Ordinanza anti phone center, bocciata l’ordinanza regionale

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Sulla base della Legge Regionale del 3 marzo 2006 che regolamentava le attività dei phone center la Loggia aveva in preparazione un’ordinanza che di fatto avrebbe messo al bando la grande maggioranza di esercizi cittadini per la telefonia degli immigrati. L’ordinanza però probabilmente non si farà più: la Corte Costituzionale ha bocciato la Legge Regionale. La sentenza è stata emessa venerdì e l’assessore Margaroli prima di abbandonare l’idea dell’ordinanza vuole vederci chiaro. Sulla sentenza in sé c’è poco da capire: trattandosi i phone center di servizi di comunicazione elettronica sono soggetti a legislazione statale, quindi la Regione che ha steso la legge seguendo la normativa in materia di commercio ha violato questa competenza. Tra l’altro le norme statali sono molto permissive in merito agli esercizi di centri di telefonia ed hanno introdotto semplificazioni procedurali e burocratiche per l’apertura di questo tipo di negozi. Tutto da rifare insomma. Margaroli ipotizza persino un ritorno all’ordinanza di Corsini che si basava sul parere vincolante dell’Asl per la regolarità dell’apertura dei phone center. L’ordinanza di Corsini aveva dato il là alla legge regionale, ora resta da capire se si può rispolverare. Anche l’assessore regionale al Commercio è possibilista in merito all’utilizzo dello stratagemma dell’arma-Asl contro i phone center; soddisfazione invece è stata espressa dalla sinistra di Rifondazione e dai centri sociali che in questi mesi si sono battuti contro la legge ora definita incostituzionale. , consigliere di Prc al Pirellone: «Da subito ci siamo battuti contro questo provvedimento sia in Commissione sia in Consiglio Regionale, perché la legge non rispondeva ad alcuna necessità tesa a regolamentare l’attività dei centri di telefonia fissa, ma solo a chiuderli attraverso disposizioni assurde che non erano previste per altri analoghi esercizi commerciali. Una legge, sbagliata e ingiusta, che rispondeva alle campagne d’odio tanto care alla Lega e An, finalizzata esclusivamente a colpire alcune attività gestite da immigrati che, a distanza di diversi mesi dall’entrata in vigore, ha prodotto danni economici rilevanti a queste persone. Noi ci auguriamo che alla luce della sentenza della Corte si dica basta alle leggi discriminatorie che colpiscono una parte della nostra società, e che ora Regione e Comuni risarciscano le vittime di una legge che per alcuni mesi è rimasta in vigore e ha prodotto danni economici pesanti a molte persone».
A.C.

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