VOCABOLARIO ITALIANO-BRESCIANO DI GIOVANNI SCARAMELLA | Regole ortografiche

REGOLE ORTOGRAFICHE

(scritte da Giovanni Scaramella)

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Segni grafici

Dieresi (..)

  • o e u con dieresi, ricevono rispettivamentoil suono di eu e u in francese
  • Nel vocabolo senza accenti ma con la dieresi, questa fa da accento tonico. Es.: fiöla (figlia).
  • Se il vocalbolo porta due dieresi, l’accento tonico va sulla seconda dieresi.Es.: lönsöi (lenzuola).
  • Quando la dieresi cadesulle vocali o, u a fine parola, quesa diventa tronca. Es.: encö (oggi), vergü (qualcuno).
  • Quando in un vocabolo è presente l’accento tonica la dieresi vale solo per il suono della vocale che lo porta. Es.: lömàga (lumaca), sberlüzì (luccichio).
  • In via del tutto eccezionale, non avendo altri segni a disposizione, la dieresi sulla e, dà alla vocale un suono aperto e non accentato.

Accento acuto (ˊ

  • Dà alle vocali e ed o il suono chiuso.

Accento grave (`)

  • Dà alle vocali e ed o il suono aperto.

Accento circonflesso (^)

  • Dà alla vocale un prolungamento di suono.

L’apostrofo (‘)

  • Serve come per l’italiano.
  • Serve per staccare ilsuono di s dal suono di c. Es.: s’cèt (ragazzo)

Il trattino (-)

  • Unisce nell’emissione di voce due parole. Es.: J-öcc (gli occhi)

Vocali

a         ha il suono come in italiano. In finale di parola non tronca e senza alcun segno, assume sempre il suono di o aperta non accentata. Anche nelle parole composte la a finale del primo vocabolo, va pronunciata come o aperta. Es.: portapach (portapacchi)

e         Ha suono come in italiano. Ha sempre suono aperto, senza alcun segno, quando è congiunzione, e quando è in: che, se, congiunzione; de, en, per, preposizione; del, dela, dei, preposizione articolata.

ë         Nella parola si legge aperta ma non accentata anche se iniziale o finale. Es.: ésër (essere), ëndoë (dove), controlücë (controluce).

é         Con accento acuto. Ha suono chiuso. Es.: pés (pizzo), fés (molto).

è         Con accento grave. Ha suono aperto. Es.: pès (pesce), lès (lesso).

o                     Ha suono come in italiano.

ö         Con dieresi. Ha suono di eu in francese. Es.: föch (fuoco), gös (guscio).

u         Ha suono come in italiano.

ü         Ha suono di u in francese. Es.: mür (muro), crüd (crudo).

i           Ha suono come in italiano.

j          Ha suono molle. Es.: mòja (molle) füja (foglia), e sostituisce il gl italiano.

Consonanti

c f g h l m n q r t come in italiano

b         Generalmente in finale di parola prende il sono di p. Es.: gòb, gòp (gobbo).

cc        In finale parola ha suono dolce, palatale. Es.: vècc (vecchi) vìcc (viti).

ch       In finale di parola ha suono duro, secco. Es.: sach (sacco) sòch (ceppo). Può sostituire gh come nelle eccezioni: lóngh, lónch (lungo); sangh, sanc (sangue); lagh, lach (lago).

d         Generalmente in finale di parola prende il suono di t. Es.: crüd, crüt (crudo).

s          Ha sempre e solo suono aperto, duro. Può sostituire: c, cc, ss, zz, sc, z. Es.: presepèse (precipizio), gósa (goccia), badésa (badessa), bosèt (bozzetto), angósa (angoscia), lesiù (lezione). Se è preceduta da n a volte prende il suono dolce: tranʃasiù (transazione), tranʃigènt (transigente), tranʃit (transito).

ʃ           Esse lunga. Ha sempre e solo suono dolce e sostituisce la s intervocalica della parola corrispondente italiana. Es.: röʃa (rosa), càʃa (, spùʃa (sposa), aʃilo (asilo). Generalmente in finale di parola viene pronunciata s aspra. Es.: spùs (sposo) gulùs (goloso), murbùs (morboso). Nell’ordine alfabetico la ʃ lunga viene dopo la z, non essendo prevista nell’alfabeto del computer.

v         Generalmente in finale di parola prende il sono di f. Es.: ghìv, ghìf (avete).

z          Non esiste nel dialetto bresciano; ha lo stesso suono della s intervocalica (ʃ) e viene usata nelle parole corrispondenti italiane che hanno la z, per non mettere in difficoltà il lettore, quando la z nella traduzione non si trasforma in s aspra.

Inoltre  può sostituire: cc, gg, zz, c, g, ce, ci, gi, sg. Es.: ozél (uccello), lòza (loggia), bàza (bazza), büza (buca), arzént (argento), camizéta (camicetta), camiza (camicia), rozàda (rugiada), di­zelà (disgelare). E tralascio eccezioni come: sc  rezentà (risciacquare); gn sónza (sugna). In finale di parola prende il suono di s aspra.Es.: vérz, vérs (verza),

 

Note

  • La desinenza italiana si riferisce alla parola dialettale, o al significato della perifrasi dialettale, o comunque alla rima da cercare nel rimario italiano per tradurre e avere la rima dialettale.
  • Dove ci sono i trattini, vedere la desinenza nel rimario italiano e tradurre.
  • Lo spazio, la virgola e i due punti, rispettivamente dopo le vocali ö, ü, è, ó, ù, che si trovano nelle desinenze base dialettali, sono messe per ragioni tecniche, per ottenere l’ordine alfabetico nel computer. Ignoratele.
  • Nel rimario non ho tenuto conto dei vocaboli che hanno la stessa radice dell’italiano o assomiglianti all’italiano, o comunque vocaboli dialettalizzati.

N.B.: per le regole ortografiche del dialetto ho tenuto valido, per quanto possibile, i segni della fonetica, rimanendo però vicino alle scelte più in voga. E’ questo l’unico motivo per cui non ho adottato il segno di esse lunga (ʃ) sia per il suono di s intervocalica che di z, che suonano per i bresciani in modo uguale, poiché preferisco vedere le parole scritte con la zeta (zàino, zanzàra) nelle corrispondenti parole italiane, essendo una regola accettata da tutti.

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