🟢 Brescia, torna a nuovo l’Annunciazione di Pietro Maria Bagnatore | LE IMMAGINI

Un capolavoro che sembrava irrimediabilmente perduto e che, invece, è stato riportato al suo originario splendore. Un fiore all’occhiello per tutta la comunità bresciana, pronto a brillare proprio all’inizio dell’anno in cui Brescia sarà l’orgogliosa capitale della cultura

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L'Annunciazione del Bangnatore dopo il restauro, foto da ufficio stampa

L’anno che vedrà Brescia capitale della cultura insieme a Bergamo si è aperto con un grande evento a livello artistico. La cinquecentesca (del 1590 per la precisione) “Annunciazione” di Pietro Maria Bagnatore, pittore, scultore e architetto bresciano, che ha lasciato un’impronta molto importante con la sua poliedrica attività, è stata restaurata e riportata al suo splendore originario per un patrimonio di assoluto rilievo, che è stato restituito alla città di Brescia e che troverà a breve un’adeguata collocazione a Palazzo Loggia.

Questo, in estrema sintesi, quanto accaduto, ma il recupero di quest’opera tanto importante racconta una storia che merita di essere conosciuta, sia dal punto di vista del ritrovamento stesso del quadro, effettuato con tenacia incrollabile dal professor Luciano Anelli, che per quel che riguarda il complesso e minuzioso lavoro di restauro eseguito in modo mirabile e facendo riferimento alle tecniche più innovative dallo staff di Leonardo Gatti.

L’Annunciazione del Bangnatore dopo il restauro, foto da ufficio stampa

Proprio il quotato restauratore bresciano illustra l’impegnativo incarico portato a termine: “La Fondazione Civiltà Bresciana, dietro suggerimento del professor Luciano Anelli, ha incaricato il mio studio di eseguire il recupero di quest’opera perché sapeva che avevamo già lavorato su dipinti del Bagnatore, un autore complesso per la delicatezza delle tinte, dei pigmenti e della tecnica che lui usava (un eloquente esempio a tal proposito è il restauro dell’Offerta a Maria Vergine con i Santi conservata nel Municipio di Orzinuovi – ndr). In effetti – entra nel dettaglio lo stesso Gatti – il lavoro ha presentato notevoli difficoltà, a cominciare dalla pulitura dalle vernici cristallizzate e dai vari strati di gommalacca che testimoniavano che l’opera è stata più volte manomessa. Anche per questo la pulitura ha incontrato diverse problematiche. Abbiamo dovuto fare una serie di analisi chimiche stratigrafiche attraverso le quali abbiamo ricavato la formula corretta per la pulitura. In questa fase abbiamo proceduto al recupero delle tinte originali, eseguito tutte le stuccature e colmato le lacune. La tela di supporto, in effetti, era molto rovinata e presentava parecchi buchi, probabilmente a causa dei topi e pertanto è stata reintelata con una doppia foderatura. Possiamo dire – è la conclusione di Leonardo Gatti – che abbiamo riportato perfettamente alla luce il quadro, che, però, rimane molto sofferto, anche per tutte le vicende storiche che lo hanno caratterizzato”.

Un intervento che è stato seguito passo dopo passo dal dottor Angelo Loda per la Soprintendenza di Brescia e che rappresenta la felice conclusione di una bella storia che il professor Anelli ha portato avanti per tanti anni: “Possiamo dire – è la sintesi dello stesso Anelli – che per me si tratta del coronamento di una ricerca durata più di mezzo secolo. Un interesse che è nato la bellezza di 55 anni fa, quando nella mia tesi di laurea ho trattato di Pietro Maria Bagnatore, un artista nato a Orzinuovi nel 1548 e morto nella Parrocchia di S. Nazaro a Brescia nel 1629. Un artista bresciano, ma dalla formazione poco legata alla nostra città, visto che verso i 16, 17 anni si è recato a studiare a Roma, presso un autore michelangiolesco come Girolamo Muziano. In seguito ha incontrato il conte di Novellara, che è diventato il suo mecenate e tutto questo ha caratterizzato la sua opera, priva di influssi bresciani e veneziani e più legata alle prerogative romane ed emiliane”.

Un artista che si è dedicato anche alla scultura ed all’architettura e che, tornato a Brescia e divenuto autore affermato, ha realizzato diverse opere, compresa l’Annunciazione che ha avuto una storia davvero travagliata: “Fonti antiche – spiega il professor Anelli – raccontano che il Bagnatore ha eseguito questo lavoro su incarico del Comune di Brescia, che intendeva mettere il dipinto sulla porta della Loggia. Purtroppo con il tempo di quest’opera si sono perse le tracce e in me è nata la voglia di riuscire a scoprire dove potesse essere andata a finire. Una passione sempre crescente, tanto che nel 1973 ho pubblicato un saggio, poi ripreso nell’85, che cercava di far luce sulla dispersione di questo dipinto del Bagnatore. Nella seconda metà dell’Ottocento, in occasione del restauro di Palazzo Loggia, dell’Annunciazione si sono perse le tracce. Ci sono riferimenti fino al 1853, ma poi non se ne sa più nulla. Un’incertezza che è rimasta fino al 1982, quando sono riuscito a ritrovarlo ad Antezzate, vicino a Roncadelle, in una tenuta di proprietà della famiglia Martinengo. L’opera, sfortunatamente, era in condizioni disastrose ed è così diventata oggetto di un primo tentativo di restauro che, però, non ha portato i risultati desiderati, tanto che in breve tempo non si è più parlato del dipinto. Personalmente, però, non ho mai voluto considerare chiuso un capitolo tanto importante e nel febbraio del 2018, mentre guardavo la televisione, sono letteralmente saltato sulla poltrona di casa. Sono infatti venuto a conoscenza che l’Annunciazione del Bagnatore sarebbe stata venduta all’asta a Firenze il 13 febbraio. Mi sono messo subito in contatto con Massimo Minini, un famoso gallerista, per riuscire ad acquistare l’opera all’asta. Al termine di un collegamento telefonico assai avventuroso (lui quel giorno si trovava a Città del Capo) e grazie al sostegno di molti benefattori bresciani, siamo riusciti a raccogliere i soldi necessari per effettuare il nostro acquisto. Per una cifra di poco inferiore ai 20.000 euro siamo riusciti nel nostro intento ed abbiamo portato il quadro a Brescia. Lo abbiamo regalato al Comune di Brescia affinché l’opera tornasse al posto che le spettava di diritto e tutti i bresciani potessero tornare ad ammirarla. Alla fine del 2018 il dipinto è stato esposto nella grande mostra di S. Giulia e io, dopo avere scritto un saggio su quest’importante opera da restaurare, ho portato avanti con i Civici Musei, che non avevano a disposizione la somma necessaria per eseguire l’intervento di recupero, i contatti per eseguire il lavoro a regola d’arte. Un grande desiderio che è diventato realtà grazie alla Fondazione Civiltà Bresciana, che aveva a disposizione un lascito di Armando Arici ed è stato così che, per merito proprio della Fondazione Civiltà Bresciana, si è potuto affidare al professor Gatti l’incarico per il restauro dell’Annunciazione del Bagnatore”.

Un capolavoro che sembrava irrimediabilmente perduto e che, invece, è stato riportato al suo originario splendore. Un fiore all’occhiello per tutta la comunità bresciana, pronto a brillare proprio all’inizio dell’anno in cui Brescia sarà l’orgogliosa capitale della cultura: “C’è davvero grande soddisfazione per il risultato raggiunto – è la conclusione del professor Luciano Anelli – Adesso l’opera tornerà a disposizione del Comune di Brescia che ne deciderà la collocazione migliore. Sarebbe stato molto bello poterla installare sul grande scalone interno di Palazzo Loggia, ma le sue notevoli dimensioni (2,15 per più di 2,5 metri oltre ad una grossa cornice) non rendono possibile l’accoglimento di questa mia proposta. Al momento l’ipotesi prevalente è quella di collocarla nell’ufficio del sindaco, dove sarà comunque visibile ai bresciani in occasione delle visite guidate settimanali. In ogni caso Brescia ha ritrovato un grande tesoro e per me, grazie alla collaborazione con i Civici Musei e la Fondazione Civiltà Bresciana, si è conclusa felicemente una ricerca durata più di cinquant’anni”.

L’Annunciazione del Bangnatore dopo il restauro, foto da ufficio stampa


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