alla cronaca e che io stessa, nella mia pratica professionale, riscontro con frequenza crescente, ed è il fenomeno dei figli picchiatori, figli violenti che alzano le mani sui genitori.

In una famiglia è normale, fisiologico, fa pressoché parte della stessa struttura di funzionamento, avere disaccordi, dissapori o comunque punti di vista diversi e, talvolta, può capitare di litigare in senso letterale, ma passare alle mani è un altro livello a quale non si dovrebbe giungere mai e, soprattutto, che azzera altre possibilità di dialogo e di comprensione. Il fenomeno dei figli che picchiano i genitori è indicativo di come venga valicato il confine il confine tra ruoli e venga disconosciuta l’autorevolezza genitoriale.

Solitamente nelle famiglie i motivi di discussione o di litigio vero e proprio sono legati al rispetto delle regole, all’assolvimento dei compiti per ogni componente della famiglia (fare i compiti, collaborare in casa) oppure al dispendio di denaro, o, ancora, al modo di gestire il tempo (ad esempio figli assorbiti dai tablet o dai videogiochi).

Una certa dose di conflittualità è quindi normale e frequente nelle famiglie, ma diventa, se il termometro si surriscalda, un elemento fortemente critico e negativo soprattutto nei momenti in cui le famiglie sono di fronte alle perturbazioni della vita, come possono essere forti crisi, traumi, incidenti, tragedie, cambiamenti improvvisi. È infatti in questi momenti di difficoltà che gioca un ruolo molto forte la coesione, soprattutto quella tra genitori.

Attualmente vi è un importante di cambio di paradigma ed è quello di “co-genitorialità”, che indica una sorta di alleanza e di sinergia attiva e consapevole tra i genitori. Quando ciò non avviene, quando cioè il coordinamento tra i genitori non è effettivo, o quando addirittura si insinuano competizione e antagonismo, il clima familiare è il primo elemento a risentirne.

Guarda il video!

Al contrario il clima familiare dovrebbe rappresentare una sorta di “scudo spaziale” verso le difficoltà. Gli studi concordano sul rilevare come ambienti familiari equilibrati, ragionevolmente sereni e una buona relazione tra i componenti della famiglia e il resto dei parenti diventano fattori fortemente protettivi soprattutto verso situazioni di rischio e di pericolo.

In altre parole un buon funzionamento familiare è espressione di forza, di tenuta, di resilienza, una qualità, quest’ultima, che viene insegnata e accresciuta nei figli, anche attraverso l’esempio e l’esperienza quotidiana.

Il termine resilienza, ormai molto usato, deriva dal latino resilire, che, letteralmente, significa rimbalzare e che, tradotto in ambito psicologico e relazionale, significa la capacità di “reggere senza rompersi” di fronte ad un evento perturbante.

L’idea di resilienza è anche qualcosa in più, infatti secondo lo Stockholm Resilience Centre (centro di ricerca sulla resilienza e la scienza della sostenibilità dell’Università di Stoccolma) resilienza è la “capacità di un sistema (che sia un individuo, un ambiente naturale, una città o l’economia) di affrontare il cambiamento e continuare a svilupparsi”.

La resilienza, che non implica invulnerabilità, che non implica assenza di dolore e che non implica nemmeno immunità alla sofferenza, è qualcosa che può essere acquisita e imparata da tutti. Quindi non è un attributo magico, non è un potere da super eroe, bensì è qualcosa di “normale”.

Esistono vari tipi di resilienza, come quella fisica, quella emotiva, quella psicologica e quella di comunità ed è proprio quest’ultima ad essere un riferimento in tema di famiglie. Con l’espressione “resilienza familiare” si fa riferimento a come un nucleo familiare possa essere in grado, nel suo insieme, di resistere alle catastrofi, di non frantumarsi, di rimanere coeso di fronte alle disgrazie, alle tragedie e di mantenere una traiettoria di percorso di vita e, perché no, anche di migliorarla.

È pertanto molto importante sia avere chiaro come andare d’accordo, essere sinergici, stabilire alleanze e solidarietà sia sapere che la capacità di resiliere, si sviluppa e si impara.

Ecco quindi che la famiglia perfetta del Mulino Bianco, che è una famiglia non reale, può essere, per così dire, sbiancata, se si dispone di importanti ingredienti anti-macchia.

Vediamo il “quadrifoglio smacchiatore”, o meglio, il “quadrifoglio della felicità”. Battute a parte vediamo il pattern di strategie della famiglia resistente, ovvero l’insieme delle modalità più appropriate per sviluppare resilienza e climi familiari positivi.

1- “Non chiedermi se sono felice”: questa frase è una provocazione, perché è riferita al fatto che la felicità (che è un concetto complesso) passa attraverso la tolleranza alle frustrazioni e anche la capacità di controllo e di gestione dei propri limiti. Quindi vi deve essere un’attenzione ben bilanciata tra aspetti pratici, regolatori, normativi del vivere insieme e quelli affettivi, emotivo-sentimentali. In altre parole: occhio all’evaporazione delle regole (per evitare che la famiglia dallo stato liquido passi a quello gassoso!!!). O, ancora, per citare le parole di George Burns: “Felicità è avere una famiglia numerosa, amorevole, premurosa e affiatata…. In un’altra città!”.

2- “Metti un timer”: anche questa frase è provocatoria. Vuol dire che ogni tanto ci si deve ricordare di controllare e di pensare al tempo che scorre, perché accettare il cambiamento, le trasformazioni, che nulla rimane immobile e fermo, è il primo passo per predisporsi con una mente aperta alle modificazioni che la vita porta con sé. Quando pensiamo alla crescita dei figli, abbiamo molto chiaro come spesso una delle grosse difficoltà sia proprio quella di accettare cambiamenti di stati, situazioni, ruoli, esigenze e desideri nei ragazzi che crescono.

3- “Memorizza la password della felicità”: la password della felicità è il sorriso. E non si intende l’atteggiamento superficiale, o, comunque, banalizzante o svilente le difficoltà, bensì quell’atteggiamento di riconoscimento degli sforzi, della fatica e della forza che soltanto dall’esempio e insieme si può trovare momenti difficili. Come dice Ezio Bosso: “I sorrisi avvicinano più dei passi e aprono più porte delle chiavi”.

Per approfondire tutti i temi di questo articolo, venerdì 21 ottobre, in diretta streaming alle 11 sui miei canali social, ci sarà una puntata apposita, la trentasettesima del percorso scientifico, sempre patrocinato dal Comune di Brescia, da me curato dal titolo “La scienza di eccellenza”, tutta dedicata alla famiglia. Ospiti d’onore saranno l’assessore ai servizi sociali del Comune di Brescia Marco Fenaroli, la professoressa dell’Università Cattolica di Milano Elisabetta Carrà, la Presidente della Camera Minorile per la Famiglia di Brescia Silvia Mombelli e l’avvocata Alessandra Dalla Bona e  la puntata avrà il titolo: “(Af)Far famiglia? Più facile a dirsi che a farsi!”.

Nel darvi quindi appuntamento al 21 ottobre e nel ingraziarvi per l’attenzione, vi ricordo, come sostiene Madre Teresa di Calcutta che “L’amore comincia prendendosi cura di quelli più vicini: quelli che sono a casa”.

CHI E’ DORIANA GALDERISI?

Doriana Galderisi è padovana d’origine e bresciana d’adozione: lavora nel campo della psicologia da più di 27 anni con uno studio in via Foscolo, a Brescia. Esperta in: Psicologia e Psicopatologia del Comportamento Sessuale Tipico e Atipico, Psicologia Criminale Investigativa Forense, Psicologia Giuridica, Psicologia Scolastica, Psicologia dell’Età Evolutiva, Neuropsicologia. Esperta in psicologia dello sport iscritta nell’elenco degli psicologi dello Sport di Giunti Psychometrics e del Centro Mental Training. E’ inoltre autorizzata dall’ASL di Brescia per certificazioni DSA (Disturbi specifici di Apprendimento). E’ iscritta all’Albo dei CTU, all’Albo dei Periti presso il Tribunale Ordinario di Brescia e all’Albo Esperti in Sessuologia Tipica e Atipica Centro “il Ponte” Giunti-Firenze.

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