🔻 Come Ardinghello arrivò primo nella discesa verso l’Italia | 🔺DAL GRUPPO G9

Correggo un errore comune: si dice che Goethe sia stato il primo scrittore tedesco a venire in Italia...

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Disegno di Fussli, dettaglio, immagine da G9

di MARIO BALDOLI* Correggo un errore comune: si dice che Goethe sia stato il primo scrittore tedesco a venire in Italia. Venne nel settembre del 1786. Vi restò quasi due anni e pubblicò il suo Viaggio in Italia in due periodi, 1816 e 1829, quindi 30-40 anni dopo rielaborò i suoi appunti e articoli giornalistici e costruì una storia tra geografia, romanzo di formazione, accadimenti, impressioni anche visive, immersione nel classico, in più con la sensibilità moderna di lasciarsi impregnare dall’Italia invece di viverla sentimentalmente come aveva fatto Laurence Sterne nel suo Viaggio sentimentale attraverso la Francia e l’Italia.

Sterne aveva pensato il libro come una continuazione della Vita e opinioni di Tristam Shandy gentiluomo. Il suo Viaggio, pubblicato nel 1768, è tradotto e fa da introduzione a La notizia intorno a Didimo Chierico di Ugo Foscolo. In Sterne il sentimento prevale sulla ragione e qui stanno il suo limite e la sua novità culturale.

­­­­Quella su Goethe primo della classe è una delle tante fole romantiche e turistiche: arriva e fa conoscere il Garda e l’Italia, lanciando l’esperienza necessaria del Grand tour. In realtà Il Viaggio in Italia era praticato da tempo, da uomini e da donne, soprattutto inglesi, le più emancipate. Ne scriveremo prossimamente.

Il viaggio di Goethe scritto tanto tempo dopo, è certamente una rielaborazione di appunti e ricordi lontani, dei quali sappiamo per esperienza che non sono mai sicuri; inoltre arricchiti di fantasia, come la storiella dell’arresto a Malcesine e il salvamente grazie all’arrivo di un servo che aveva lavorato in una famiglia di Francoforte che era in rapporto con i Goethe: un quadretto romantico tra suspence e buon umore, ovviamente incredibile.

Parlando di scrittori che hanno conosciuto il Garda e ne hanno scritto prima di Goethe, ecco che nel 1780 dalla Turingia viene in Italia Wilhelm Heinse (1749-1803). All’epoca aveva 31 anni, ne passò tre in Italia e scrisse al ritorno Ardinghello e le Isole Felici, ed. De Donato 1968 (p. 360), introduzione e traduzione di Lorenzo Gabetti.

Il romanzo inizia con un semi-tragico incontro a Venezia durante il Bucintoro, tra l’io narrante e Ardinghello. L’amicizia intima che nasce tra loro li sposta subito a Sirmione in una villa che l’io narrante possiede.

Il vero viaggio di Heinse (v. Claudio Magris, Heinse, Udine 1968) fu in realtà lungo, tortuoso, a schizzo come la palla di un flipper: scende il Reno, attraversa la Svizzera, arriva in Provenza, poi da Marsiglia a Genova, Parma, Modena, Venezia, Firenze, Siena, Roma, Napoli. Ormai senza soldi, deve rinunciare alla Sicilia e torna: Roma, Firenze, Venezia, la Lombardia, il Brennero.

Più limitatamente, il romanzo, ambientato nel Rinascimento italiano, racconta un altro viaggio, pure tortuoso che si conclude alle Isole Felici, Nasso e Paro in Grecia, dove costruire una nuova repubblica utopica.

L’io narrante invita Ardinghello in una delle più piacevoli contrade di tutta la Lombardia. La nostra villa è sul lago di Garda, dove veniva talvolta a riposarsi dall’ebbrezza romana Catullo davanti al quale soleva inchinarsi lo stesso Cesare (…) Se vorrai accompagnarmi raggiungeremo, come racconta Pindaro (v. Olimpia seconda) la torre di Crono avvolta dalle fresche brezze del lago, dove in ombrosi giardini brillano i fiori d’oro (come non ricordare i limoni di Goethe?): alcuni sbocciano dalla terra, mentre altri ne alleva il chiaro ruscello. Con i loro viticci e con ghirlande orneremo le braccia e le tempie.

Detto, fatto, arrivano a Sirmione e preparano una bella gita.

Il mattino seguente dopo aver veleggiato il lago e toccato la costa. ci saremmo inoltrati sui monti portando con noi l’occorrente per il pranzo.

È l’aurora. Gli uccelli salutavano in coro il nuovo giorno. Il sole sorgeva nel suo splendido cerchio di luce di luce alla fine della catena del monte Baldo e avanzava arditamente oltre ai monti, l’occhio era folgorato e vinto da quello splendore divino. Il lago si distendeva ampio nei vapori del mattino, mentre le colline erano avvolte in una nebbia sottile (v. la frase di Heinrich Mann: quanto amo di più è “la nebbia di sole”, di cui ha scritto bsnews nel precedente articolo); una leggera brezza increspava nel centro le onde, a gonfie vele la nostra barca solcava i sentieri d’acqua. Era una giornata serena all’inizio di ottobre e uno dei miei giorni indimenticabili. Sirmione giaceva graziosamente sotto i raggi del sole e ne godeva il primo tepore: un dolce vapore rossastro rivestiva col suo splendore il cielo di Levante e le piccole nubi lanose si libravano quiete entro il luminoso spazio dell’etere in cui sembravano sospese le aquile delle Alpi, rapite in alti voli.

Dopo altri stupori, paragonata la penisola di Sirmione alla residenza di Calipso, arrivammo di buon’ora al luogo stabilito e salimmo ancora con il fresco su per il monte. I due raggiungono la prima altura riposano in un boschetto di castagni, sull’erba morbida, vicino a una sorgente dove mettono in fresco le bottiglie di vino e di notte si gustano un buon bagno nudi tenendosi per mano. Più avanti nel romanzo si trovano sparsi altri brevi richiami al Garda, mescolati ad avventure impossibili, delitti, scene erotiche, discussioni anche metodologiche sull’arte.

Nel suo Ardinghello, Heinse si cimenta con varie scritture: il racconto, il diario, la lettera, il dialogo, spesso sviluppato con socratica maieutica o scetticismo: così viene l’uomo spinto dai propri destini, come un misero rottame dai flutti del mare.

Heinse era amico del filosofo Friedrich Jacobi (che lo aiutò anche economicamente) e del pittore Joan Henry Fussli, “il pittore del diavolo”, anticipatore del romanticismo, famoso per il quadro l’Incubo e altri dipinti allucinati. Vari suoi disegni nascono dalle righe di Heinse.

Disegno di Fussli, dettaglio, immagine da G9

Fussli trae ispirazione dall’antico, ma dipinge soggetti di ispirazione romantica, ricchi di pathos e di immaginazione, di gesti violenti e atmosfere magiche, spesso tratti dagli episodi più visionari di grandi opere poetiche (amava particolarmente Omero, Dante e Shakespeare, autori messi in ombra dall’illuminismo) precorrendo temi dell’espressionismo e del surrealismo. Un recente studio ha individuato sue affinità anche con Aby Warburg.

Fu, la fine del Settecento, un periodo di trasformazioni politiche e straordinario fervore intellettuale: l’illuminismo trovava una caparbia risposta nel primo romanticismo, lo Sturm und Drang.

Legato all’illuminismo, Johann Winckelmann, il massimo critico d’arte oltrechè il fondatore della disciplina, scrisse la memorabile Storia dell’arte nell’antichità, ma fu ucciso cinquantenne a Trieste nel 1768, quindi non sappiamo cosa avrebbe scritto sull’arte del Rinascimento, cui già pensava; dieci anni dopo morivano Voltaire e Rousseau, il ponte vagabondo tra illuminismo e romanticismo; ancora dieci anni dopo moriva Casanova; nel 1781 Schiller scrisse I masnadieri; dieci anni dopo Il marchese De Sade scrisse Justine o le disavventure della virtù,  e nel 1795 La filosofia nel boudoir; nel 1783 nasce Stendhal. L’anno dopo Goethe scrive lo “scandaloso” I dolori del giovane Werther.

Il 1789 è dominato dalla rivoluzione francese. Poi Napoleone trasforma l’Europa (facendo un milione di morti) tra il 1796 e il 1815. È l’età del romanticismo, del libertinismo e dell’esaltazione del sentimento spontaneo: nasce il valzer, si diffonde la libertà sessuale.

Heinse è un intellettuale che conosce bene filosofia, letteratura, arte antica e rinascimentale, ma l’Ardinghello, pur collocato nel Rinascimento, risente dei tumulti del suo secolo: prolisse discussioni tra pittura, scultura, Raffaello, Michelangelo, villa Medici e palazzo Farnese, Aristofane e Sofocle, le novità apportate dai Romani antichi si uniscono alle guerre con i Turchi, il potere della Spagna e le condizioni dell’Italia.

Discussioni che mostrano le contraddizioni dell’epoca, quindi interessanti da analizzare; e poi c’è l’amore libertino, quello che piaceva a Fussli come a Casanova, Goethe, Stendhal, e che Heinse esalta nel romanzo non solo nelle abbondanti seduzioni, ma anche nella descrizione dei quadri. L’eros lo annusa: in fondo al braccio sinistro del transetto del duomo di Foligno, il nostro scopre una lunetta dove (lo scrivo per l’ardente  lettore) la Madonna è contornata da due vergini: voluttuosa e divinamente bella la fanciulla di sinistra, di cui si vede il piede scalzo e della quale traspare il nudo con la deliziosa forma del ventre, dei fianchi pieni e delle cosce; nell’atto di inginocchiarsi, la sua veste fa una piega naturale tra le cosce e si solleva, le giovani mammelline si tendono tentatrici al di sopra della cintura. Per riservatezza evito il paragone tra la Venere dei Medici e quella di Tiziano, come l’attenzione agli attributi enormi di un Correggio a Parma.

L’erotismo di Heinse si incontra, per vie buie (come il suo vagabondare) con la passione per gli scacchi. Suo è il primo romanzo su quell’antico gioco: Anastasia e il gioco degli scacchi, con una mossa entrata nella storia scacchistica come il Matto di Anastasia.

Se i sentieri gardesani percorsi da Lawrence e Rilke sono stati ritrovati e tracciati, nessuno s’è ancora preoccupato di quelli di Ardinghello, uniti al vino fresco e a un buon bagno notturno.

*L’AUTORE DELL’ARTICOLO: MARIO BALDOLI

Mario Baldoli, laureato in filosofia, giornalista, direttore responsabile di “Tuttogarda” (2004-2005), periodico della Comunità del Garda. Dal 2009 è direttore della rivista online www.gruppo2009.it, e redattore della rivista “Atlante bresciano”. Due suoi saggi sono alla Library of Congress Washington.


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Ultimo aggiornamento il 21 Novembre 2022 21:13

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