A caval donato non si guarda in bocca… Vale a Natale? | 🟢 BRESCIA VISTA DALLA PSICOLOGA

Con l’espressione si vuol sottolineare l’idea che basti il pensiero, ovvero che tutto ciò che ci viene regalato valga in sé, indipendentemente dal costo, dalla bellezza, dall’entità. Eppure...

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Doriana Galderisi, opinionista BsNews

di Doriana Galderisi* – Con l’espressione: “a Caval Donato non si guarda in bocca” si vuol sottolineare l’idea che basti il pensiero, ovvero che tutto ciò che ci viene regalato valga in sé, indipendentemente dal costo, dalla bellezza, dall’entità. Eppure è esperienza comune come questo adagio sia tanto vero quanto poco ascoltato e, poiché siamo nel periodo dei regali per antonomasia, viene da chiedersi: “ma allora… il Caval Donato a Natale quanto vale?”

La festa della natività infatti non si può non associare ai regali che hanno, oltre che un valore affettivo, anche un valore economico e quindi l’investimento nella scelta di doni in occasione delle feste natalizie, se mal seguito, può comportare anche delle tensioni economiche.

Lo scambio dei regali è talmente connesso al Natale che, anche chi non ama farne o nemmeno riceverli, a volte non può sottrarsi a questa tradizione.

Una tradizione che però può trasformarsi in un vero e proprio problema, in particolare a causa di due fattori.

Il primo motivo per cui fare regali è spesso problematico è che, di solito, nello scegliere un dono, si desidera che piaccia, che soddisfi, o meglio ancora, che renda contento chi lo riceve. Ecco che, allora, il regalo “che piace” esprime interesse, attenzione, empatia verso la persona destinata a quel dono. E proprio qui è il punto, o meglio, la differenza tra fare un   “presente” (come si usa spesso dire) e fare un dono: nel dono c’è molto di più dell’aspetto formale o dell’obbligatorietà del gesto. C’è emozione, c’è sentimento e soprattutto c’è la relazione, l’espressione del legame tra chi dona e chi riceve.

Proprio per il valore relazionale e affettivo che ha un dono, nello scegliere un regalo tanta o poca c’è sempre la paura di sbagliare, di non trovare l’oggetto giusto e di rendersene conto nel momento in cui il regalo viene consegnato. In quel momento spesso non sono tanto le parole bensì le espressioni del viso, la postura, il tono della voce, la gestualità della persona a cui consegniamo il regalo a farci capire se abbiamo, o meno, commesso un errore. Come osserva Jean de La Bruyère: “Si prova piacere incontrando lo sguardo di qualcuno a cui si è appena fatto un dono”.

Ma anche il modo di gestire un regalo ricevuto ha il suo significato: basti pensare che c’è chi scarta subito il pacchettino, c’è chi, ringraziando, lo ripone da parte per guardarlo in un secondo momento senza la nostra presenza ma poi non ci fa più sapere nulla, al contrario, c’è invece chi ci cerca, ci telefona e ci ringrazia. Insomma il modo in cui la persona “gestisce” il regalo ricevuto ci comunica molto della piacevolezza e anche di quanto abbiamo “colpito nel segno”. Perché teniamo a mente che ci sono persone che non amano ricevere regali e, anzi, di fronte ad un dono provano un forte senso di imbarazzo e, talvolta, di vero e proprio nervosismo e malumore. Spesso la frettolosità con la quale il dono viene liquidato, o le frasi di circostanza, lasciano trapelare questo insieme di stati d’animo a volte non positivi o comunque contraddittori, ma che possono creare fraintendimenti nella reciprocità emotiva.

Il secondo fattore che trasforma la consuetudine natalizia dei regali in una difficoltà è data dal fatto che, tra i tanti destinatari dei doni, vi è sempre qualcuno che potremmo definire “difficile”, iper-esigente e, talvolta addirittura schizzinoso. Sono queste le persone che ci mettono a dura prova.

Per affrontare lo “schizzinoso”, detto anche “picky”, è bene ricordarsi che per lui la regola del “a Caval Donato non si guarda in bocca” non vale né a Natale né mai, quindi è il caso di farsene una ragione. Come? È presto detto: una prima possibilità sta nello scegliere qualcosa di unico, che trasmetta l’idea dell’esclusività alla persona a cui il dono è diretto: potrebbero essere oggetti a tiratura limitata (dischi, o capi esclusivi di vestiario). Un’altra possibilità è quella di personalizzare al massimo il dono stesso, rendendolo unico e inconfondibile, ad esempio facendo incidere le iniziali del destinatario su un semplice maglione, su un fazzoletto, su una borsa porta pc, su una stilografica…

O, ancora, un’ulteriore possibilità è quella di aggirare l’ostacolo scegliendo invece un regalo “anonimo” ma versatile, come, ad esempio le gift card, che lasciano libera la persona di utilizzare il buono dove meglio desidera.

Paradossalmente dagli iper-esigenti c’è da imparare, perché alcuni studi condotti dall’università del Wisconsin–Madison in Pennsylvania sottolineano il fatto che i cosiddetti iper-esigenti alla fine riescono ad ottenere un’attenzione maggiore e questo può offrire un suggerimento a chi invece è molto malleabile perché in quel caso il rischio è che, a chi è troppo “di bocca buona” venga riservato meno impegno nella ricerca del dono e, quindi, che i regali siano meno significativi.

Comunque le persone difficili da accontentare fanno sì che aumenti lo stress in chi cerca il regalo, perché suscitano stati d’animo avversivi: nervosismo, irritazione, talvolta anche rifiuto. E stiamo parlando di un periodo, quello natalizio, in cui il nostro cervello è già di per sé sottoposto a molte pressioni, in cui diventa una turbina in piena attività, perché è come se i nostri neurotrasmettitori andassero “a mille”, in una sorta di overdose! Tra lo stress (con il cortisolo, detto anche “ormone dello stress”) e tutto l’insieme di stati d’animo a metà tra buon umore, euforia, ricerca di stimoli piacevoli, il cervello va in iper produzione di  dopamina, serotonina, ossitocina…insomma un cocktail stellare!

Risultato? Fare regali è piacevole ma anche molto impegnativo!

Certo, ci sono persone che riescono a trovare sempre e anche facilmente l’oggetto giusto e che potremmo definire donatori empatici, ma ci sono anche altre che, per quanto si impegnino, l’oggetto giusto non riescono proprio ad individuarlo (donatori operosi ma non troppo talentosi).

Per alcuni il periodo natalizio diventa una sorta di escamotage per regalare qualcosa che in verità piace a loro stessi (cosiddetti donatori autoreferenziali) e poi ci sono altre perone che,  soprattutto quando il Natale si celebra in periodo di crisi come in questo momento storico, trovano nella crisi una specie di scusa per camuffare quella che invece è un po’ un eccesso di parsimonia, in alcuni casi una vera e propria tirchieria. Per loro i regali vanno banditi in quanto spese superflue.

È il caso però di dire, proprio perché a Natale i regali sono un must, che questa festività diventa l’occasione giusta per smaltire tutto ciò che non ci piace, non ci serve, non sappiamo più dove mettere o tutto ciò che abbiamo di doppio. In altre parole si tratta di fare regifting (per usare un termine elegante!), ovvero di riciclare un regalo ricevuto. E chi non ha mai piazzato così il liquore ricevuto in dono ma che non beve perché astemio, o l’ennesimo paio di calzini sempre troppo lunghi o troppo corti o la decima candela profumata …Avanti così  si corre il rischio  di dover  riciclare anche parenti e amici!!

Se è vero che, come scrive Antoine de Saint-Exupèry ne “Il piccolo principe”, “Quand’ero bambino, erano la luce dell’albero di Natale, la musica della messa di mezzanotte, la dolcezza dei sorrisi a far risplendere il regalo di Natale che ricevevo”, è anche vero che trovare il regalo giusto non è né facile né scontato, eppure non ci si può sottrarre.

Ecco quindi alcuni suggerimenti utili:

1 – Imponiti una sorta di “stop loss”, cioè una specie di linea rossa oltre la quale non andare soprattutto se ti accorgi che un regalo tira l’altro perché ricorda, in questi casi nel nostro cervello la dopamina ci… fa lo sgambetto!

2 – A ciascuno il suo: sotto l’albero ci deve essere un pacchettino per ognuno. Per evitare crisi familiari irreparabili o rotture di amicizie decennali, meglio fare la lista delle persone, in modo da esser certi di non scordare nessuno.

3– Evitare di regalare soldi che, a Natale, possono creare fraintendimenti e trasmettere il messaggio: “non avevo tempo da dedicarti per scegliere qualcosa di giusto per te”. Il denaro talvolta può mettere in difficoltà psicologica chi lo riceve.

4 – Evitare regali “over size”: regali eccessivi o sensazionalistici possono essere molto facilmente fraintesi, anche solo creando imbarazzo o senso di inferiorità o lasciar pensare che sia una sorta di dimostrazione di potere o di controllo.

5 –L’abito fa il monaco: l’importanza di un dono si trasmette anche nella cura del packaging, la preparazione estetica di un regalo contribuisce a farne apprezzare il valore (concetto del “framing”, la cornice che sta attorno a ciò che viene presentato)

6 – Il vero regalo è la rosa del Piccolo Principe: è il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante”; questa frase del Piccolo Principe ci trasmette fortemente l’idea che il vero regalo è il tempo riservato alla persona cui si vuole bene, quindi, dove è possibile, ritagliare del tempo speciale da trascorrere in modo speciale, senza fretta e ricordarsi di consegnare di persona il dono e magari anche con un biglietto in cui spiegare la scelta del regalo o esprimere la propria emozione.

7 –Appendi medaglie dentro di te: come sostiene Gino Bartali “il bene si fa, ma non si dice. E certe medaglie si appendono all’anima, non alla giacca”. In altre parole Natale è il momento in cui ci si dovrebbe ricordare di chi è meno fortunato, di chi dalla vita ha avuto poco, o di chi ha perso tutto. Cercare perciò di supportare le realtà che si occupano degli ultimi, o, anche, di dedicare tempo personale al volontariato, per accudire e sostenere chi è in difficoltà. È un ottimo modo per aiutare anche se stessi: tutti gli studi sull’altruismo sottolineano come far del bene agli altri aumenti la percezione personale di benessere. Lo aveva già capito Alessandro Manzoni che affermava: “si dovrebbe pensare più a far bene, che a star bene: e così si finirebbe anche a star meglio”.

Per concludere, nonostante tutte queste difficoltà, vale comunque l’idea che “Natale non sarà Natale senza regali” (Louisa May Alcott, “Piccole donne”).

L’uscita di questo articolo, pubblicato a 7 giorni e non 15 come di consueto di distanza dal precedente, è quindi un’uscita straordinaria che si pone l’obiettivo di fornire un piccolo aiuto per affrontare la questione regali con più serenità e, perché no? Anche con un po’ di divertimento.

Nel ringraziarvi per l’attenzione porgo a tutti voi i miei più sentiti auguri di sereno Natale e, poiché ci ritroveremo nel prossimo anno, anche di buona fine e buon inizio. Buon 20231

CHI E’ DORIANA GALDERISI?

Doriana Galderisi è padovana d’origine e bresciana d’adozione: lavora nel campo della psicologia da più di 27 anni con uno studio in via Foscolo, a Brescia. Esperta in: Psicologia e Psicopatologia del Comportamento Sessuale Tipico e Atipico, Psicologia Criminale Investigativa Forense, Psicologia Giuridica, Psicologia Scolastica, Psicologia dell’Età Evolutiva, Neuropsicologia. Esperta in psicologia dello sport iscritta nell’elenco degli psicologi dello Sport di Giunti Psychometrics e del Centro Mental Training. E’ inoltre autorizzata dall’ASL di Brescia per certificazioni DSA (Disturbi specifici di Apprendimento). E’ iscritta all’Albo dei CTU, all’Albo dei Periti presso il Tribunale Ordinario di Brescia e all’Albo Esperti in Sessuologia Tipica e Atipica Centro “il Ponte” Giunti-Firenze.

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