🔴 Brescia, chiude la storica edicola di piazza Martiri: ecco la lettera di saluto ai lettori

"La scrivo anche per chi verrà dopo di me, e per chi voglia iniziare questa attività. È un lavoro faticoso, certo. Ma regala tanto. Io l’ho provato. Come provo ora la sensazione di una grande perdita"

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Francesca Mazzotti in edicola, foto gruppo G9

Chiude il 24 novembre la storica edicola di piazza Martiri di Belfiore, nel centro di Brescia, di cui il gruppo G9 hanno già parlato sul nostro giornale nel 2020 (qui trovate l’articolo), chiuderà. O meglio: sarà “costretta” a chiudere. Ma prima di abbassare le serrande per sempre – come decine e decine di colleghi negli ultimi anni – la titolare Francesca Mazzotti ha voluto salutare amici e lettori con una lettera in cui racconta, con amore e passione, il suo lavoro. La pubblichiamo integralmente di seguito.

LA LETTERA DI SALUTO DELL’EDICOLANTE FRANCESCA MAZZOTTI

In passato ho scritto una lettera a questo giornale perché ho sentito la necessità di condividere un’emozione con altre persone. Allora ho avuto il privilegio di vedere pubblicate le mie parole. Torno a farlo oggi, per esprimerne un rammarico legato al senso di una grande perdita.

Ho un’edicola nel centro storico, e sono costretta a cessare la mia attività. Il 24 novembre sarà il mio ultimo giorno di lavoro. L’ultimo dopo 14 anni. Per tutto questo tempo, ogni santa mattina che Dio manda in terra: sveglia all’alba come tanti operai turnisti, autisti di mezzi, operatori sanitari. Io come le tante “Lanterne della città”. Solo che a differenza delle altre, quella dell’edicola ha una differenza: è un piccolo centro di vita pulsante. Certo, si vendono giornali, si dà il resto, si preparano i giornali per i clienti abituali, si organizzano le consegne. Eppure questa è solo la cornice del lavoro. Almeno per come l’ho vissuto io. Al centro del quadro, c’è dell’altro, più importante. C’è la piccola galassia di umanità che gravita intorno al chiosco. Proprio lì, all’angolo fra due vie, in mezzo ai palazzi del centro, fra il passaggio delle macchine e degli autobus. Sono le persone che in tanti anni ho imparato a definire “anime”, che comprano giornali perché vogliono ancora continuare ad essere informati attraverso la carta stampata e non si accontentano dell’alta velocità delle notizie sui social. Sono persone che al mattino ancora vogliono essere catturati del profumo della carta stampata, che non rinunciano a iniziare la giornata al tavolino di un caffè, a sfogliare le pagine di un giornale. I clienti di un’edicola, per i miei 14 anni di attività, sono stati per me uno spettacolo continuo. Anime, dicevo, dalla natura più disparata, che fanno i lavori più diversi, con culture e conoscenze del mondo più o meno profonde. E per me, tutti affettuosamente attesi ogni giorno.

C’è il Killer, ragazzone amante degli animali, che ogni mattina arriva con una sentenza di morte per chi, a vario titolo, osa infrangere una regola.

C’è Montalbano, distino signore, onesto e gentile (non l’unico per verità) che ogni mattina regala i suoi preziosi commenti sui quello che accade nel mondo. Perle di saggezza che rivelano profonda cultura e soprattutto voglia di condividerla.

C’è l’ultras, sempre alla ricerca di un lavoro, e che quando casualmente lo trova, se pur per brevi periodi, racconta la fatica di lavorare, nel suo giorno di malattia (pagata).

C’è Minù (ricordo di un vecchio cartone animato della mia infanzia), una signora che ogni giorno racconta cosa la colpisce di questa città, che non è la sua.

C’è Nettuno, che vede il mondo dipinto di nero. Se l’ottimista guarda il cielo e inventa l’aeroplano, lui guarda il cielo e pensa al paracadute.

Poi ci sono le innumerevoli Principesse del luogo. Le belle diversamente giovani, sempre eleganti, curate, distinte, mai avare di sorrisi.

Infine: le anime necessarie di ogni quartiere: le Comari. Occhiute, attente, preparatissime. Radar delle piccole vite che girano intorno, col loro carico di piccole vicende umane.

È per ringraziare loro che scrivo questa lettera. Loro hanno reso questi miei ultimi 14 anni intensi, spesso snervanti, ma amorevoli e meravigliosi.

E la scrivo anche per chi verrà dopo di me, e per chi voglia iniziare questa attività. È un lavoro faticoso, certo. Ma regala tanto. Io l’ho provato. Come provo ora la sensazione di una grande perdita.

Infine, non ultimo per importanza, approfitto della preziosa occasione per condividere questa mia esperienza che volge al termine, per ringraziare la persona che l’ha resa possibile e che è stata al mio fianco con il suo insostituibile supporto. Mio padre. Che nonostante le sue (poche) parole e i suoi (molti) silenzi mi ha indicato la via e mi ha sostenuto, alleviano il carico di fatica in questa avventura, sempre con grandissimo amore e rispetto. Lo stesso che sento per io oggi per lui, e che mi rende consapevole della fortuna che ho per averlo al mio fianco. Grazie babbo.


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