La contromanifestazione

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Da il Brescia, 21 aprile 2007, di Massimiliano Del Barba

C’è un’altra Brescia che crede a un differente modello di sicurezza, quello basato sui diritti sociali e l’interazione fra i popoli, quello che lavora affinché siano la comunicazione e lo scambio di idee a dettare l’agenda della convivenza civile. Lo hanno dimostrato le circa trecento persone che si sono ritrovate nel secondo pomeriggio di ieri in piazza Rovetta aderendo al “presidio solidale antifascista e antirazzista” organizzato dal Centro sociale Magazzino 47, Confederazione Cobas, Sdl, assieme alle associazioni  “Diritti per tutti” e “Sinistra critica”, Radio Onda d’Urto, e alla Rete Antagonista studentesca. Mentre il centrodestra dalla stazione ferroviaria sfilava verso le vie del centro al grido di Brescia più sicura, anche dalla vicina piazza Rovetta si è chiesta più sicurezza, ma non quella che fa rima con più militarizzazione, bensì quella sociale, quella che cementa la sua forza non con telecamere e poliziotti ma con l’impegno quotidiano di ogni cittadino nella ricerca di un dialogo possibile con il diverso.
Musica, aperitivi e interventi al microfono nella centralissima piazza cittadina per ribadire il proprio no «al razzismo che viene sotteso nella fiaccolata voluta speculativamente a fini elettorali dalle forze della destra bresciana, che pensano di risolvere il problema dell’insicurezza percepita dai bresciani con una maggiore militarizzazione» come ha affermato Gabriele Bernardi, portavoce del Centro sociale Magazzino 47, che ha individuato invece «nella precarietà di vita e lavoro, nel razzismo, nel controllo sociale, nelle guerre e negli infortuni sul lavoro» i veri problemi che minacciano la sicurezza dei bresciani. Mentre il sound system sputava musica a tutto volume, la piazza è andata man mano popolandosi, e tra i manifestanti si intravedevano anche tanti migranti residenti nel bresciano, come Iqbal Mazar, portavoce del Coordinamento immigrati in lotta, che ha ricordato la lotta degli immigrati contro «la legge razzista e discriminatoria sui phone center, lotta che ha avuto un’importante risposta nel giudizio di incostituzionalità sulla legge espresso dal tribunale amministrativo di Brescia». Mazar ha inoltre annunciato una nuova manifestazione il prossimo 12 maggio «che riporterà in piazza la richiesta di più diritti per gli immigrati, a cominciare da una procedura più semplice per ottenere il permesso di soggiorno».
E nel giorno in cui proprio nel bresciano si è registrato l’ennesimo incidente mortale in un’azienda tessile di Capriolo, presente anche il mondo del lavoro e del sindacalismo di base: «Una città sicura – ha spiegato Pino Giampietro della Confederazione Cobas – è invece una città che sa essere solidale, che garantisca i servizi sociali, liberando i suoi cittadini dal bisogno e dalla precarietà; una città – ha aggiunto – dove ci siano spazi in cui vivere una socialità libera, dove le strade siano a misura di pedoni e ciclisti e di un servizio di trasporto pubblico economico ed efficiente». Molte le presenze femminili: «È sicura una città nella quale le donne non subiscano quotidianamente soprusi e violenze, più spesso fra le mura domestiche, a opera di uomini di ogni provenienza sociale, geografica e culturale», è stato ripetuto al microfono. L’altro lato di una città che si interroga, si divide e che, fra mille difficoltà e contraddizioni, al di là di tutto, cerca di guardare avanti.

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